Tassa di successione: cos’è e franchigia

La tassa di successione è stata spesso oggetto di modifiche, per quest'anno si temeva un aumento

La tassa di successione prevede nel nostro Paese delle aliquote abbastanza contenute da un decennio, sebbene fosse stata addirittura abolita in un primo momento dal Governo Berlusconi II nel 2001. Negli ultimi anni però, anche a causa della crisi che obbliga i Governi a trovare nuove risorse, si è parlato spesso di un aumento. Anche quest’anno, nella Legge di stabilità 2016, per sopperire alla ventilata abolizione della TASI per la prima e seconda casa, dell’IMU agricola e sui bullonati a partire dal 1° gennaio 2016. vediamo nello specifico cos’è la tassa di successione e le agevolazioni relative.

Tassa di successione: cos’è

tassa di successione
Testamento di eredità

La tassa di successione è dovuta dalle persone che ricevono in eredità un patrimonio sia mobiliare che immobiliare, o un diritto reale. Viene pagata all’atto della presentazione della dichiarazione di successione, qualora l’eredità sia di un certo valore. La tassa, abolita come detto nel 2001 e reintrodotta nel 2006 (con l’insediamento del Governo Prodi II), è attualmente a ancora in vigore al fine di tassare i trasferimenti di proprietà dei beni o dei diritti reali lasciati dal defunto ai suoi eredi. Pertanto, tale imposta grava sul patrimonio ereditato, sulla base della differenza attivo e passivo (questi ultimi costituiti da possibili debiti lasciati dal defunto).

Tassa di successione: quali beni vengono tassati

I beni oggetto di questa tassa sono i seguenti:

  • qualsiasi Bene immobile, terreni agricoli o edificabili;
  • beni mobili, che possono essere materiali (barche, gioielli, opere d’arte) e immateriali (conti correnti bancari e postali, azioni, obbligazioni, fondi fiduciari, assicurazioni vita ecc.);
  • aziende e partecipazioni di società di ogni genere, salvo alcune eccezioni.

Tassa di successione: chi deve pagarla

quali beni tassa successione
Per la tassa di successione sono previste determinate franchigie

La successione deve essere denunciata entro un anno dal decesso all’Agenzia delle Entrate previa presentazione del modulo 4 per la dichiarazione di successione, salvo i casi in cui il valore dell’eredità non sia al di sotto dei 100 mila euro e che non vi siano beni immobili o diritti immobiliari.

Questi invece i casi di Franchigie:

  • Coniuge e figli, parenti stretti: solo per parte che eccede la franchigia da 1.000.000 di euro. Nel caso in cui, detta quota superi la franchigia, il figlio pagherà l’imposta sulla parte eccedente. In questo caso, l’aliquota da applicare è del 4% + imposta catastale e ipotecaria;
  • fratelli e sorelle: sempre se l’eredità non supera la franchigia da 100 mila euro, altrimenti si applica un’aliquota pari al 6% sulla parte eccedente;
  • per gli eredi disabili, cui è prevista una franchigia particolare a 1.500.000 euro;

A chi non si applica la franchigia in nessun caso:

  • altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea correlata entro il 3° (vale a dire nipoti, zii e cugini di primo grado e suoceri e cognati), la franchigia non è prevista e si applica invece un’aliquota al 6%;
  • stesso discorso per il convivente, che non gode di nessuna franchigia, ma è tenuto a pagare un’aliquota all’8%;

Tassa di successione: come si calcola

Dopo aver visto cos’è la tassa di successione e le franchigie previste, vediamo ora come si calcola. La tassa di successione si calcola sul valore complessivo dell’eredità lasciata dal defunto. Come visto, per calcolare quanto e se gli eredi devono pagare la tassa, bisogna considerare l’ammontare del patrimonio e il grado di parentela e dunque l’aliquota da applicare al calcolo. Il bene ereditato può avere varia natura e dunque sull’importo dovuto incide anche questo.

Tassa di successione: le novità

chi deve pagare tassa di successione
Ogni tanto si parla di aumenti

La novità più importante riguarda l’esonero dalla tassa qualora il bene ereditato sia inferiore ai 100mila euro e qualora non comprenda beni immobili o diritti immobiliari. Lo scopo è di esentare dai tributi tutte quelle eredità di valore modesto. Mentre prima la soglia era di soli 25mila euro e pochi erano quei beni che vi rientravano. Vige altresì il principio del favor rei, grazie al quale non vi saranno sanzioni per omessa presentazione della dichiarazione di successione nei termini da parte degli eredi che rientrano nella nuova soglia.

Per quest’anno si era paventata la possibilità che vi fossero aumenti su questa tassa, ipotizzando un innalzamento delle aliquote dal 4 al 5% per i parenti cosiddetti in linea retta, dal 6 all’8% per gli altri congiunti e al 10% per gli ereditari stranieri. Non solo, anche un abbassamento della franchigia dall’attuale milione per coniuge e figli a 200 mila euro, e per i fratelli e sorelle da 100 mila a 30 mila euro. Per ora possiamo dire: scampato pericolo. Ma si sa, il rischio di un innalzamento delle aliquote e un abbassamento delle soglie per le franchigie è sempre dietro l’angolo.