Tapering: l’Eurozona rischia il Crac

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L’Europa è una polveriera pronta a esplodere. A dare il là all’esplosione, però, potrebbe non essere la stagnazione, il tasso di disoccupazione alle stelle, la scarsa prospettiva di crescere, bensì gli Stati Uniti. Nulla di volontario, sia chiaro, ma il pericolo c’è e si chiama Fed. La scintilla sarebbe rappresentata dal tapering, ossia dal programma di riduzione del Quantitative Easing. I fatti sono questi: La banca centrale americana sta inondando di liquidità il sistema economico. Il ritmo è di 85 miliardi di dollari al mese. Tale inondazione, vista da alcuni come una vera e propria droga, sta avendo un effetto benefico sui mercati, a tal punto da sostanziare anche un netto miglioramento della situazione dei debiti sovrani europei.

Oggi questo eden improvvisato rischia di implodere su se stesso. E’ da qualche mese che si vocifera della fine del Quantitative Easing e dell’inizio del Tapering, e quindi della chiusura dei rubinetti. Gli investitori però hanno deciso di ignorare questa evenienza anche perché dal prossimo anno la Fed finirà nelle mani di Janet Yellet (sostituisce Bernanke, a fine mandato), famosa per la vicinanza alla lezione keynesiana, che vede di buon occhio le politiche monetarie espansive e anticicliche.

Le voci sul Tapering sono riprese a spron battuto. L’allarme scatterà all’inizio dell’anno, periodo in cui si dovrebbe procedere con la riduzione progressiva dell’acquisto, da parte della Fed, dei titoli di Stato americani.

Cosa dobbiamo aspettarci noi europei? Niente di buono. E’ la stessa Bce a dirlo. Questa tesi è emersa in un documento ufficiale in cui si mettono in guardia i membri dell’Ue da quello che potrebbe accadere oltreoceano. In breve, a Francoforte pensano che il Tapering darebbe vita a uno serie di shock tali da sconvolgere l’Europa. Tutto ruota sul concetto di “fiducia degli investitori”. Tapering vuol dire meno liquidità sul mercato, e meno liquidità sul mercato vuol dire investitori preoccupati. Da lì, il passo verso una nuova crisi di insolvenza è breve. Insomma, l’instabilità è alle porte.

La Bce vede nero, dunque, e non solo per i motivi appena illustrati. A sostanziare una già prevedibile instabilità sarà la stessa Banca Centrale Europea. In particolare, un suo programma messo in cantiere già da tempo: l’SSM, acronimo di Single Supervision Mechanism. Si tratta semplicemente di una serie di verifiche che il massimo istituto finanziario del Continente realizzerà nei confronti delle banche, azione propedeutica alla tanto auspicata unione bancaria. Le banche, però, non stanno vivendo serenamente l’arrivo dei “professori”.

Il rischio, dal loro punto di vista, è di essere sorpresi con le classiche braghe calate, dunque stanno cercando di trattenere il più possibile i capitali per nascondere i passivi. La conseguenza di questa paura è il presumibile appesantimento del credit crunch, che inasprirebbe ancora di più i parametri dell’economia reale e, in un circolo vizioso paradossale, spaventerebbe gli investitori – che guardano alle condizioni del mercato piuttosto che allo spread. Se la paura dovesse montare, e di questa possa sarà proprio così, allora è da aspettarsi un’escalation di shock finanziari.

Insomma, non rimane che tenerci forte: le montagne russe stanno per partire.