Tasi, tutte le domande più frequenti

I vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno fatto qualche pasticcio di troppo. Al netto della questione “danarosa”, che è comunque importantissima perché ha ridotto ulteriormente il potere di acquisto dei cittadini, il quadro è nettamente peggiorato. Principalmente perché è diventato assai più complesso.

Il lato più squallido della vicenda è rappresentato dalla causa di questa complessità. Le difficoltà derivanti dal processo legislativo non c’entrano. C’entra la politica e nello specifico la ricerca del consenso, anche a costo dell’ipocrisia.

L’ultimo “capolavoro” è la Tasi. Nata essenzialmente per poter dire all’elettorato di aver eliminato l’Imu sulla prima casa, è frutto anche e soprattutto della promessa del centrodestra fatta durante le elezioni: “Niente più tasse sulla prima casa”.

Il risultato è che rischia invece di far pagare a possessori di un’unica abitazione un contributo ancora più alto persino rispetto al periodo Monti.

La stangata interessa anche i negozi e le attività commerciali. Questo per effetto delle rivalutazioni. A tutto ciò si aggiunge la Tari, erede della Tarsu ma molto più costosa. Senza contare le difficoltà di gestione che le amministrazioni locali, le uniche a beneficiare della tassa, hanno affrontato e stanno affrontando.

Le difficoltà dei Comuni derivano dalla quantità di potere a loro demandato. In questo caso potere fa rima con patata bollente. E’ vero che le casse comunali sono le uniche beneficiare della Tasi, ma è anche vero che ogni decisione sulle detrazioni è stata decentralizzata. Il risultato è che la stragrande maggioranza delle amministrazioni non è riuscita a deliberare le aliquote in tempo. A queste eccezioni – che presto sono diventate la regole – lo Stato ha risposto con una modifica nei termini di pagamento. Per i ritardatari, la scadenza è stata spostata al 16 ottobre.

Per questo è utile chiarire un po’ le idee. Ecco le domande più frequenti – e le relative risposte.

  • Chi sono i soggetti tenuti al pagamento della Tasi? Non è una domanda da poco, anche perché non sono rari le situazioni “particolari”. In estrema sintesi, devono pagare la Tasi i proprietari (ovviamente) ma anche chi la possiede in usufruttuo. Nel caso di locazione finanziaria (leasing) la tassa deve essere versata dal locatore finanziario. Nel caso, infine, di multiproprietà a versare il tributo sarà l’amministratore, che poi si rivarrà sui proprietari sulla base delle quote di possesso.
  • Come si calcola? Il calcolo si ricava da due dati: la base imponibile e le aliquote decise dal Comune. Queste variano tantissimo, sebbene la maggior parte delle amministrazione abbia optato per l’aliquota massima (3,3 per mille). Ciò non stupisce dal momento che le casse comunali sono a corto di liquidità e i trasferimenti dallo Stato sono diminuiti tantissimo negli ultimi anni. Per quanto riguarda la base imponibile valgono le stesse regole dell’Imu: va presa in considerazione la rendita catastale e rivalutata con i moltiplicatori previsti per ogni categoria di catasto.
  • Le aliquote deliberate sono quelle definitive? La risposta, un po’ a sorpresa, è no. Se un Comune delibera un’aliquota, questa non è necessariamente quella da considerare. Una delibera, infatti, per risultare valida deve essere pubblicata sul sito del Mef.
  • Sono disponibili le detrazioni per la prima casa? La risposta è sì, ma è un sì con riserva. Nel senso che sono facoltative. I Comuni sono comunque incentivati a concedere le detrazioni. Questo incentivo è una buona notizia a metà, anche perché le amministrazioni che priveranno i cittadini delle detrazioni potranno un’applicazione massima del 2,5 per mille. Il risultato è che il contesto si è ingarbugliato ancora di più ed è proprio questa la ragione per cui i Comuni hanno avuto difficoltà a “deliberare”.
  • Cosa accade, sempre sul fronte delle detrazioni, in caso di comproprietà? Nella fattispecie c’è il rischio che vengano applicati contemporaneamente due regimi diversi. Ciò succede quando solo per uno dei proprietari la parte da lui posseduta è utilizzata in prima casa. In questo caso il proprietario che utilizza la parte come abitazione principale pagherà con le detrazioni (se previste) mentre il proprietari che utilizza la sua parte come abitazione secondaria pagherà con regime ordinario.
  • Se l’immobile soggetto alla Tasi è occupato sia dal possessore che dal detentore chi deve versare il contributo? La normativa non contiene specificazioni a riguardo. Dunque, si agisce secondo codice: la tassa va pagata dal possessore.