ETF

TER (Total Expense Ratio): quanto costa davvero un ETF?

Il TER di un ETF è un parametro fondamentale per capire quanto costa un ETF.

E’ un numero, piccolo e quasi impercettibile, che ogni giorno erode silenziosamente il tuo portafoglio di investimento. Non trovi nessuna riga nell’estratto conto, non arriva nessuna notifica dal broker. Eppure lavora, anno dopo anno, con la stessa inesorabile costanza

Il TER (Total Expense Ratio) è, infatti, un parametro che devi capire se vuoi investire in ETF.

Capire il TER ETF significa fare un salto di qualità nella propria consapevolezza da investitore. Non si tratta di una formula astratta riservata agli specialisti: è il termometro del costo reale di ogni fondo che decidi di mettere in portafoglio. E sorprende quante decisioni di investimento vengano prese senza tenerlo in debita considerazione.

La differenza tra un fondo azionario attivo collocato in banca (TER medio: 2,38% annuo) e un ETF passivo sull’MSCI World (TER: circa 0,20%) potrebbe sembrare poca cosa.

Due punti percentuali scarsi. Ma applicati su 10.000 euro, per vent’anni, con un rendimento lordo del 7%, quella differenza vale oltre 13.000 euro di capitale finale in meno. Una cifra tutt’altro che irrilevante.

In questa guida troverai tutto quello che ti serve per capire il TER in profondità: cos’è esattamente, come si calcola, quando e come viene dedotto dal tuo investimento, quali costi include. soprattutto quali lascia fuori.

Abbiamo preparato anche degli esempi concreti, tabelle comparative con dati reali in modo da capire ancora meglio alcuni concetti.

TER di un ETF: significato

TER (Total Expense Ratio)

Partiamo dalle basi. TER è l’acronimo di Total Expense Ratio, in italiano “rapporto delle spese totali” o, più semplicemente, indicatore dei costi di gestione.

Quando si crea un portafoglio ETF, è importante scegliere i fondi da inserire valutandone anche i costi. Ecco che il TER ci può dare una mano,

Rappresenta la quota percentuale del patrimonio di un fondo che viene assorbita ogni anno dalle spese di gestione e amministrazione.

Non è una novità degli ultimi anni: il TER nasce come risposta all’esigenza di trasparenza imposta dalla normativa europea UCITS, che obbliga ogni fondo armonizzato a dichiarare chiaramente quanto costa agli investitori.

Il risultato è un indicatore standardizzato, comparabile tra prodotti diversi, che Morningstar definisce come “la media dell’indicatore di spesa di un fondo, calcolato come rapporto tra i costi totali addebitati al fondo e il suo patrimonio medio annuo”.

TER: una definizione più tecnica

Dal punto di vista regolamentare, la pubblicazione del TER è obbligatoria nella seconda sezione del prospetto informativo di ogni ETF e fondo UCITS.

Questa trasparenza normativa è ciò che rende il TER uno strumento affidabile per il confronto diretto tra prodotti finanziari diversi, anche quando i gestori tendono a presentare i costi in forma frammentata e poco immediata.

Un dettaglio importante che spesso sfugge: il TER esclude le commissioni di sottoscrizione e rimborso pagate direttamente dai sottoscrittori, così come i costi di transazione interni generati dall’attività di trading del fondo.

Queste voci, che vedremo più avanti, rientrano nel concetto più ampio di Total Cost of Ownership.

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Come si calcola il TER: formula e metodo

La formula è lineare, quasi disarmante nella sua semplicità:

TER (%) = (Costi Totali Annui del Fondo / Patrimonio Medio Gestito) × 100

Facciamo un esempio concreto: un ETF con 100 milioni di euro di patrimonio medio e 200.000 euro di costi annui ha un TER dello 0,20%.

Un fondo bilanciato con 5 milioni di patrimonio e 80.000 euro di costi si attesta invece all’1,60%. Stessa logica di calcolo, risultati molto diversi, e implicazioni ancora più diverse per i tuoi rendimenti.

