Swap e Derivati: cosa sono e come funzionano

Gli Swap, nati agli inizi degli anni ottanta, appartengono alla categoria dei contratti derivati come i Future e le Option e rientrano altresì nel paniere di titoli scambiati Over the Counter (il mercato dove avviene il complesso delle operazioni di compravendita di titoli che non figurano nei listini di borsa poiché caratterizzato dalla mancanza di requisiti riconosciuti ai mercati regolamentati).

Lo swap è un accordo tra due parti che prevede uno scambio programmato – secondo definiti criteri – di flussi monetari, e deriva il suo valore da un altro evento reale cui è agganciato. Le finalità nello stipulare un contratto di questo genere possono essere molteplici: come nei Future l’investitore attraverso gli swap può ridurre il rischio finanziario, ovvero la possibilità di perdita economica (hedging). Lo stesso può, ancora, attraverso il trading, guadagnare dalla variazione sul prezzo del titolo. Un’altra finalità del contratto swap può essere quello di guadagnare attraverso un operazione di arbitraggio, ovvero comprando su un mercato il titolo e rivendendolo immediatamente su un altro guadagnando una differenza tra i prezzi di acquisto e vendita.

Tra le tante tipologie di swap, quello più noto è probabilmente quello sul tasso d’interesse, meglio definito in inglese come interest rate swap (IRS). In merito a tale questione, si può ad esempio parlare di swap fisso contro variabile. In questo accordo un soggetto “Z” s’impegna a pagare un altro “W” un predeterminato tasso fisso d’interesse su un capitale (detto nozionale) secondo date specifiche e per un determinato periodo di tempo. Contemporaneamente, “W” si impegna ad effettuare pagamenti sulla base di un tasso d’interesse variabile alla controparte “Z” sullo stesso capitale, nelle stesse modalità pattuite. In questo tipo di swap i flussi monetari sono pagati con scadenze mensili trimestrali, annuali o in qualsiasi modo diversamente accordato dalle parti.

Un ulteriore varietà di operazione di swap è il CS, o meglio, currency swap. Questo contratto stipulato tra due parti si riferisce allo scambio di flussi di pagamenti denominati in valute differenti. Al fine di maggiore chiarezza sull’argomento, s’immagini una società europea che abbia venduto prodotti negli Stati Uniti per un controvalore di un milione di dollari. Nel caso in cui, prima di ricevere il pagamento, il dollaro si deprezzi l’azienda riceverà un compenso minore di quello pattuito. Sottoscrivendo un currency swap con capitale nozionale di un milione di dollari al valore del cambio valutario corrente, l’azienda europea pagherà si, un flusso d’interessi sul milione di dollari ma di contro riceverà interessi calcolati sul nozionale, in euro, pari a valore di un milione di dollari al cambio attuale cui è stato sottoscritto il Currency Swap.

Ulteriori tipologie di swap possono essere quelli sulle commodity e quelli a protezione del fallimento aziendale (meglio conosciuti come CDS). In merito ai primi il funzionamento è simile a quello di un normale swap in cui dopo aver deciso un capitale nozionale, una parte di impegna a pagamenti periodici in base a un parametro fisso e l’altra secondo un parametro variabile che rispecchia l’andamento dell’attività sottostante cui lo swap deriva il valore. Tipicamente questi strumenti sono usati per tutela verso l’aumento e la diminuzione dei prezzi di beni che subiscono ampie variazioni, non a caso tra i più comuni è lo swap sul petrolio.

Per quanto riguarda la categoria dei CDS (o Credit Default Swap), questi contratti, che sono e sono stati argomento dibattuto specie a ridosso della crisi finanziaria del 2008, si presentano essenzialmente come assicurazioni che prevedono una protezione nel caso di fallimento dell’azienda per cui si sottoscrive il CDS, a fronte del pagamento di un premio periodico all’istituto assicurativo che emette tali titoli (AIG ai tempi della crisi).

Le tipologie e le varianti di swap non terminano certamente in questa breve lista, che tuttavia, ha l’obiettivo di elencare e spiegare brevemente i contratti derivati tradizionalmente più noti. Tuttavia in questa sintetica trattazione emergono evidenti le motivazioni (anche in parte elencate all’inizio) che portano all’utilizzo di contratti swap. I vantaggi comparati (ovvero l’abilità di produrre servizi a costi opportunità inferiori rispetto alle società concorrenti) e le esigenze commerciali dal lato delle aziende, la possibilità di hedging (o altresì di grandi ricavi a rischi elevati) per i singoli investitori, guidano la scelta nell’adottare tali contrati derivati. Nonostante la loro natura aleatoria, i contratti swap rappresentano quindi una formidabile arma volta ad arginare il rischio e rendere le situazioni finanziarie più accomodanti; sempre se usati, con informata attenzione.