Broker in Italia: solo 3 su 10 fanno da sostituto d’imposta
Studio su 10 broker usati in Italia: solo 3 fanno da sostituto d’imposta e 5 tutelano i depositi fino a 20.000 €. Perché zero commissioni non è gratis.
Aprire un conto di trading in Italia richiede tre decisioni che quasi nessuno prende consapevolmente: quanto pagherai davvero, chi si occuperà delle tasse e cosa succede ai tuoi soldi se l’intermediario fallisce. Abbiamo messo in fila i dieci broker più usati dagli investitori italiani e confrontato tutte e tre le dimensioni insieme.
Il confronto fra broker si fa quasi sempre sulle commissioni, che sono la variabile meno decisiva. Le differenze che pesano davvero sono il regime fiscale e la tutela dei depositi, e si accumulano: gli stessi cinque intermediari che non offrono alcun supporto fiscale sono anche quelli con la protezione più bassa.
Zero commissioni non vuol dire gratis
Sui dieci broker analizzati convivono tre modelli di prezzo, e non sono confrontabili fra loro con un solo numero.
| Modello | Broker | Cosa paghi |
|---|---|---|
| Commissione in percentuale | Fineco (0,19%), IG (0,10%) | Una quota dell’importo negoziato, dichiarata |
| Commissione fissa per ordine | Scalable Capital (0,99 €), Trade Republic (1,00 €) | Un importo fisso, dichiarato |
| Nessuna commissione | eToro, XTB, AvaTrade, Plus500, XM.com, Freedom24 | Lo spread, non dichiarato |
Il terzo gruppo è il più numeroso ed è quello che richiede attenzione. Un broker che non applica commissioni deve pur guadagnare: lo fa allargando la forbice fra il prezzo a cui ti vende uno strumento e quello a cui te lo ricompra. È un costo reale, che paghi a ogni operazione, ma non compare nell’estratto conto perché è già dentro il prezzo di esecuzione.
La conseguenza pratica è controintuitiva: chi opera spesso può pagare, con un broker a zero commissioni, molto più di quanto pagherebbe con uno che espone un euro per ordine. E non ha modo di verificarlo confrontando i listini, perché lo spread cambia da strumento a strumento e da momento a momento.
Con sei intermediari su dieci che guadagnano sullo spread, una classifica basata sulle sole commissioni dichiarate li metterebbe tutti a zero euro. Sarebbe una classifica falsa. Il confronto sui costi ha senso solo a parità di modello di prezzo.
Chi fa da sostituto d’imposta
È la differenza che pesa di più sul tempo, e spesso anche sul portafoglio, di chi investe
dall’Italia.
Fineco, Trade Republic, IG. Le imposte le trattiene e versa il broker. Tu non dichiari nulla e non compili il quadro RW.
Scalable Capital, Freedom24. Ricevi un riepilogo delle operazioni, ma la dichiarazione la compili tu.
eToro, XTB, AvaTrade, Plus500, XM.com. Dichiarazione, conversione dei cambi e monitoraggio delle attività estere sono interamente a carico tuo.
Con un broker che non fa da sostituto d’imposta ogni operazione va ricostruita, convertita in euro al cambio del giorno e riportata nel quadro RT della dichiarazione. Se il conto è aperto all’estero si aggiunge il quadro RW per il monitoraggio. È un lavoro che, se non lo fai da solo, costa: la parcella per una dichiarazione con operazioni estere parte da qualche centinaio di euro l’anno,
cifra che può superare il risparmio ottenuto scegliendo il broker con le commissioni più basse.
Il regime amministrato però non è sempre la scelta migliore. Chi ha minusvalenze da compensare o strategie particolari può preferire il dichiarativo: deve essere una scelta consapevole, non una sorpresa scoperta a marzo.
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Quanto sono tutelati i tuoi depositi
Qui si annida l’equivoco più diffuso. Si confrontano cifre, 20.000, 100.000, 500.000 euro, come se misurassero la stessa cosa. Non è così: dipendono da cosa è l’intermediario.

Tre dei dieci broker sono banche: Fineco, Trade Republic e Scalable Capital. Per loro vale la garanzia dei depositi, armonizzata in tutta l’Unione a 100.000 euro per cliente e per banca, che copre la liquidità ferma sul conto.
