TFR insolvenza del datore di lavoro: come riscuotere la liquidità

La riscossione del Trattamento di Fine Rapporto spesso non è priva di difficoltà. In alcuni casi pesanti ostacoli si pongono tra il lavoratore e ciò che gli spetta di diritto dopo decenni di fatiche. Uno dei problemi riguarda l’insolvenza del datore di lavoro. Con l’avvento della crisi economica, la questione si è inasprita. Le imprese chiudono o si indebitano, dunque, nei casi più estremi, non riescono a far fronte a quello che è a tutti gli effetti un loro dovere. L’argomento “TFR insolvenza del datore di lavoro” è spinoso proprio perché coinvolge più aspetti, da quello aziendale a quello giuridico.

Il legislatore, tuttavia, nei limiti del possibile cerca di tutelare il lavoratore. Ciò non vuol dire che questi possa agire con noncuranza o anche solo con ottimismo. Nella migliore delle ipotesi, ha un cammino lungo davanti a sé. Ha apportato un certo contributo alla materia una sentenza della Cassazione, la n. 8072 del 2016, la quale ha chiarito il ruolo del Fondo di Garanzia dell’INPS. Ad ogni modo, è necessario operare una distinzione un importante. Il procedimento, infatti, cambia a seconda del fatto che la società sia ufficialmente fallita oppure no.

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TFR insolvenza datore di lavoro: se la società è fallita

E’ evidente che se il datore di lavoro non può pagare il TFR, e quindi è insolvente, non se la passa granché bene dal punto di vista economico. Non è detto, tuttavia, che la società sia fallita. L’iter che porta alla bancarotta infatti è piuttosto lungo e influisce, tra le altre cose, anche ne discorso “TFR insolvenza datore di lavoro”.

Se l’impresa è fallita in via ufficiale, allora il lavoratore deve inserirsi nella procedura fallimentare ed essere ammesso. Inoltre è necessario che venga posto come esecutivo lo stato del passivo. Una volta verifica l’ammissione, l’ex dipendente può inoltrare una domanda all’Inps firmata dal curatore fallimentare. A questo punto, a erogare il TFR sarà il Fondo di Garanzia.

Va specificato, inoltre, che un’azienda può essere dichiarata fallita solo se ha “racimolato” un debito superiore ai 500.000 euro e se ha un attivo patrimoniale di almeno 300.000 euro, con ricavi lordi di 200.000 euro o superiori.

TFR insolvenza datore lavoro: se la società non è fallita

Cosa succede se l’impresa non è stata dichiarata fallita? In questo caso, la Cassazione ha sottolineato l’obbligo, da parte del Fondo di Garanzia, di procedere con il pagamento, ma ad alcune condizioni.

In primo luogo, il lavoratore deve aver fatto causa all’impresa e quindi deve avere tra le mani un decreto ingiuntivo e irrevocabile (in quanto titolo esecutivo).

Secondariamente, il patrimonio aziendale deve essere realmente insufficiente a coprire le spese per l’erogazione del Tfr. Queste condizioni valgono anche nel caso in cui l’impresa non sia stata dichiarata fallita in quanto inattiva da un anno.