Categoria FondoTER Medio Annuo (%)Note
ETF obbligazionario (bond index)0,10 – 0,15%Tra i più efficienti sul mercato
ETF azionario mercati sviluppati0,15 – 0,25%Es. MSCI World, S&P 500
ETF mercati emergenti0,20 – 0,50%Maggiore complessità gestionale
ETF tematico / settoriale0,35 – 0,65%Costi licenza indice più elevati
Fondo monetario (money market)≈ 0,60%Gestione attiva a bassa volatilità
Fondo obbligazionario attivo0,80 – 1,50%Gestione attiva con analisti
Fondo azionario attivo (bancario)1,72 – 2,38%Il più costoso: media mercato italiano

Cosa include (e cosa non include) il TER di un ETF

Le voci di costo comprese nel Total Expense Ratio

Il TER non è un’unica commissione con un nome ben definito. È piuttosto un’etichetta che raggruppa diverse voci di spesa, alcune più intuitive, altre meno ovvie. Conoscerle aiuta a capire perché certi ETF costano di più.

  • Commissione di gestione: il compenso principale al gestore del fondo; rappresenta circa il 75-85% del TER complessivo e varia enormemente tra ETF passivi (spesso sotto 0,10%) e fondi attivi (fino a 2%+).
  • Commissione di deposito: il compenso alla banca depositaria che custodisce fisicamente i titoli; pesa circa il 5-8% del TER.
  • Commissione di performance: presente in alcuni fondi attivi, viene addebitata al superamento di un benchmark prestabilito, circa il 10% del TER medio.
  • Licenza dell’indice: una royalty pagata al provider dell’indice (MSCI, S&P, FTSE) per il diritto di replicarlo; spesso il costo meno visibile ma non trascurabile.
  • Costi amministrativi, legali e di audit: spese di revisione contabile, conformità normativa, marketing e back-office operativo.
Composizione percentuale del TER di un fondo

Composizione percentuale del TER: distribuzione media delle voci di costo in un ETF / fondo di investimento.

🛠 GUIDA PRATICA Come leggere la scheda di un ETF? Per decifrare la scheda di un ETF punta dritto su cinque voci: ISIN (identità del fondo), TER (costi annuali), NAV… 6 passi ▶ 22:51 min Leggi la guida →

I costi esclusi dal TER che devi conoscere

Qui sta una delle trappole più comuni nell’analisi dei costi ETF: sapere cosa il TER non misura è altrettanto importante di sapere cosa misura. Fuori dal perimetro del TER rimangono:

  • Commissioni di transazione (brokerage): i costi del broker per acquistare e vendere quote dell’ETF in Borsa, da 0 a circa 10 euro per operazione.
  • Spread denaro-lettera (bid-ask spread): la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita; trascurabile per ETF liquidi con patrimonio sopra 100 milioni, più rilevante per prodotti di nicchia.
  • Imposte e fiscalità: in Italia, l’imposta sostitutiva del 26% sui capital gain, le imposte sui dividendi e l’imposta di bollo sulle giacenze (0,2% annuo).
  • Commissioni di sottoscrizione e rimborso: tipiche dei fondi attivi bancari, quasi assenti negli ETF quotati in Borsa.

TER quando si paga: il meccanismo di deduzione automatica

Come il TER viene sottratto dal NAV ogni giorno

Questa è probabilmente la parte che più sorprende chi si avvicina per la prima volta al mondo degli ETF: non paghi il TER come paghi un abbonamento. Non arriva nessuna email, nessun addebito in conto, nessuna notifica. Eppure viene applicato ogni singolo giorno di Borsa aperta.

Il TER annuo viene frazionato in una quota giornaliera e sottratto direttamente dal Valore Patrimoniale Netto (NAV) del fondo.

In pratica: se il TER è 0,20% l’anno, ogni giorno vengono “consumati” circa 0,20% ÷ 365 ≈ 0,000548% del patrimonio.

Il prezzo dell’ETF che segui quotidianamente sul tuo broker riflette già questo “costo” continuo..

Quando guardi i rendimenti storici, stai già vedendo la performance al netto del TER. Il costo è incorporato nel dato di performance, invisibile, ma presente.

Perché il TER è invisibile ma non indolore

L’invisibilità del TER è una delle ragioni per cui molti investitori tendono a sottovalutarlo.

Considera questo esempio reale: hai investito 50.000 euro in un ETF con un TER dello 0,50% annuo.

Ogni anno perdi 250 euro in costi, prima ancora di calcolare l’effetto dell’interesse composto. Su 20 anni, con un rendimento lordo del 7% e la stessa posizione, la differenza rispetto a un ETF con TER dello 0,10% supera i 12.000 euro di capitale finale.

Quattrocentodieci euro annui di risparmio sui costi, capitalizzati per vent’anni al 7%, valgono molto più della loro somma aritmetica. Questo è l’effetto composto applicato ai costi, e spiega perché ogni decimo di punto percentuale di TER conta davvero.

