Tassi d’interesse: Sud penalizzato rispetto al Nord

Si fa un gran parlare di spread e di debito pubblico. Esistono, però, spread più importanti e gravi di quello tra Italia e Germania. Lo spread che più sorprende oggi in Italia, dal punto di vista finanziario, è quello tra nord e sud. Esso di concretizza in una disparità di trattamento al momento di richiedere un prestito. Per farla breve, meglio accendere un prestito a Milano che a Reggio Calabria. Lo rivela la Confartigianato, autrice di una ricerca “geografico-finanziaria”.

Il panorama non è affatto roseo. A Crotone, Vibo Valentia, Cosenza i tassi di interesse sono rispettivamente dell’8,35%, dell’8,21%, del 6,97% (con aumenti che raggiungano i 257 punti base). Di contro, a Bolzano, Trento, Cuneo, i tassi si attestano al 3,91% al 4,52% e al 4,60 (con aumenti che non superano i 110 punti base). Gli estremi di questa classifica sono occupati, come è evidente, da Bolzano e Crotone: nel comune altoatesino il denaro costa la metà di quanto costa a Crotone.

A soffrire è però tutta l’Italia. Il punto più dolente è proprio l’accesso al credito. Nonostante in alcune zone del nord i tassi di interessi si mantengano piuttosto bassi, le garanzie richieste restringono i margini di manovra. Sicché tra il 2011 e il 2012 la quantità di finanziamenti alle imprese è diminuita generalmente del 4,5%. Le imprese più penalizzate dalla congiuntura sono quelle piccole e piccolissime (che non superano i 20 addetti). Restringendo il campo a quest ultime, i finanziamenti sono diminuiti del 5%.

Il sud è fanalino di coda anche su questo fronte. Le maggiori flessioni si sono registrate in Sardegna (-10,8%), Molise (-7,7%) e Calabria (-7,1%).

L’Italia nel suo complesso sfigura di fronte all’Europa. In generale, in tutto il territorio europeo, il costo del denaro è diminuito tra il 2011 e il 2012, seppur di poco. In Germania la flessione è stata addirittura di 95 punti base. Non è un caso: l’accesso al credito è uno degli strumenti per migliorare le prestazioni economiche e far ripartire le imprese. Migliorare l’accesso al credito significa, tra le altre cose, abbassare i tassi di interesse. In Italia questo non è stato fatto, anzi: si è verificato l’effetto inverso. Non c’è da stupirsi, dunque, che l’Italia si posizioni in coda per quanto riguarda la crescita (tutt’altro, siamo in recessione profonda). Il grido delle imprese si erge acutissimo, specie di quelle piccole e piccolissime. In gioco non c’è solo il loro destino, ma anche quello di un paese intero.