Tassa sui Bot: ecco cosa potrebbe accadere

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La proposta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Delrio, non è sembrata piacere a tutte le parti politiche. Eppure, l’idea di rivedere (e adeguare al rialzo) l’imposta sui titoli di Stato alle altre rendite finanziarie, potrebbe portare nelle casse dello Stato le risorse utili per poter ampliare le iniziative in favore delle fasce sociali meno abbienti. Ma sarà veramente così?

Questione di numeri

Come sempre, si potrà osservare, è tutta questione di numeri. Secondo alcune stime previsionali riportate poche ore fa dal quotidiano La Repubblica, una iniziativa quella progettata dal sottosegretario Delrio porterebbe nelle casse dello Stato poco più di 400 milioni di euro, visto e considerato che i titoli in mano a investitori istituzionali e banche potrebbero valutarsi al sicuro.

Ma cosa prevede la proposta di Delrio? In sintesi, oggi i titoli di Stato sono tassati al 12,5% contro una media europea del 25%, e il 20% applicato sulle altre rendite finanziarie (le quali, per altro, prima del 2012 venivano assoggettate allo stesso trattamento del 12,5%). Fin qui, pertanto, niente di strano. Il problema è semmai che la tassa andrebbe sostanzialmente a colpire esclusivamente le famiglie risparmiatrici, che non potrebbero adottare le giuste contromisure (come invece farebbero banche e grandi investitori) per mettere al riparo dalla nuova imposizione i propri denari. Una valutazione che deve essere già stata recapitata sulla scrivania di Matteo Renzi, considerato che il premier ha parzialmente scoraggiato una simile idea.

Un bottino di 400 milioni di euro

Se quanto sopra è assunto come verità, vien più semplice effettuare qualche rapido calcolo. Secondo quanto afferma Bankitalia, ad esempio, in mano alle famiglie italiane vi sarebbero circa 183 miliardi di titoli, su un totale di 1.735 miliardi. La stragrande maggioranza dei titoli di Stato è pertanto in mano a istituzioni finanziarie o operatori esteri che, come anticipato, rimarrebbero fuori dalle novità impositive.

Ora, considerando che quei 183 miliardi di titoli siano stati sottoscritti quando i rendimenti erano, mediamente, del 3%, ne deriva una generazione di 5,5 miliardi di interessi. Da questa cifra, considerato che il rialzo della ritenuta sarebbe pari al 7,5% (dal 12,5% al 20%), ne deriva un bottino di 410 milioni di euro.

Cosa fare, dunque? La risposta dipende, fondamentalmente, dal senso che la nuova politica fiscale di Renzi vuole attribuirsi. Se l’obiettivo è quello di togliere soldi ai più abbienti, per darli ai più svantaggiati, tassare maggiormente i Bot & co. non basta: occorre metter mano a tutta la tassazione sulle rendite finanziarie, generando – tuttavia – una ben più elevata insoddisfazione…