Tassa Airbnb: regole, scadenze e soggetti obbligati a pagare

Dal 17 luglio 2017 è partito il provvedimento imposto dall’Agenzia delle entrate datato 12 luglio 2017 riguardo la cosiddetta “Tassa Airbnb”. Vale a dire la ritenuta del 21% sui canoni di locazione breve.

Trattasi della prima delle scadenze periodiche che interesseranno gli intermediari immobiliari e i gestori di piattaforme online, come appunto Airbnb o Booking.com. giusto per citare i portali più noti. E’ una vera e propria cedolare secca sulle locazioni brevi, sebbene i soggetti interessati potranno anche scegliere, in sede di dichiarazione dei redditi, se assoggettare il reddito da locazione all’ordinaria tassazione Irpef. Con questa seconda opzione, la ritenuta sottratta al canone di locazione dall’intermediario sarà a titolo d’acconto d’imposta.

Obiettivo della Tassa Airbnb

Obiettivo di questa tassa è quello di far emergere tutti i guadagni di queste piattaforme. Se prima tale adempimento gravava sui proprietari della casa, i quali molto spesso poi effettivamente non pagavano, ora la ritenuta sarà alla fonte. E la piattaforma che non adempirà al proprio dovere col fisco potrà subire una multa che va dai 250 ai 2 mila euro.

Secondo una stima effettuata da Halldis, una società italiana che opera nel settore degli affitti temporanei, la Tassa Airbnb farà emergere il nero dei fitti, oggi pari al 75%. Consentendo all’Agenzia delle entrate di entrare in possesso di 3,5 miliardi di euro. L’obiettivo è anche quello di rendere giustizia ai tanti alberghi, ostelli e B&B presenti sul territorio italiano, che pagano regolarmente le tasse.

Chi è obbligato a pagare la Tassa Airbnb

Malgrado il fatto che la tassa sia effettivamente addebitata al proprietario della casa, il versamento all’Agenzia delle Entrate spetta invece proprio all’intermediario immobiliare o dal gestore di una o più piattaforme online. Il quale agisce come vero e proprio sostituto d’imposta ed è tenuto a consegnare entro i primi mesi dell’anno successivo pure la certificazione unica. La ritenuta del 21% dovrà essere versata per la locazione di immobili di privati per una durata inferiore ai 30 giorni, anche in caso di subaffitto o concessione in godimento oneroso. Ciò vale anche per i soggetti non residenti in Italia. La tassa Airbnb è partita dallo scorso lunedì 17 luglio 2017 e riguarda i canoni di locazione percepiti su contratti stipulati a decorrere dal 1° giugno 2017.

Qual è la scadenza della Tassa Airbnb

Dai mesi successivi, il versamento della ritenuta al 21% dovrà essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stato stipulato il contratto di locazione. Sarà come detto il portale online ad agire da sostituto d’imposta trattenendo il canone di affitto dovuto al privato il 21%. In alternativa, come già detto, i contribuenti potranno scegliere l’ordinaria tassazione del reddito Irpef, per poi versare la somma dovuta in sede di dichiarazione dei redditi.

Come versare la tassa Airbnb

Per versare la cosiddetta tassa Airbnb occorre utilizzare, come previsto per tanti altri tributi, il modello F24 e il codice tributo numero 1919. Il quale è stato istituito appositamente dalla Agenzia delle Entrate il 5 luglio 2017.

Obbligo comunicazione dati

Le nuovi disposizioni prevedono che, entro il 30 giugno dell’anno successivo alla stipula del contratto di locazione, intermediari o gestori di piattaforme online, dovranno essere comunicati i seguenti dati al Fisco italiano:

  • il nome, cognome e codice fiscale del locatore;
  • durata del contratto;
  • l’importo del corrispettivo lordo;
  • l’indirizzo dell’immobile.

Il tutto sempre per porre tutto sotto la luce del sole ed evitare omissioni.

Chi sono Airbnb e Booking.com

Conosciamo un po’ meglio chi sono i principali destinatari di questa tassa: i portali Airbnb e Booking.com.

Airbnb

Airbnb funge da intermediatore online tra chi cerca un alloggio (in genere per una vacanza o un soggiorno di lavoro, comunque non superiore ad un mese) e chi dispone di una camera, una casa e uno spazio privato da concedere in affitto.

Quest’anno ha compiuto dieci anni, visto che è stato avviato nel 2007 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk. Sebbene il regalo dello Stato italiano per il decennale di vita non sia stato proprio gradito. L’idea venne quell’anno ai primi due, i quali si trasferirono a San Francisco poiché era la città che ospitava la conferenza annuale della Industrial Design Society of America.

Tuttavia, la disponibilità di camere negli hotel era esaurita. Così, a Brian e Joe venne in mente di mettere a disposizione di altri interessati alla conferenza, le altre camere del loft preso in affitto, così da potersi pagare anche il proprio affitto.

Nel gennaio 2009 la società venne avviata grazie all’intervento dell’incubatore Y Combinator. Il nome scelto inizialmente fu Airbedandbreakfast.com, ma essendo troppo lungo per un mondo proteso alla semplificazione come il web, nel marzo 2009 lo accorciarono in Airbnb.com. A poco a poco, l’offerta si espanse da camere ed appartamenti ad intere case, fino a qualsiasi altro tipo di proprietà. L’anno dopo il loft dove tutto era partito divenne la sede della società, fino al definitivo spostamento in nuovi uffici.

