Tassa sulla spazzatura 2017: il punto

Conoscete le ultime novità sulla Tassa Spazzatura? Cosa c’è da attendere per il 2017?

La TARI: tassa spazzatura

Tassa spazzatura

 

Dall’ultimo ventennio politico italiano uno degli argomenti più caldi e più trattati non solo dagli addetti ai lavori ma anche e soprattutto dai cittadini comuni riguarda certamente l’alta tassazione presente nel nostro Paese che grava non soltanto sulle attività commerciali e sugli imprenditori ma anche sui lavoratori dipendenti e sui disoccupati. Si parla spesso in maniera negativa della troppa pressione fiscale che impervia in tutti i settori sociali e lavorativi italiani, dalla tassazione industriale e sui servizi finanziari fino alle imposte propriamente statali, le quali il più delle volte non possono essere giustificate e non corrispondono alla qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Fra le numerose imposte presenti nel nostro sistema economico una di quelle che ha generato più confusione e polemiche negli ultimi anni è sicuramente la tassa spazzatura, una tassa introdotta nel sistema legislativo italiano negli anni ‘90 che ha subito numerose modifiche e definizioni a seguito della crisi che ha coinvolto la comunità internazionale nel 2011 e che fra i Paesi europei ha colpito in maniera non trascurabile anche l’Italia.

Alla base delle tasse statali imposte a ciascun cittadino vi è l’idea di far pagare una percentuale di ciò che si spende per usufruire di alcuni servizi con l’intento di migliorare gli stessi e di raggiungere degli alti livelli qualitativi con la minor spesa possibile da parte di tutta la popolazione, e nonostante la ratio sia inattaccabile e positiva, la percezione comune e reale di questo genere di tasse è totalmente catastrofica a causa non solo della confusionaria burocrazia e legislazione italiana che alcune volte delega la definizione dell’importo da pagare a diversi enti ma anche per l’alto tasso di evasione fiscale e il basso livello qualitativo di quei servizi pubblici di cui dovremmo godere tutti.

Tassa rifiuti in Italia

Rientra nella percezione negativa dei servizi offerti dallo Stato e dagli enti pubblici anche la tassa rifiuti, introdotta ufficialmente nell’ordinamento italiano nel 1993 con il nome di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), la cui riscossione spettava e spetta tuttora ai comuni per coprire i costi della gestione e dello smaltimento dei rifiuti e della pulizia delle strade. Questa prima forma di tassa spazzatura è stata sostituita dopo cinque anni dalla tariffa di igiene ambientale (TIA), la quale prevedeva un calcolo dell’importo da pagare più preciso e specifico a seconda di diversi parametri, tra cui rientravano una quota fissa stabilita dal comune per ripagare i costi di esercizio per lo spazzamento delle strade e una quota variabile a seconda della quantità dei rifiuti prodotti da ciascun cittadino possessore o fruitore di un immobile o di un’area collocata sul demanio comunale. La formulazione prevista per la TIA prevedeva delle modalità specifiche per i comuni per stabilire la quantità dei rifiuti prodotti da ciascun cittadino e quindi la cifra da pagare come onere statale in proporzione al primo parametro, e nello specifico erano a disposizione la tariffa puntuale basata sul peso oggettivo dei rifiuti prodotti in ciascun immobile; la tariffa volumetrica basata sul numero delle buste ritirate per ogni immobile e infine quella più semplice e comune di tipo presuntivo.

Anche questa forma di tassa del 1997 è stata superata recentemente con l’introduzione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES) del 2011, il cui pagamento era articolato in quattro rate suddivise nell’arco dell’anno solare e comprendeva anche i cosiddetti servizi indivisibili erogati dal comune. Due anni dopo la TARES è stata rimpiazzata da un’altra tipologia di tassa rifiuti, la TARI, che va a comporre l’imposta unica comunale (IUC) della quale fanno parte anche l’imposta municipale propria (IMU) e il tributo per i servizi indivisibili (TASI).

Tratteremo di seguito nel dettaglio proprio della TARI per semplificare e chiarire quali sono le modalità di pagamento previste, la tariffa da versare al proprio comune, le scadenze e varie ed eventuali esenzioni per alcune categorie particolari di cittadini.

