Tassi Negativi, il mondo della Finanza è forse impazzito?

Il 5 marzo in Germania è accaduto un fatto strano. Il Tesoro tedesco ha messo all’asta dei titoli di Stato ma lo ha fatto con un tasso di interesse non basso, ma addirittura negativo: -0,08% di media. Chi mai comprerebbe del debito così svantaggioso? La risposta più logica sarebbe “nessuno”. Eppure quel giorno c’è stata la fila dietro la porta.

Il mondo della finanza è impazzito? “Tassi negativi” è sinonimo di “perdita di capitale”. Al termine del prestito che tu hai fatto allo Stato, non solo non ci guadagni, ma ci perdi anche. Non ha nessun senso. Apparentemente.

In realtà non solo un senso c’è, ma i bond tedeschi al -0,08% rappresentano – da un certo punto di vista – un buon affare. O almeno il migliore degli affari possibili.

Il problema è che siamo entrati, o stiamo entrando, in un era di tassi negativi e in una situazione di questo tipo l’obiettivo è perdere meno denaro possibile, anche al costo di dissipare parte del capitale. E in termini di affidabilità, questo è risaputo, la scelta ricade sempre su Berlino e dintorno. La Germania non è però l’unica destinataria di questa pazzia. Lo sono anche altri paesi del nord Europa come la Finlandia e l’Olanda. Insomma, tutti quei paesi che godono del favore delle agenzie di rating.

Sullo sfondo, l’azione mordace della Bce e l’ascesa della deflazione.

Questo è quanto accaduto. Per effetto delle politiche di austerity e a causa della crisi economica che ha contratto i consumi, i prezzi hanno prima smesso di salire e infine sono iniziati a diminuire. Dal momento che il mix tra recessione e deflazione è letale, e comunque la Bce è chiamata a perseguire l’obiettivo di inflazione moderata, il massimo istituto finanziario europeo ha promosso politiche monetarie espansive, che si sono risolte:

  1. Nell’abbassamento dei tassi di interesse fino alla soglia dello 0%.
  2. Nell’abbassamento dei tassi di deposito – ossia quello al quale le banche possono prestare i propri soldi alla Bce – fino al raggiungimento di percentuali negative.
  3. Nell’introduzione del Quantitative Easing.

Lo scopo è uno e trino: aumentare l’inflazione, sconfiggere il credit crunch, spingere agli investimenti. Focalizziamoci su quest’ultimo punto. Spingere gli investimenti, vuol dire spingere a finanziare famiglie e imprese, dunque disincentivare “depositi” vari, come possono essere i titoli di Stato. Quindi, è stato fatto sì che gli interessi del debito scendesse. Il che, se si parla di Germania, Olanda e Finlandia, vuol dire spedirli sotto zero.

A questo punto la scelta migliore per un investitore è quella di investire “sul serio”, finanziando l’economia reale. Non dubitiamo del coraggio altrui, ma bisogna ammettere che forse è ancora presto per vedere i risultati e aspettarsi che la fiducia dilaghi ai quattro angoli del Continente.Sicché, di fronte alla scelta tra un investimento remunerativo e rischioso e un investimento sicuramente in perdita ma sicuro, il dito indice punta spesso alla seconda alternativa.

Insomma, è il principio del “minor danno”. Da questo punto di vista, dunque, non stupisce che ci sia tanta gente pronta a pagare per prestare denaro.

Nessun padre di famiglia con del senno lo farebbe, eppure accade (e la Germania sorride).

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