Tassi Usa, la gradualità del rialzo conferma la debolezza globale

Janet Yellen, presidente della Fed, ha confermato in occasione della conferenza post FOMC del 29 marzo che i tassi Usa continueranno a subire un rialzo molto graduale. Il numero uno della banca centrale ha giustificato le decisioni di politica monetaria adducendo motivazioni molto solide: la congiuntura globale è parzialmente negativa, non lascia adito a grandi ottimismi, dunque è necessario perseverare con un approccio accomodante. Il mercato ha dimostrato di apprezzare questo atteggiamento: i principali indici americani hanno concluso la giornata con il segno più, il dollaro si è deprezzato, i rendimenti dei bond sono scesi, seppur moderatamente.
Tassi Usa

Tassi Usa rialzo condizionato: i fattori da considerare

Gli investitori hanno reagito positivamente alle parole di Janet Yellen sui tassi Usa. Va specificato, tuttavia, che l’approccio ancora espansivo della Fed è pesantemente vincolato alle indicazioni che giungono dalla congiuntura economica. Anche perché è stato lo stesso presidente ad avvertire che, in caso di cambiamento dell’outlook, la politica monetaria americana cambierebbe rapidamente segno. La stretta sui tassi, quindi, non è da escludere, nemmeno nel futuro immediato. La domanda da porsi, dunque, è: quali cambiamenti farebbero pendere l’ago della bilancia verso l’approccio restrittivo?

L’attenzione va posta alla questione “Europa”. Nonostante le debolezze strutturali e congiunturali del Vecchio Continente, questo rimane il maggiore competitor del colosso americano. Se l’Unione Europea dovesse ritrovare il passo, abbandonando così l’ipotesi “svalutazione competitiva”, gli Stati Uniti potrebbero tirare il fiato e rinunciare a sua volta a un accomodante.

Un altro argomento in grado di aggiungere incertezza, e indurre la Fed ad adottare un approccio prudente circa i tassi Usa (non certo una novità), riguarda i mercati emergenti. Questi non hanno remore a ricorrere alla svalutazione competitiva, dal momento che le loro economie si basano sulle esportazioni. E’ ovvio: la prudenza americana va considerata anche come l’arma per non trovarsi impreparati di fronte a una eventuale guerra delle valute.

Occhio anche al contesto interno.  La chiave di lettura è scontata: se l’economia americana cresce e l’inflazione si attesta sui livelli desiderati (il tradizionale 2%), i margini per un rialzo più deciso dei tassi Usa aumentano.

Tassi Usa Yellen: i rischi di una politica accomodante

Le parole di Janet Yellen sono state apprezzate, a giudicare dalle reazioni del mercato (più tendenti all’euforia che al semplice ottimismo). Ciò non implica, però, che la politica della Fed non sia priva di conseguenze negative. I rischi legati a un rialzo dei tassi troppo graduale sono gli stessi delle politiche monetarie espansive, specie se troppo prolungare. I rendimenti a zero, infatti, generano “stress” in seno al mercato. A livello complessivo recano benefici, ma “al dettaglio” rischiano di aprire scenari inquietanti.

Uno di questi riguarda le banche. E’ ovvio: i tassi a zero comprimono i ricavi delle banche, e il contesto bancario mondiale di certo non sprizza salute da tutti i pori. Una evenienza che, anche in virtù del dibattito attuale sul bail in e il bail out, preoccupa molto. Vanno valute anche le eventuali bolle causate, nella peggiore delle ipotesi, da una immissione di liquidità eccesiva (soprattutto se mal distribuita). I timori in tal senso della Germania appaiono eccessivi ma in futuro si potrebbero rivelare più realistici del previsto.