Tassa sui rifiuti (TARI): chi deve pagarla e come deve dichiararla

Come già specificato nel breve excursus legislativo sulle norme previste dagli anni ‘90 fino ad oggi in riferimento alla tassa spazzatura previste dalla legislazione italiana, attualmente questo tipo di imposta comunale di natura statale è rappresentata dalla TARI, di cui vedremo nello specifico le tariffe, a quale tipologia di cittadini si rivolge e quali sono le tariffe che vengono applicate per decidere l’importo da versare al comune.

Il pagamento della tassa rifiuti (TARI) è rivolto a tutti quelli che possiedono o sono fruitori di un immobile utilizzato non solo come abitazione i quali, in via presuntiva, sono suscettibili di produzione di spazzatura e rifiuti. In particolare sono dovuti a ottemperare al pagamento il proprietario o il conduttore di locali e aree scoperte collocate all’interno del territorio comunale, esclusi coloro che rientrano nel caso di occupazione di breve durata come il soggiorno in hotel o edifici ricettivi di natura turistica.

Rientrano negli immobili riconosciuti dalla legge per il conteggio della tassa rifiuti ciascun locale adibito a qualsiasi destinazione con i relativi accessori, come ad esempio il box auto, e le aree scoperte che non siano di natura pertinenziale come le cantine, i locali di sgombero o le scale di accesso. Sebbene l’imposta penda genericamente sul proprietario o l’intestatario dell’immobile registrato presso il catasto del comune, nei locali in comunione ciascun coinquilino è dovuto al pagamento della propria quota e nel caso di multiproprietà il soggetto che è titolare dei servizi comuni ha il diritto di farsi rimborsare dagli altri proprietari la cifra pagata al comune.

Per il corretto pagamento della TARI, chiunque occupi un immobile o un’area scoperta sottoposta al territorio comunale, è dovuto a comunicare entro il 20 gennaio dell’anno successivo a quello di occupazione la propria presenza tramite comunicazione all’ufficio tributi del comune in cui ci si trova.

Tassa spazzatura: esenzioni e riduzioni e modalità di pagamento

Il calcolo tari spetta per legge al proprio comune di residenza o responsabile del territorio in cui è situato l’immobile interessato dalla tassa poiché l’importo è stabilito dal regolamento comunale, quindi varia a seconda delle aree geografiche e da altri e numerosi criteri come il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e della quantità generale prodotta di rifiuti all’interno del proprio territorio. In questo caso la tari Milano sarà sicuramente diversa da quella delle altre grandi città italiane o rispetto ai comuni con minore popolazione, è dunque importante informarsi sui parametri di calcolo utilizzati dal proprio comune per una corretta verifica dell’importo da pagare richiesto.

Se il calcolo tari 2017 è difficile da stabilire proprio per la natura della tassa rifiuti, per legge sono previste alcune esenzioni o riduzioni sull’importo totale da pagare.

Innanzitutto è bene essere a conoscenza del fatto che non sono tassabili gli immobili o gli spazi definiti improduttivi di rifiuti, come ad esempio abitazioni prive di requisiti di abitabilità e quindi privi di allacciamenti elettrici o idrici, oltre che le parti condominiali ad uso comune come l’androne o le scale di accesso; i locali come solai e cantine nei quali è impossibile produrre rifiuti e gli immobili nei quali, a causa di specifiche circostanze temporali, non è possibile produrre spazzatura.

Per quanto riguarda invece le riduzioni previste sull’importo totale da pagare della TARI, comunque riducibile nella misura massima del 20%, queste sono previste nel caso in cui ci sia stato il mancato svolgimento del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti; nel caso in cui durante l’erogazione del servizio siano state rintracciate gravi violazioni della norma di riferimento o in caso di interruzione del servizio con conseguente danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

Ulteriori riduzioni opzionali a discrezione del comune, riguardano l’uso non continuativo dell’immobile; immobile occupato da un’unica persona o nel caso di un occupante residente all’estero per un periodo non inferiore ai sei mesi.

Il pagamento della TARI può essere eseguito sia tramite l’utilizzo dell’apposito bollettino postale sia tramite l’utilizzo del modello F24, inviato dal comune a ciascun contribuente con sopra dichiarato l’importo da pagare, il codice tributo, l’anno di riferimento e la scadenza tari.