A fine anno, Airbnb arrivò a quota 700 mila notti prenotate, mentre febbraio 2011, le notti prenotate arrivarono ad un milione e il fatturato aumentò del 65% rispetto al mese precedente. Successivamente, la società rilevò due siti europei del settore: nel maggio 2011 il sito tedesco Accoleo e nel marzo 2012 l’inglese Crashpadder. Al giugno 2012 già contava la gestione di spazi privati in oltre 26.000 città ubicate in 192 Stati sparsi per il Mondo. Raggiungendo in soli 5 anni 10 milioni di notti prenotate in tutto il mondo.

Airbnb propone molte tipologie di spazi: oltre ai più noti come stanze private, ville e interi appartamenti, è capace di soddisfare anche richieste più particolari come castelli, barche, baite, case sugli alberi, igloo, isole private, ecc.

Chi è Booking.com

Preso di mira dalla Tassa Airbnb è però anche un altro colosso del settore: Booking.com. Fondato nel 1996 ad Amsterdam, era originariamente solo una piccola start up olandese, oggi fa parte del gruppo Priceline.com, è quotato in Borsa (NASDAQ: PCLN) e ad oggi vanta oltre 15.000 dipendenti collocati in 187 uffici sparsi in 70 paesi di tutto il mondo.

Booking.com offre all’utente svariate tipologie di soluzioni: appartamenti, case vacanze, bed and breakfast, strutture a conduzione famigliare, resort a 5 stelle, e, come Airbnb anche case sugli alberi e igloo. Per un totale di quasi un milione e quattrocento mila strutture proposte. I siti di Booking.com sono proposti in 40 lingue diverse, le strutture sono collocate in quasi 120 mila destinazioni diverse situate in 225 paesi e regioni in tutto il mondo.

Vanta ogni giorno più di 1.200.000 pernottamenti di più svariati generi: dai viaggi vacanze ai viaggi di lavoro. Le prenotazioni sono molto semplici da effettuare e convenienti, visto che per buona parte delle soluzioni proposte non sono richiesti anticipi e la cancellazione può avvenire fino anche a 48 ore prima senza costi.

Come per Airbnb, sono disponibili le recensioni dei clienti e la possibilità di contattare gli hoster. I siti poi tutelano i clienti in caso di controversie.

Airbnb Vs Agenzia delle entrate: le prime controversie

All’indomani della sua effettiva entrata in vigore, la cosiddetta Tassa Airbnb ha già innescato i primi contrasti tra il portale e l’Agenzia delle entrate. “Adeguarsi è impossibile” ha tuonato Airbnb in un comunicato congiunto con Homeaway e con l’associazione degli agenti immobiliari Fiaip. L’accusa rivolta al Fisco italiano dagli intermediari immobiliari riguarda il fatto che tale provvedimento non fornisce i chiarimenti da loro richiesti. Né “prevede alcuna tempistica di adeguamento per gli operatori coinvolti, rimandando a ulteriori specifiche tecniche che verranno comunicate in un non precisato futuro”. La critica poi riguarda il fatto che tale provvedimento ha creato solo confusione proprio in una stagione come quella estiva dove il turismo cresce.

L’Agenzia delle entrate viene pertanto accusata di aver ribadito già detto nelle disposizioni di legge “senza aggiungere indicazioni pratiche sostanziali”. Nel comunicato si ricorda con amarezza anche il fatto che lo mese di maggio, il Governo si fosse impegnato a delegare all’Agenzia la possibilità di dare concreta attuazione alle norme ma anche mediante accordi con le piattaforme stesse e i soggetti coinvolti. Tuttavia, tale impegno è venuto a mancare.

Airbnb non ha poi mai accettato il fatto di doversi trasformare in sostituto d’imposta e che debba riferire tutti i dati all’Agenzia delle entrate riguardo i locatori, comportando una violazione in termini di privacy e territorialità. Altra criticità sottolineata da Airbnb riguarda le richieste avanzate dall’Agenzia delle entrate alle piattaforme da espletare in poco tempo. Ovvero:

  • Modificare i portali esistenti già attivi e operanti in maniera identica in tutto il mondo, cosa che richiede un lavoro tecnico di migliaia di ore;
  • Formare migliaia di collaboratori su tutto il territorio nazionale, informare centinaia di migliaia di proprietari e riscattare da loro il 21% delle transazioni antecedenti il 12 luglio;
  • Coinvolgessero un’azienda o uno Studio professionale italiano conferendogli oneri e responsabilità enormi in mancanza di ogni tipo di garanzia e certezza sulla possibilità di adempiere correttamente agli obblighi del caso. Il tutto gravato dal fatto che ogni regione italiana presenti una diversa interpretazione della locazione turistica.

Infine, Airbnb ritiene che la Tassa Airbnb non porterà ad una emersione dei guadagni in nero. Bensì, solleciterà l’uso del contante, in quanto in molti, per sfuggire alla tassazione, si faranno pagare in contante e con una gestione alberghiera “fai da te”. Il tutto, disincentivando anche la professionalizzazione e tracciabilità” che invece con queste piattaforme online stavano prendendo piede.

LEAVE A REPLY