Tasse locali aumentate del 250% in 20 anni: i numeri agghiaccianti

La denuncia arriva da uno studio di Confcommercio, che da anni si batte per un taglio dell'imposizione fiscale

Che in Italia l’economia sia strozzata da tasse e burocrazia è un fatto lapalissiano. D’altronde, la riduzione di questi due fardelli sulle spalle di chi ha un’impresa privata, è nell’agenda politica da diversi anni. Ma sembra proprio essere rimasta lì, dato che di provvedimenti tangibili se ne sono visti pochi. Anzi, è un dato certo anche che la pressione fiscale sia aumentata spaventosamente negli ultimi vent’anni. a denunciarlo uno studio di Confcommercio, associazione che riunisce proprio piccole e medie imprese, che da anni si batte per un taglio dell’imposizione fiscale.

Tasse locali aumentate del 250%

Secondo tale studio, infatti, nell’ultimo ventennio (1995-2015), la pressione fiscale è salita di tre punti percentuali circa, ovvero dal 40,3% al 43,7%. Aumenti però diversi da città a città. Ad esempio, tra Roma e Trento c’è uno scarto addirittura del 13,5% di tasse in più per l’imprenditore della Capitale. Continuando a snocciolare i dati di Confcommercio, ci si accorge che le tasse locali sono più che triplicate, passando da 30 a 103 miliardi di euro. Un aumento che sfiora il 250% (248,8% per la precisione). Non fanno certo sorridere invece le tasse centrali, passate da 228 a 393 miliardi con una crescita pari al 72%.

tasse locali
Tasse locali aumentate del 250% negli ultimi vent’anni

Disparità delle tasse locali tra comuni e regioni diverse

Questo il commento ammaro del direttore ufficio studi Confcommercio Mariano Bella: ”oggi la quota di tributi locali rispetto al totale di tributi e contributi è al 14,5%, che fa riflettere sulla necessità di un coordinamento tra la fiscalità dei diversi livelli di governo”. Infatti, come già detto in precedenza, c’è un’eccessiva variabilità delle tasse locali pagate da chi ha un’impresa. Così che investire in determinate città diventa meno pesante che farlo in altre. C’è troppa differenziazione tra comune e comune e tra regione e regione. Si pensi anche al calcolo delle addizionali regionali: a Campobasso si calcola per scaglioni, mentre a Napoli è proporzionale. Giusto per fare un esempio.

Prima si faceva anche l’esempio di Roma e Trento. Secondo lo studio Confcommercio, un’impresa con un imponibile Irap pari a 50.000 euro e un imponibile Irpef sempre pari a 50.000 euro pagherà 19.000 euro se ha sede a Roma e 16.744 euro se ha sede a Trento. Una differenza di ben 2.256 euro all’anno di tasse, pari come detto in precedenza al 13,5%. Che per un’azienda può avere una certa influenza, soprattutto in termini concorrenziali, dato che graverà sul prezzo finale del prodotto proposto ai clienti.

Tasse su immobili
Aumenteranno anche le tasse sugli immobili nel 2016

Altra nota dolente: le tasse sugli immobili

Ultima nota dolente riguardano le tasse sugli immobili. Dal 2011 al 2015 le imposte sul mattone sono infatti aumentate del 143%, passando da 9,8 miliardi a 23,9 miliardi di euro. Per fortuna, in questo 2016 le previsioni prevedono un calo del 19%, grazie allo sgravio fiscale sulla prima casa. Tuttavia, il dato non deve farci sorridere. Sempre secondo Confcommercio, quest’anno imposte sugli immobili e sui rifiuti cresceranno complessivamente dell’80% rispetto a cinque anni fa, passando di fatto dai 15,4 miliardi del 2011 ai 27,8 miliardi di euro del 2016. Questo triste rosario di dati sulle imposte pagate in Italia dalle imprese, spiega bene, se ce ne fosse ancora bisogno, il fatto che il nostro Paese cresca meno, anzi, quasi nulla, rispetto ad altri Paesi che si sono ormai lasciati la crisi alle spalle.