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TER: un esempio pratico per capire l’impatto sui rendimenti

Caso pratico: confronto tra due ETF sullo stesso indice

Per rendere tangibile l’impatto del TER, niente vale quanto un confronto su prodotti reali. Facciamo un esempio su ETF più scambiati al mondo. Prendiamo il classico ETF World.

iShares Core MSCI World UCITS ETF (IWDA), TER 0,20% annuo, patrimonio superiore a 60 miliardi di euro, tra gli ETF più diffusi in Europa tra gli investitori retail.

Prendiamo poi l’Amundi Funds Global Equity, un fondo azionario internazionale (a gestione attiva) che investe prevalentemente in titoli azionari di società globali, con l’obiettivo di sovraperformare l’indice MSCI World. TER 2,43% annuo, e commissione di performance aggiuntiva del 20% sulla sovraperformance rispetto all’indice MSCI World.

Stesso benchmark (MSCI World), stesso universo investibile, stesso obiettivo.

Su 10.000 euro investiti per 20 anni con rendimento lordo del 7%, il solo divario di costo genera una differenza di oltre 13.000 euro di capitale finale.

Più di una volta il capitale iniziale, andato in fumo non per una scelta sbagliata di mercato, ma per una struttura di costo oggettivamente meno efficiente.

ETF / FondoIndice ReplicatoTER (%)Capitale Finale* (20 anni, 10k€ investiti)Differenza vs IWDA
iShares Core MSCI World (IWDA)MSCI World0,20%≈ 37.400 €
Vanguard FTSE All-World (VWCE)FTSE All-World0,22%≈ 37.200 €–200 €
Xtrackers MSCI World SwapMSCI World0,15%≈ 38.000 €+600 €
ETF tematico settoriale medioIndice settoriale0,50%≈ 34.900 €–2.500 €
Fondo azionario attivo (es. bancario)MSCI World (attivo)2,43%≈ 24.700 €–13.000 €
Fondo azionario attivo italiano medioBenchmark discrezionale2,38%≈ 23.900 €–13.500 €

Stima con rendimento lordo 7%/anno, reinvestimento dividendi, nessuna tassazione intermedia.

L’effetto dell’interesse composto applicato ai costi ETF

C’è una verità scomoda che vale la pena dire apertamente: i costi si comportano esattamente come i rendimenti. Si compongono nel tempo, moltiplicando il loro impatto in modo esponenziale.

Un caso concreto chiarisce il meccanismo meglio di qualsiasi formula. Partiamo da un rendimento lordo del 7% annu, ipotesi realistica per un portafoglio azionario globale di lungo periodo.

Con un TER del 2,20%, il rendimento netto che arriva realmente in tasca all’investitore si riduce al 4,80%. Su un orizzonte di 25 anni, quella differenza di 2,20 punti percentuali trasforma 10.000 euro in circa 32.400 euro al netto dei costi, contro oltre 54.200 euro al lordo. Quasi 22.000 euro di differenza, più del doppio del capitale investito, non persi per un crollo di mercato, ma erosi silenziosamente dalle commissioni accumulate anno dopo anno.

Anche restringendo il gap a soli 0,30 punti percentuali, il divario tipico tra due ETF passivi sullo stesso indice con TER leggermente diverso, su un orizzonte ventennale la differenza di capitale finale supera comunque i 1.500 euro su 10.000 investiti.

Piccola in apparenza, ma concreta: nessuna decisione di portafoglio, nessuna variazione di mercato, solo l’effetto del compounding applicato ai costi.

TER: ETF passivi contro fondi a gestione attiva

Il divario di costo tra ETF passivi e fondi attivi tradizionali

Il confronto tra costi ETF e fondi attivi è uno dei dibattiti più accesi nel mondo della finanza. Ma i numeri, su questo, non lasciano molto spazio all’interpretazione.

I dati di Moneyfarm mostrano che un fondo azionario attivo distribuito tramite reti bancarie ha in media un TER del 2,38% all’anno.

Uno dei migliori broker per operare è sicuramente MoneyFarm, una piattaforma digitale e un team di esperti sempre al tuo fianco..

MoneyFarm offre anche molti ETF a commissioni zero, permettendo di contenere i costi di negoziazione. Inoltre di permette di investire con l'aiuto di esperti o in totale autonomia

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Un ETF azionario passivo sull’MSCI World arriva a circa 0,20%. Rapporto: quasi 12 a 1!

