Telecom, advisor boccia nomina consiglieri Vivendi

La prossima assemblea degli azionisti di Telecom Italia, prevista per il 15 dicembre, si preannuncia infuocata. All’ordine del giorno la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, ma la partita si preannuncia ben più ampia.

Vivendi, primo azionista della compagnia telefonica italiana, chiede l’allargamento del Consiglio d’Amministrazione a 17 membri, dagli attuali 13, con 4 nuovi consiglieri di sua nomina. Il proxy advisor ISS, tuttavia, si è schierato contro la proposta, chiedendo ai soci di bocciare l’iniziativa.
Nel report della società di consulenza si esprimono forti dubbi sulla necessità dell’inserimento di nuovi consiglieri, non esistendo al momento sufficienti spiegazioni sull’effettivo contributo che essi apporterebbero nel miglioramento della gestione societaria. Disco verde, al contrario, per la conversione delle azioni di risparmio, un’operazione di rafforzamento patrimoniale con effetto diluitivo sulle quote dei soci: Iss suggerisce il voto favorevole.

Telecom sempre più francese

Vivendi, media company francese presieduta da Vincent Bolloré, nelle ultime settimane ha scalato ulteriormente la propria partecipazione nel pacchetto azionario di Telecom, arrivando a sfondare il 20 % per un valore di oltre 2,7 miliardi. Senza alcun rappresentante diretto all’interno del CdA, Vivendi aveva lasciato a lungo intendere l’intenzione di tenersi fuori dalla governance, mentre ora  chiede di allargare il consiglio per poter esercitare da subito, senza aspettare l’assemblea generale annuale prevista per la prossima primavera, un’influenza coerente con l’entità dell’investimento.
I nomi sul tappeto nell’allargamento del board – tre massimi dirigenti di Vivendi tra cui l’amministratore delegato Arnaud Roy de Puyfontaine, più un rappresentante della società di consulenza finanziaria Ondra Partners – si commuterebbero di certo, se la proposta dovesse essere approvata, in un sensibile aumento del peso specifico del gruppo francese all’interno del CdA. Quattro consiglieri che avrebbero presumibilmente una voce unica, con conseguente facile annichilimento di quella dei rappresentanti degli investitori istituzionali.
Vivendi non è l’unico investitore francese all’interno di Telecom, la cui privatizzazione risale al 1997 per iniziativa di Romano Prodi. Il magnate Xavier Niel, infatti, ha col tempo messo assieme un pacchetto complessivo, tra opzioni e derivati, del 15 per cento, per un peso complessivo che supera il terzo delle azioni.