Le Tasse sul Patrimonio fanno scappare i Ricchi?

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Tanto si sta dibattendo sulla patrimoniale, la tassa – non si è ben capito se rivolta agli immobili e ai beni finanziari – che dovrebbe colpire i cosiddetti ricchi. Molte forze politiche hanno lanciato il grido d’allarme: tassare troppo i ricchi vuole dire farli scappare verso paradisi fiscali, privando l’Italia di danaro che potrebbe essere investito per far girare un po’ l’economia.

Alcune vicende salite alla ribalta dell’attualità dimostrano la validità di questa affermazione. Gerard Depardieu, giusto per citare un caso, ha “abbracciato” la cittadinanza russa per sfuggire alla tassazione francese e sottostare a quella del paese di Putin, che si attesta al 13% di pressione fiscale.

Un articolo del New York Times ha però confutato questa teoria. L’autore cita tre studi e tutti rivelano che la motivazione “troppe tasse” è l’ultima in classifica quando si tratta di espatriare. Si emigra per cercare lavoro, si emigra per sposarsi, si emigra persino per vivere in un clima migliore ma raramente ci si sposta – anche all’interno della categoria “ricchi” – per sfuggire alle tasse. Lo ha dichiarato un istituto di ricerche dell’Università di New Jersey in California.

Anche un gruppo di ricerca statale di Washington evidenzia l’assenza di legame tra migrazioni di ricchi e aumento delle tasse. Jon Shure, leader dell’istituto, utilizza persino l’arma dell’ironia. “Sta nascendo la percezione secondo cui la gente ricca si sposta dove si pagano meno tasse. E’ falso. Anzi, è proprio un mito. E poi, a pensarci bene, esistono molti paesi dove la pressione fiscale è minima. Strabordano per caso di ricchi?

Ad Harward però la pensano in maniera leggermente diversa. Secondo i ricercatori della famosa università il legame, pur debole e non decisivo, esiste. D’altronde, come riportano in uno studio, lo stesso Depardieu ha goduto di reali benefici nel cambio di cittadinanza, risparmiando milioni e milioni di euro. Harward, infatti, rivela che le tasse alte causano l’immigrazione dei ricchi, ma solo a determinate condizioni. I ricchi in questione devono aver scelto di “ritirarsi” dalla vita produttiva, innanzitutto. E’ logico: spostandosi perderebbero il contatto con il territorio e con la clientela. Parallelamente, altre categorie di ricchi non si muoverebbero nemmeno con una pressione fiscale anche “brutale”. Questo nel caso in cui, lunghi da pensare a ritiro, siano impegnati in affari e risiedano in zone altamente competitive dal punto di vista economico, come – per esempio – un imprenditore informatico nella Silicon Valley.

Molti fautori della cosiddetta patrimoniale, ad ogni modo, giudicherebbero questi dati come inutili. La patrimoniale va fatta, in ogni caso (secondo loro), poiché è strumento di giustizia sociale. Se il “ricco” la rifiuta e scappa, non rimane che biasimarlo.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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