Per ogni euro che l’ETF “costa” in gestione, il fondo attivo ne assorbe quasi dodici.

Aggiungiamoci anche il fatto che statisticamente la gestione attiva, nel lungo periodo e al netto delle commissioni, non riesce a battere l’indice di riferimento.

Gli ETF costano meno per ragioni strutturali: nessun team di analisti, nessuna sala trading, nessuna ricerca proprietaria.

Il gestore replica meccanicamente la composizione dell’indice, minimizzando ogni attività discrezionale, e ogni voce di costo che ne deriva.

Confronto TER medio per tipologia di prodotto

Confronto TER medio per tipologia di prodotto: ETF passivi vs fondi a gestione attiva. La linea tratteggiata indica la soglia dello 0,50%. Elaborazione webeconomia.it su dati Moneyfarm

Quando il TER non basta: il Total Cost of Ownership (TCO)

Eppure, anche chi ha ormai imparato a guardare il TER per primo rischia di fermarsi troppo presto nella propria analisi.

Il TER è necessario, ma non sufficiente. Il concetto che completa il quadro si chiama Total Cost of Ownership (TCO), letteralmente “costo totale di possesso”, e aggiunge al TER tutte le altre componenti di spesa che incidono sul rendimento finale:

  • Tracking Difference (TD): la differenza effettiva tra il rendimento dell’ETF e quello del suo indice benchmark. Può essere negativa, cioè vantaggiosa per l’investitore, quando l’ETF genera proventi extra dal prestito titoli (securities lending) che compensano parzialmente o totalmente il TER.
  • Costi di transazione: le commissioni di intermediazione per acquistare e vendere l’ETF in Borsa; variano da 0 a 10 euro per operazione a seconda della piattaforma.
  • Spread denaro-lettera: particolarmente rilevante per ETF poco liquidi o su mercati di nicchia; trascurabile per i principali ETF su indici globali con AUM superiore a 100 milioni.
  • Fiscalità italiana: l’imposta sostitutiva del 26% sui capital gain, i prelievi sui dividendi e l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sulla giacenza titoli.

Per saperne di più sul funzionamento degli ETF, ti rimando al nostro approfondimento video che trovi sul nostro canale YouTube, in cui abbiamo spiegato molti concetti legati agli investimenti in ETF.

Cosa sono gli ETF?
Gli ETF, acronimo di Exchange Traded Funds, sono strumenti di investimento o fondi negoziati in Borsa che permettono di ottenere un’esposizione diversificata…
Cosa sono gli ETF?

The video was uploaded on 19/7/2023.

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The video lasts for 22 minutes and 52 seconds.

Come scegliere un ETF in base al TER: soglie e criteri pratici

Le soglie di riferimento: cos’è un TER basso, medio e alto

Non esiste un TER “giusto” in assoluto: dipende dalla categoria, dalla complessità dell’indice replicato e dal mercato di riferimento. Ma è possibile,ed è utile, stabilire delle soglie operative che guidino la valutazione in modo pratico.

Mediamente un TER inferiore allo 0,50% è oggi considerato molto competitivo per un ETF. Oltre lo 0,75% si entra in un territorio che merita una riflessione più attenta: il prodotto ha caratteristiche tali da giustificare quel livello di costo?

Ad esempio ci sono molti ETP sulle crypto con costi più elevati. Ad esempio penso agli ETP su Solana o su Ethereum che incorporano lo stacking. In questi casi il TER più alto è, se vogliamo, più giustificato.

Anche gli ETF sulle obbligazioni, ad esempio, poiché si tratta di titoli molto efficienti dovrebbero presentare dei costi mediamente più bassi.

Per gli ETF su grandi indici azionari di mercati sviluppati come ad esempio S&P 500, MSCI World, la soglia si abbassa ulteriormente: sotto 0,20-0,25% è oggi lo standard di riferimento tra i principali provider (iShares, Vanguard, Amundi, Xtrackers).

Vediamo un riepilogo

Categoria ETFTER OttimoTER AccettabileTER da Rivalutare
ETF S&P 500 / mercati USA< 0,10%0,10 – 0,20%> 0,30%
ETF MSCI World (mercati sviluppati)< 0,20%0,20 – 0,35%> 0,50%
ETF MSCI Emerging Markets< 0,20%0,20 – 0,40%> 0,60%
ETF obbligazionario (bond index)< 0,10%0,10 – 0,20%> 0,35%
ETF tematico / settoriale< 0,40%0,40 – 0,65%> 0,75%
ETF materie prime / commodity< 0,25%0,25 – 0,45%> 0,60%

Confronto soglie TER per categoria di ETF

TER e Tracking Difference: le due metriche da leggere insieme

Se il TER è il punto di partenza, la tracking difference (TD) è il punto d’arrivo.

