Il telelavoro: la “smaterializzazione” del posto di lavoro

Nella storia della società industriale l’idea del lavoro, in particolare di quello subordinato, è strettamente collegata a quella di lavoro fisico di pertinenza dell’azienda all’interno delle cui mura, le attività lavorative vengono svolte sotto controllo diretto ed indiretto della direzione aziendale.

Il concetto di telelavoro corrisponde ad un lavoro dipendente prestato presso un’abitazione collegata con la sede aziendale attraverso tecnologie informatiche. L’oggetto della prestazione telelavorata viene realizzato sulla base di parametri corrispondenti a standard controllabili, definiti in fase precontrattuale.

I “prodotti” di tale attività vengono trasmessi in forma continuativa attraverso tecnologie informatiche e di telecomunicazione messe a disposizione del dipendente dell’impresa cui è contrattualmente legato.

In questa guida focalizziamo l’attenzione sulla disciplina legislativa del telelavoro in epoca odierna e, in particolare, sulla prassi operativa, i diritti e doveri del teleworker, le tipologie e i contratti di lavoro compatibili con la forma del telelavoro.

Telelavoro: nozione

Con il tempo, la nozione di telelavoro ha assunto un significato esteso, che ha finito con il contrapporsi al concetto di lavoro informatizzato, il quale prescinde dall’esecuzione della prestazione delocalizzata e viene a rappresentare un modo tecnologicamente avanzato di espletare una prestazione presso una sede produttiva aziendale, più o meno decentrata rispetto alla sede principale.

La nozione di telelavoro comporta la contemporanea presenza di elementi:

  1. Lo svolgimento dell’attività lavorativa in un luogo diverso da quello della sede produttiva del datore di lavoro o committente (elemento topografico)
  2. L’utilizzo di mezzi informatico-telematici nello svolgimento di tale attività e nel collegamento con la sede del datore di lavoro o committente per conferire il risultato finale della prestazione (elemento tecnologico).

Una definizione di telelavoratore giuridicamente rilevante per il nostro ordinamento deve rapportarsi alle tre “classiche” categorie di lavoratore: subordinato, parasubordinato ed autonomo. Se è agevole qualificare il telelavoratore subordinato o parasubordinato come unità lavorativa aziendale, non è altrettanto facile qualificare come “telelavoratore” il consulente di impresa che fornisce le prestazioni a distanza con mezzi informatici e/o telematici nell’ambito del rapporto di lavoro autonomo. In tale senso, però, potrebbe definirsi telelavoro qualsiasi prestazione di lavoro svolta al di fuori di unità aziendali, anche in forma autonoma, che utilizzi stabilmente strumenti informatici e/o telematici per il collegamento funzionale con il soggetto cui viene riferita o conferita la prestazione medesima.

Telelavoro: finalità e prassi evolutiva

Per quanto concerne le finalità del telelavoro va ricordato che, già da molti anni, l’uso degli strumenti di telecomunicazione ha supportato l’ esigenza di riduzione o addirittura di eliminazione dei movimenti degli individui per recarsi al lavoro.

In tale prospettiva, il termine di teleworking fu coniato per la prima volta da Jack Nilles nel 1973 negli Stati Uniti per indicare e sintetizzare il fenomeno socio-economico tendente a soddisfare le esigenze del lavoratore e del datore di lavoro.

Nei tempi più recenti, la globalizzazione dei mercati, determinata dalle innovazioni tecnologiche intervenute specialmente nel campo dell’informatica e delle telecomunicazioni, ha richiesto processi di accelerazione della competizione fra imprese ed una conseguente flessibilità sempre più spinta delle organizzazioni produttive. Tutto ciò si è tradotto nella c.d. Destrutturazione delle relazioni di lavoro, che ha interessato sempre più il luogo ed il tempo di svolgimento della prestazione del lavoratore, influenzando i rapporti gerarchici alla base della classica organizzazione imprenditoriale ed annichilendo i vincoli stessi.

La tematica è divenuta sempre più attuale dopo il grande sviluppo, verificandosi a partire dagli anni Novanta, della tecnologia informatica e delle reti di telecomunicazione , il cui utilizzo integrato ha stimolato quelle attività lavorative personali che, tendenzialmente svincolate da dimensioni di spazio, di tempo, e di gerarchia, si raccordano con l’organizzazione dell’imprenditore-committente tramite strumentazioni informatiche-telematiche, introducendo schemi innovativi nell’organizzazione del lavoro nell’ impresa.

Telelavoro: quali prospettive future?

Per quanto riguarda le prospettive, il telelavoro viene indicato alternativamente sia come possibile rimedio alle crisi occupazionali, sia come fattore negativo, quale strumento di diminuzione se non addirittura di eliminazione di tradizionali posti di lavoro.

In ambito comunitario, il telelavoro assume valore di anello di congiunzione tra maggiore flessibilità del lavoro e società dell’informazione, venendogli attribuita la capacità di produrre nuove e più qualificate forme di occupazione. Alla flessibilità insita nel telelavoro, si associa l’auspicio che esso contribuisca all’incremento dell’occupazione femminile, consentendo di contemperare le esigenze lavorative con gli oneri familiari più di altre forme lavorative quali “part time” o “lavoro ripartito”.

