Tanti Euro sono meglio di uno: il concetto monetario di Claudio Borghi

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Si parla tanto, sempre di più, di uscire dall’euro. In Italia sono scoppiate rivolte disomogenee e disarticolate che hanno come unico collante l’abbandono della moneta unica. Da tabù quale era è diventato ora un tema di cui si discute.

Se è vero che la battaglia è tra chi vuole l’euro e chi vuole la lira, con Grillo che si inserisce auspicando un euro 2 – svalutato – per i paesi meridionali, è vero anche che c’è chi propone qualcosa di radicalmente diverso. Non un euro soltanto, e nemmeno due, bensì tanti euro: tante monete quanto sono le aree economiche dell’Europa. Il tutto indifferentemente dai confini nazionali.

Il fautore di questa idea è Claudio Borghi Aquilini, economista e professore di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il suo pensiero è innanzitutto quello di abbandonare l’attuale assetto monetario, quindi di uscire dall’euro. I motivi sono quelli che si sentono di questi tempi: la moneta unica è tagliata su misura per la Germania, mentre per l’economia italiana risulta sovra-apprezzata, e quindi “giochiamo” in perenne svantaggio quando esportiamo.

I punti di contatto con gli anti-euro, però, finiscono qui. Questi ultimi intendono ritornare alla lira, alcuni seguendo una prospettiva campanilistica dei rapporti intracontinentali, esponendosi tra le altre cose agli attacchi degli europeisti che li accusano, quindi, di voler tornare alla “lirette” per motivi esclusivamente ideologici. Borghi, invece, non vuole tornare alla lira, bensì vuole creare una moneta che sia su misura dell’economia italiana e che, al contempo, sia la più “condivisa” possibile con gli altri paesi. Insomma, pensa a una moneta per ogni area economica. Sicché gli stati con un’economia simile avranno la stessa moneta, e lo stesso vale per gli stati che hanno un altro tipo di economica.

D’altronde, come si evince in un’intervista rilasciata a Forexinfo.it, è preferibile “una completa riprogettazione delle aree monetarie, con più monete per aree differenti e omogenee, non necessariamente coincidenti con gli attuali confini nazionali”; con la divisione in euro 1 ed euro 2 solo a mo’ di soluzione temporanea: “In mancanza di meglio la segmentazione in due dell’area euro rappresenta una soluzione di parziale riequilibrio più facile da gestire perché l’uscita “dall’alto” di un gruppo di paesi evita alcuni rischi e segnatamente quello della “corsa agli sportelli” dovuta al timore di una svalutazione”.

Per il resto, Claudio Borghi è un classico economista keynesiano, sostenitore delle azioni anti-cicliche che, secondo lui, sono le uniche azioni che possono portare a conseguenze benefiche. Dunque va fatto l’esatto contrario di quello che si è fatto fino ad adesso: vanno ridotte le tasse e aumentati gli investimento quando si è in tempi di crisi; va fatto l’austerity – se proprio serve – in tempi di crescita. Tutto qua, è molto semplice.

Il compito dei governi nazionali, nello specifico, è quello di sbattere i classici pugni sul tavolo dell’Europa, in modo che il Fiscal Compact venga abolito, visto che ha tutta l’aria di essere la botta finale alle economie dei vari paesi in difficoltà. Poi, va organizzata una tregua fiscale, in cui lo Stato chiederà meno tasse ai suoi cittadini per un breve periodo di tempo, quanto basta per ripartire e immettersi sul sentiero della crescita.