Mario Draghi, tassi di riferimento al minimo storico. Le conseguenze?

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Mario Draghi ha comunicato qualche giorno fa la notizia che molti aspettavano: un ulteriore taglio ai tassi di riferimento. Grazie a uno storico 0,5%, il denaro oggi in Europa costa meno. Il mezzo punto percentuale del tasso costringe la Bce ad affrontare tassi negativi, poiché parecchio al di sotto dell’inflazione.

Poco male, almeno stando alle parole dello stesso Mario Draghi. La Bce è pronta ad affrontare prestiti bancari in perdita perché è questa l’unica mossa, tra quelle immediatamente realizzabili,che possa salvare l’economia dell’Eurozona.

Perché Draghi ha tagliato i tassi di riferimento? Forse vuole fare l’ennesimo regalo alle banche? Ufficialmente, pare di no. La ragione del taglio sta nella volonta di abbattere il credit crunch, di allentare la stretta al debito. La crisi economia attuale, infatti, prima che crisi di domanda è una crisi di liquidità. Dappertutto ma soprattutto in Italia, le imprese muoiono poiché le banche, impaurite dalla pessima salute dell’economia europea (o forse solamente avide) non concedono prestiti e se lo fanno li concedono a interessi elevatissimi. “Adesso le banche non hanno più scuse per non concedere i prestiti” questo ha dichiarato Draghi.

Il taglio dei tassi di riferimento è l’unica iniziativa di politica monetaria che la Bce, nel suo assetto attuale, può attuare per immettere liquidità nel sistema. Non può farlo direttamente, con la più classica stampa di moneta perché la “Germania non vuole“.

Cambierà realmente qualcosa? Potrebbe, ma tutto dipende dalle banche, e quindi le incognite sono più di una. Le banche riceveranno denaro a un costo irrisorio, praticamente nullo: è questa l’unica cosa certa. I più scettici pensano che sperare in un comportamento solidale delle banche sia come sperare che il lupo coccoli le pecore anziché divorarle. Il ricordo va al programma LTRO, attraverso cui Draghi praticamente regalò (con le stesse modalità) qualcosa come 1000 miliadi di euro alle banche e queste usarano il denaro non per finanziare le imprese ma per mettersi in pancia i Titoli di Stato dei rispettivi paesi.

Ad ogni modo, con i tassi di riferimento allo 0,5% qualcosa è destinato a cambiare nell’immediato. Alcune voci, infatti, dipendono in maniera più o meno diretta dal costo del denaro deciso all’Euro Tower. Il più importante dei cambiamenti riguarda i mutui. Chi ha da pagare un mutuo a tasso variabile può tirare un mezzo sospiro di sollievo. I tassi di questo tipo di mutuo, infatti, dipendono dall’Euribor che a sua volta dipende dal tasso di riferimento. Se cala questo, calano a mo’ di effetto domino tutti gli altri.

Brutte notizie invece per i conti depositi, ovviamente per lo stesso motivo. I rendimenti, dopo l’iniziativa di Draghi, scenderanno sebbene non vertiginosamente (dopotutto si è passati dallo 0,75 allo 0,5). Anche perché il legame tra i conto depositi e il tasso di riferimento è meno diretto di quello che c’è tra tasso di riferimento e mutui a tasso variabile.

Calma piatta (purtroppo) sul fronte del credito al consumo. A meno di un cambio di indirizzo morale degli istituti di credito, il crollo allo 0,5 non dovrebbe smuovere granché. D’altronde, durante la crisi gli interessi per il prestito al consumo sono aumentati in media di un punto percentuale all’anno, nonostante, parallelamente, i tassi di riferimento della Bce siano passati dall’1 allo 0,75.