Particolare attenzione merita la possibilità di sviluppo del telelavoro per le persone portatrici di handicap, in relazione al superamento delle barriere architettoniche e dei disagi dei trasferimenti. Il lavoro decentrato diventa sempre meno costoso per le imprese, in ragione del potenziamento e della capillare diffusione dei mezzi informatici e telematici. Più in generale, al telelavoro si accompagna la prospettiva, sul piano ambientale, di una diminuzione del traffico veicolare e di una conseguente riduzione dell’inquinamento, sul piano esistenziale e sociale si ritiene che il tempo risparmiato per recarsi al posto di lavoro possa essere più utilmente impiegato per curare i propri interessi extra-lavorativi e per meglio relazionarsi con i familiari e la comunità.

Tipologie di telelavoro

Tra le modalità tecniche che consentono al telelavoratore di fornire la sua prestazione al committente possono essere sintetizzate le due forme più tipiche:

  • Un computer stand alone dotato di notevole potenza di calcolo e capacità di memorizzazione per elaborare i dati fornitigli dal datore o committente e ritrasmetterli, a prestazione conclusa, avvalendosi di un supporto magnetico (solitamente un floppy, un CD o un DVD) o di un collegamento ad hoc ad un server aziendale, all’inizio ed alla fine della sessione di lavoro.
  • Un computer anche non particolarmente potente stabilmente collegato ad una rete telematica aziendale (collegamento on line) della quale fa parte come client o terminale e con la quale interagisce costantemente in tempo reale.

Trattandosi delle modalità di collegamento più diffuse, in ragione della maggiore economicità rispetto a tecnologie più avanzate, risulta comune ormai l’utilizzo di moderni computer portatili collegati con il sistema informatico del datore o committente via Internet anche tramite reti wireless, le quali permettono di alternare sessioni di lavoro off-line a collegamenti veloci per la trasmissione di “prodotti finiti”.

Come organizzare il telelavoro: postazione ed ICT

Sotto il profilo organizzativo, la prestazione di telelavoro può essere fornita, da uno o più individui, con l’utilizzo di:

  • Una postazione telematica domiciliare (home based telework)
  • Una postazione telematica mobile (computer portatile dotato di collegamento in rete) utilizzata dal telelavoratore, ovunque si trovi, per collegarsi ed interagire con la sede aziendale
  • Un centro telematico nel quale più soggetti offrono servizi informatici al pubblico o a imprese committenti
  • Un centro telematico “satellite” di un’impresa (satellite branch office), ove si svolge una parte dell’attività che fa capo alla sede principale
  • Più centri distribuiti sul territorio e fra loro telematicamente comunicanti, che sviluppano in modo coordinato analoghe o distinte fasi del ciclo produttivo d’impresa
  • Un centro telematico autonomo nel quale operano telelavoratori per conto terzi operante in aree periferiche o marginali sotto il profilo economico-occupazionale (tele-cottage diffuso nella realtà dei paesi scandinavi ed in Gran Bretagna).

Telelavoro: tipologie contrattuali

In mancanza di una disciplina giuridica generale in materia del telelavoro e, in particolare di una figura contrattuale autonoma, non resta che fare riferimento alle tipologie contrattuali comuni, individuando di fatto elementi rilevanti ed inquadrandoli in una figura contrattuale tipica. Occorre tener conto delle categorie generali di classificazione dei rapporti di lavoro, in particolare, di quelle di lavoro autonomo e subordinato, i cui criteri distintivi vengono messi in crisi dalle prassi contrattuali seguite nei rapporti di telelavoro.

Sono dunque 5 le possibili categorie contrattuali di telelavoro, corrispondenti ai seguenti tipi negoziali:

  • Contratto di appalto (articolo 1655 c.c)
  • Contratto d’opera (articolo 2222 c.c )
  • Contratto di lavoro parasubordinato (articolo 409 c.p.c)
  • Contratto di lavoro subordinato ordinario (articolo 2094 c.c)
  • Contratto di lavoro subordinato a domicilio o decentrato (legge n. 877 del 1973).

Le prime tre tipologie, inquadrabili nella categoria del lavoratore autonomo, si caratterizzano per l’autonomia con la quale il prestatore di telelavoro esegue la prestazione richiesta. Le altre, riconducibili al lavoro subordinato, sono connotate dalla sottoposizione del telelavoratore alle direttive ed al controllo del datore di lavoro, sia pure con modalità diverse e particolari, strettamente legate alla tecnologia adoperata. Ovviamente, dalla qualificazione di un concreto rapporto di telelavoro nella categoria del rapporto subordinato, piuttosto che di lavoro parasubordinato o autonomo, dipende il riconoscimento di quel regime di tutele e garanzie particolarmente “forte” che il nostro ordinamento ed i contratti collettivi riservano al lavoratore dipendente.

D’altro canto è bene puntualizzare che una simile classificazione topologica si viene a raccordare con i nuovi tipi di contratti di lavoro introdotti dalla Legge Biagi ( legge 14 febbraio 2003,n. 30 – Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro e decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 – Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla Legge 14 febbraio 2003, n.30) alcuni dei quali – prestandosi ad attuare i processi di “esternalizzazione” e “ flessibilità” da tempo in atto nelle imprese – possono ben realizzarsi con le modalità del telelavoro (contratti di “ somministrazione di lavoro” e di ” lavoro a progetto”).

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