Sussidi Disoccupazione: la Commissione Europea ci sta pensando?

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In Italia, è solo Grillo a ipotizzare l’introduzione di una misura del genere. Il leader del Movimento 5 Stelle ha adottato come cavallo di battaglia il reddito di cittadinanza, ossia la possibilità per i disoccupati in cerca di lavoro di usufruire di un reddito mensile. Da noi, un’idea di questo tipo è bollata come una pazzia ogni volta che viene presentata. Il motivo? Sarebbe insostenibile dal punto di vista delle finanze pubbliche. Forse è vero, forse no. Ma se anche lo fosse, una soluzione esiste, ed è nientemeno che la Commissione Europea a ipotizzarla. Ad essere sinceri, si è espresso a riguardo solo un commissario ma senza dubbio è già qualcosa. Si tratta di Laslo Andor, massimo responsabile UE degli Affari Sociali.

La sua idea è semplice, di sinistra, efficace e, sopratutto, ha a che fare con il concetto di ridistribuzione della ricchezza. Ciò che propone è l’istituzione di un sussidio di disoccupazione per coloro che hanno perso in lavoro a seguito di uno “shock asimmetrico”. Per shock asimmetrico si intende una congiuntura economico-finanziaria che colpisce solo alcuni dei paesi dell’eurozona, lasciando illesi gli altri. La crisi del debito, che ha colpito la Grecia prima, la Spagna e l’Italia poi, è un esempio. In una situazione del genere, se l’ipotesi di Andor diventasse realtà, l’Europa corrisponderebbe un sussidio mensile a disoccupati dei paesi in crisi. E’ a tutti gli effetti una condivisione degli oneri e delle difficoltà. A pagare, dunque, sarebbero anche i paesi forti.

La proposta di Laslo Andor fa ben sperare e non solo in previsione di una sua futura approvazione. Fa ben sperare perché rivela una sensibilità per i problemi sociali che il senso comune ormai non attribuisce più all’Unione Europea. E’ difficile, però, essere ottimisti. La situazione di partenza non è delle migliori. La Merkel ha vinto, e la Merkel non approverebbe mai la proposta di Andor. Uno dei leitmotiv della sua azione politica nei confronti dell’Europa è proprio il rifiuto di condividere rischi e oneri con i paesi deboli. Un esempio è dato dalla questione eurobond: la Germania ha posto il veto su una soluzione praticamente indolore alla crisi del debito, solo perché questa poteva in linea teorica portare qualche svantaggio all’economia tedesca. Immaginiamo, dunque, la risposta a un sussidio di disoccupazione pagato da tutti i paesi, che certo costerebbe decine di miliardi, almeno stando al numero attuale dei disoccupati.

Disoccupazione che è il vero confine tra il nord e il sud d’Europa. A meridione e nella periferia, il tasso di disoccupazione è in media del 17% (in Italia il 12); nei paesi del nord Europa è del 7. Un baratro separa i paesi forti dai paesi deboli anche per quanto riguarda i neet, ossia i giovani che non studiano e non lavorano: nel primo caso sono l’11% nel secondo caso sono il 22%. Poi, ovviamente, ci sono picchi negativi e picchi positivi: i neet tedeschi e austriaci si attestano entrambi nell’ordine del 5%, mentre in Grecia si arriva al 63%. Non che i greci siano svogliati, semplicemente non c’è lavoro e non ci sono soldi per studiare.