La Svalutazione Competitiva

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La Germania, si sa, è l’azionista di maggioranza dell’Unione Europea. Se alla Bce sono preclusi alcuni strumenti di politica monetaria espansiva è anche e soprattutto responsabilità dei tedeschi. In Europa, per esempio, non si può stampare moneta e non si può nemmeno utilizzare il Quantitative Easing, a differenza di Stati Uniti e Giappone. Questo vuol dire che non si può procedere con la svalutazione competitiva in modo da avvantaggiarsi con le esportazioni nei mercati extra-europei e ricavare un po’ di PIL. La causa di tutto è la paura dell’inflazione, insita soprattutto nella mente e nel cuore della Germania, memore di un processo di iperinflazione catastrofico che la coinvolse nel primo dopoguerra.

Insomma, nell’Unione Europea è impossibile svalutare. Eppure la Germania lo ha fatto. Per via indiretta, certo, ma ugualmente efficace. A spiegare come ci sia riuscita è l’economista Vito Lops de Il Sole 24 Ore.

La Germania è riuscita a svalutare i suoi prodotti nei mercati esteri, non esclusivamente extra-europei (dunque il Sud Europa), semplicemente mantenendo una inflazione più bassa rispetto agli altri. Il procedimento è quasi banale e spiegabile con un semplice esempio. Poniamo un paese A che in un anno ha registrato una inflazione del 1% e un paese B che nello stesso anno ha registrato una inflazione del 3%. Questo vuol dire che l’anno successivo il paese A potrà vendere al paese B un prodotto X1 a 101 euro, mentre il paese B potrà vendere al paese A un prodotto X2 (simile a X1) a 104 euro. Dunque si sostanzia un vantaggio di A su B.

Vito Lops è giunto alla conclusione che, per quanto riguarda l’Europa, il ruolo del paese A sia incarnato proprio dalla Germania. Sono i dati sull’inflazione a dimostrarlo. La Germania, dal 1999 (anno di entrata in vigore dell’euro) al 2012, ha fatto registrare una inflazione del 25,5%. L’Italia, di contro, sempre nello stesso periodo, ha fatto registrare una inflazione del 39%. La Spagna addirittura del 47%.

Come ha fatto la Germania a mantenere una inflazione più bassa e riuscire così a sostanziare una svalutazione dei suoi prodotti nei mercati esteri? Semplicemente, ha puntato più sulle esportazioni e meno nel mercato interno. I tedeschi, in estrema sintesi, hanno fatto leva sulle esportazioni per trarre vantaggio nelle esportazioni stesse. Insomma, hanno fatto piovere sul bagnato.

Secondo Vito Lops il “metodo Germania” è una distorsione che la stessa Germania utilizza a suo favore. In un sistema di cambi classico tale distorsione sarebbe facilmente compensata con la manipolazione dei tassi di cambi. In Europa, però, vige un sistema di cambi rigido (c’è la moneta unica) e dunque questa distorsione non può essere eliminata, sostanziando una posizione favorevole per la Germania e meno favorevole per quelli del sud del continente. L’economista auspica l’introduzione di meccanismi di compensazione. Purtroppo, da parte dei vertici Ue, non si scorge nulla del genere all’orizzonte.