Tassazione sulle rendite finanziarie: tutte le novità

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Il governo Renzi sta mettendo mano alla tassazione sulle rendite finanziarie al fine di renderla più simile agli standard europei e, in tal modo, recuperare utili risorse per poter fronteggiare il fabbisogno, accresciuto dalle ultime riforme.

Tra le misure di copertura di maggiore impatto (determinante dal bonus di 80 euro in busta paga e dallo sconto Irap) vi è infatti il passaggio dal 20 al 26% del prelievo sulle rendite finanziarie, con decorrenza dal 1 luglio 2014, e con la sola esclusione dei titoli di Stato. Considerata l’ampiezza di tale portata normativa, ne deriva che ad essere interessati dalla novità saranno anche i conti correnti, i conti depositi e i conti postali. Ma quale è l’impatto di questa revisione della tassazione sulle rendite?

Tassazione sulle rendite finanziarie, qualche numero

Nel 2012 gli italiani avevano in custodia presso i conti bancari (correnti, depositi) circa 692 miliardi di euro (di cui 470 miliardi nei conti correnti), mentre nel risparmio postale erano stati dirottati circa 341 miliardi. In seguito all’innalzamento del prelievo sugli interessi creditori da conti correnti e depositi, arriverebbero 775 milioni di euro nel corso del prossimo anno, e 1,1 miliardi di euro dal 2016. Per quanto concerne invece l’anno in corso, e anche considerando l’impatto che sarà generato sulle cedole delle obbligazioni e sugli altri redditi da capitale, l’effetto benefico sarà limitato a 720 milioni di euro. si salirà tuttavia ai 2,3 miliardi di euro complessivi nel 2015, ai 2,9 miliardi di euro nel 2016 e ai 2,6 miliardi di euro dal 2017 in poi.

Per quanto concerne un focus sui principali strumenti di natura finanziaria, per le azioni la nuova aliquota sarà pari al 26%, e si applicherà sui dividendi e sugli utili che saranno incassati dal prossimo 1 luglio 2014 in poi. Per quanto concerne i titoli di società emittenti quotate, si realizzerà una finta cessione tecnica al 30 giugno 2014, permettendo così la contabilizzazione del rateo maturato nel passaggio tra le due differenti aliquote in applicazione.

Come anticipato, nulla varia per i titoli di Stato: Bot e Btp rimangono quindi al 12,5%. Nessuna novità anche per le forme di previdenza complementare, che continueranno a subire l’applicazione dell’aliquota dell’11%, quale odierna applicazione.

Rimane ora da comprendere quale sarà l’atteggiamento dei risparmiatori nei confronti di una simile mossa, anche se – in evidenza – appare ben difficile che tale novità possa effettivamente dirottare significative quote finanziarie altrove…