Il tesoretto di Padoan ha “salvato” l’Italia

Tutto è filato liscio come l’olio, o quasi. Nonostante le lodi tessute da Renzi alla flessibilità (rispetto ai trattati) e alle critiche all’austerity, e a chi ancora la sostiene, la Legge di Stabilità è sopravvissuta praticamente indenne all’esame dell’Unione Europea. Erano molti i fattori che rischiavano di affondare la manovra e imporne la riscrittura al Governo italiano. In primo luogo, il ruolo primario ricoperto dalla spesa a deficit. La Ue ha chiesto all’Italia il pareggio di bilancio, Renzi ha risposto con un aumento del deficit nell’ordine di 11 miliardi, corrispondenti a 0,7 punti percentuali del rapporto con il Pil. Siamo comunque nell’ambito dell’osservanza dei trattati: mentre Spagna e Francia “si permettono” di sfondare il tetto del 3%, l’Italia ha scelto di nuovo l’ubbidienza.

In secondo luogo, il Governo ha utilizzato un approccio “creativo” nella suddivisione delle risorse in entrate e spese. Il taglio del Irpef, che concretizza il bonus degli 80 euro, nel testo spedito a Bruxelles figurava nella casella delle minori entrati. A tutti gli effetti, però, si tratta di “maggiori spese”, e i commissari se ne sono accorti subito.

Infine, ha rischiato di far saltare il tavolo anche l’eccessivo lassismo che ha caratterizzato il lavoro di stesura della Legge di Stabilità. Molto banalmente, il Governo ha impiegato più tempo del previsto per presentare il testo definitivo. Ne sono la dimostrazione le tante polemiche scoppiata nei giorni precedenti alla risposta di Bruxelles. In buona sostanza, gli analisti e in generale i politici lamentavano di dover discutere della manovra sulla base delle tante famose “slide”, o degli annunci del premier.

Ad ogni modo, almeno all’inizio, il responso della Commissione non è stato granché favorevole. Non c’è stata una chiara bocciatura, bensì un richiamo. I tecnocrati dell’Ue hanno chiesto al Governo di spiegare il motivo della mancato pareggio di bilancio e, in seconda battuta, è stato richiesto un adeguamento della Legge, in modo tale da recuperare tre decimali del rapporto deficit-Pil.Renzi non ha nemmeno dato peso a queste richieste, che a un Letta o a un Berlusconi qualsiasi avrebbero causato più di qualche grattacapo. Anzi, è andato in televisione a dire che avrebbe speso addirittura di più rispetto a quanto programmato con la Legge di Stabilità. Nello specifico, ha annunciato un bonus per le neomamme.

Tutti i segnali parlavano di uno scontro imminente tra il premier e la Commissione Europea. E invece, quasi all’improvviso, è stato tirato il coniglio dal cilindro. Questo è stato chiamato ironicamente dai giornalisti “riserva Padoan”. Nei fatti, una somma di denaro che il Governo aveva accantonato per delle spese future o, in alternativa, per risolvere situazioni di emergenza. Tale tesoretto si compone di 3,2 miliardi. Facendo due calcoli, si scopre l’arcano. La Ue ha chiesto 3 miliardi, quindi 200 milioni in meno rispetto al fondo di emergenza in questione. 200 milioni che, guarda caso, rappresentano le risorse necessarie per finanziare il bonus per le neomamme. A questo punto è chiaro: Renzi e Padoan sapevano che a Bruxelles avrebbero contestato un buco da 3 miliardi, ma hanno deciso di non inserire il tesoretto per scatenare la dialettica Italia-Ue (molto efficace in termini elettorali) e produrre l’effetto sorpresa circa il contributo per le madri. Nessuno si aspettava che Renzi – alla luce delle controversie con l’Europa – sarebbe riuscito a finanziare questi roboanti provvedimenti.