La TD misura la differenza annuale tra la performance dell’ETF e quella dell’indice replicato. Quando è negativa, ovvero l’ETF ha fatto meglio dell’indice , significa che il fondo ha generato proventi aggiuntivi (tipicamente tramite prestito titoli) che compensano, in tutto o in parte, il TER.

Un ETF con TER dello 0,20% e TD di –0,05% ha un costo netto effettivo di appena lo 0,15% migliore di un concorrente con TER dello 0,15% ma TD positiva dello 0,05%.

Il Tracking Error, invece, indica invece la stabilità di questa differenza nel tempo: un TE basso segnala una replica costante e prevedibile dell’indice.

Per un piano di accumulo a lungo termine, la combinazione ideale resta: TER basso, TD bassa o negativa, TE contenuto.

TER degli ETF: le domande frequenti (FAQ)

Il TER si paga ogni anno o una sola volta?

È un costo annuale, ma viene dedotto ogni giorno in proporzione al NAV del fondo. Non riceverai mai una costo separato: il TER è già incorporato nel prezzo dell’ETF che vedi quotidianamente sul mercato.

Un TER più basso garantisce sempre un rendimento migliore?

Non automaticamente. Il TER è il punto di partenza, ma la Tracking Difference (TD) è spesso più rilevante sul lungo periodo: un ETF con TER leggermente superiore ma TD negativa può risultare più conveniente. Meglio guardare sempre entrambe le metriche insieme.

Dove trovo il TER di un ETF prima di investire?

Nel Key Information Document (KID/KIID) obbligatorio per ogni ETF UCITS europeo, disponibile sul sito dell’emittente e sulle principali piattaforme di investimento. Lo trovi anche nel prospetto informativo nella sezione dedicata ai costi e alle spese ricorrenti.

Conclusioni

Alla fine di questo percorso, una cosa dovrebbe essere chiara: il TER di un ETF non è un dettaglio tecnico relegato ai prospetti informativi. È una delle variabili più concrete e misurabili nell’intero processo di selezione di un investimento.

E ignorarla, o trattarla come secondaria, ha conseguenze reali sul capitale che costruisci anno dopo anno.

Abbiamo visto come il Total Expense Ratio sintetizzi tutti i costi ricorrenti di un fondo, dal compenso del gestore alle spese di custodia, dalla licenza dell’indice agli oneri di audit e come questi vengano sottratti ogni giorno dal valore del tuo investimento, senza che tu riceva mai una notifica esplicita. Il meccanismo è invisibile. L’impatto, no.

I numeri che abbiamo analizzato sono inequivocabili: un fondo azionario attivo bancario costa in media il 2,3% l’anno; un ETF passivo sull’MSCI World intorno allo 0,20%. Due punti percentuali che, composti per vent’anni su 10.000 euro, migliaia di euro di capitale finale in meno. Una perdita che è reale quanto qualsiasi altro costo finanziario.

In Italia, dove l’imposta sostitutiva del 26% sui capital gain pesa già in modo significativo sui rendimenti, ogni punto percentuale preservato attraverso una struttura di costo efficiente ha un valore ancora maggiore.

In pratica: quando valuti un ETF, inizia sempre dal TER. Per i grandi indici di mercati sviluppati, punta sotto lo 0,25%. Per i mercati emergenti, sotto lo 0,50% è un buon riferimento. Tutto ciò che supera lo 0,75% merita una domanda precisa: che cosa mi sta offrendo in più questo prodotto rispetto a un’alternativa passiva equivalente?

Conoscere quanto costa effettivamente un ETF è un vantaggio concreto rispetto ad affidarsi soltanto alla performance passata. Per concludere ti lascio come sempre ad una serie di broker che puoi usare per i tuoi investimenti in ETF.

Per iniziare è fondamentale partire da broker regolamentati. Vi lasciamo con i link ufficiali che sono mediati dal server di WebEconomia in modo da garantire l’accesso sicuro:

Sono le migliori piattaforme con cui potete operare su ETF ed azioni.

Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute.

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