Tasse: chi le ha Aumentate, chi le ha Diminuite

scontrini-fisco

Siamo in piena campagna elettorale e, come al solito, l’argomento “tasse” viene sventolato a destra e a sinistra per raccogliere consenso. Il più attivo su questo fronte è Silvio Berlusconi, il quale ha sfoderato i vecchi slogan. Il presidente del Popolo della Libertà promette l’abbassamento delle tasse e paventa, nel caso di una vittoria del Partito Democratico, l’aumento delle stesse.

L’equazione destra-meno tasse e quella sinistra-tasse però non convince. Non convince per un fatto semplice: la pressione fiscale oggi ha raggiunto limiti paradossali. Tenendo ben presente che l’aumento non può essere stato che graduale, è stato Berlusconi, e non Monti (e non la sinistra) a governare l’Italia negli ultimi dieci anni. In particolare, il Bel Paese è stato amministrato da governi di centro-destra per otto anni degli ultimi dieci. E quindi la responsabilità del carico attuale di tasse è soprattutto di Berlusconi & co.

Insomma, è stato Silvio Berlusconi ad aumentare le tasse. Anche gli altri lo hanno fatto, ma solo il presidente del Pdl si è “macchiato” di promesse, sistematicamente non mantenute, circa l’abbassamento della pressione fiscale.

Il comportamento dei governi destrorsi risulta palese andando a spulciare una delle tante serie storiche che ritraggono l’andamento della pressione fiscale anno per anno. Sono disponibili persino quelle dagli anni ’80 fino ai giorni nostri.

Da queste si evince che gli anni “rampanti” della pressione fiscale sono stati soprattutto quelli del Pentapartito e del Quadripartito (1983-1992), coalizioni centriste ma con forti componenti di sinistra (il presidente del Consiglio è stato per lungo tempo il socialista Craxi). Nel giro di un decennio la pressione fiscale è aumentata dal 36% al 42%.

Il 1994 segna l’avvento di Berlusconi e della sua “rivoluzione liberale”. Pilastro del suo programma era l’abbassamento delle tasse ma in quell’anno la pressione fiscale è addirittura aumentata di una trentina di punti base. Certo, il suo governo ebbe morte prematura, ma tant’è.

Se il primo fallimento del Cavaliere può beneficiare di alcune giustificazioni, lo stesso non si può dire per la seconda esperienza governativa, che lo ha visto al timone d’Italia per ben cinque anni, dal 2001 al 2006. Ebbene, nonostante il tempo a disposizione, Berlusconi non solo non ha diminuito la pressione fiscale ma l’ha addirittura aumentata di un punto o poco meno (da 41 a quasi 42).

L’ultima esperienza di Berlusconi, quella del 2008-2011, ha seguito in parte le orme di quella precedente. In tre anni, in cui comunque il presidente ha goduto di una maggioranza parlamentare senza precedenti, le tasse sono scese solo di pochissimo (dal 42,6% al 42,5%).

C’è da dire che gli incrementi più cospicui della pressione fiscale si sono registrati sotto i governi di centrosinistra, ma questi non hanno mai fatto promesse a vuoto sul fronte del fisco.