Gli altri sette sono imprese di investimento. Non raccolgono depositi e non rientrano in quel sistema: si applica lo schema di indennizzo degli investitori del paese che ha rilasciato la licenza, il cui minimo europeo è di 20.000 euro. È il caso di eToro, Plus500 e
XM.com con CySEC a Cipro, di XTB con KNF in Polonia, di AvaTrade con la Banca Centrale d’Irlanda.
Le azioni e gli ETF che compri restano intestati a te e sono tenuti separati dal patrimonio dell’intermediario. Se il broker fallisce ti vengono restituiti per intero, senza alcun tetto. Gli schemi di indennizzo intervengono solo nel caso residuale in cui i titoli non siano restituibili, tipicamente per frode o mala gestione. Nessuno dei due sistemi copre invece le perdite dovute all’andamento dei mercati.
Un caso merita una precisazione, perché viene spesso raccontato male. Scalable Capital indica una copertura fino a 500.000 euro: non è una garanzia più alta delle altre, è la stessa soglia di 100.000 euro moltiplicata per le cinque banche fra cui la liquidità viene distribuita, e vale solo per chi sottoscrive il livello a pagamento PRIME+. Senza quell’abbonamento la copertura è di 100.000 euro, come per Trade Republic.
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Dove si accumulano gli svantaggi
Il dato più interessante non sta in nessuna delle classifiche prese singolarmente, ma nella loro sovrapposizione.

Ogni broker secondo il supporto fiscale offerto e la tutela dei depositi. Fonte: WebEconomia, dati al 6 agosto 2026.
Cinque broker su dieci, eToro, XTB, AvaTrade, Plus500 e XM.com, cumulano contemporaneamente tre caratteristiche: nessuna commissione dichiarata, quindi costo affidato allo spread; nessun supporto fiscale, quindi dichiarazione a carico dell’investitore; e lo status di impresa di investimento, con indennizzo a 20.000 euro invece della garanzia bancaria.
Non è una coincidenza: sono tutti intermediari esteri specializzati in CFD, con un modello di ricavo e una struttura regolamentare coerenti fra loro.
Due broker, Fineco e Trade Republic, stanno all’estremo opposto: sono banche, fanno da sostituto d’imposta e applicano commissioni dichiarate.
Questo non significa che i primi cinque siano da evitare. Hanno spesso piattaforme di trading migliori, più strumenti e accesso a mercati che gli altri non offrono. Significa che il confronto va fatto su tutte e tre le dimensioni insieme, non solo sul costo apparente.
Piani di accumulo, solo tre broker senza costi
Per chi investe con versamenti periodici ecco cosa devi sapere.
| Broker | ETF in PAC gratuito | Costo del PAC |
|---|---|---|
| Scalable Capital | 2.294 | 0,00 € |
| Trade Republic | 2.118 | 0,00 € |
| Fineco | 701 | 2,95 € |
Gli altri sette broker del campione non offrono piani di accumulo su ETF. Per chi versa 200 euro al mese la differenza fra 0 e 2,95 euro a rata vale circa 35 euro l’anno, l’1,5% del capitale versato: su un orizzonte lungo pesa più di quanto sembri.
Domande frequenti
Significa che calcola, trattiene e versa lui le imposte sui tuoi guadagni. Tu non devi riportare nulla nella dichiarazione dei redditi. —
Non necessariamente. Se non applica commissioni guadagna sullo spread, cioè sulla differenza fra prezzo di acquisto e di vendita. È un costo che paghi a ogni operazione ma che non vedi in estratto conto. —
I titoli che hai comprato sono tenuti separati dal patrimonio dell’intermediario e ti vengono restituiti per intero, senza tetti. Per la liquidità dipende: se il broker è una banca vale la garanzia dei depositi fino a 100.000 euro, altrimenti lo schema di indennizzo degli investitori, il cui minimo europeo è 20.000 euro. —
Perché sono soggetti diversi. Le banche rientrano nella garanzia dei depositi armonizzata a 100.000 euro; le imprese di investimento nello schema di indennizzo degli investitori, che parte da 20.000 euro. Non è una tutela peggiore, è un meccanismo che copre una cosa diversa. —
Solo con l’abbonamento PRIME+, e non perché la garanzia sia più alta: la liquidità viene distribuita fra cinque banche, ognuna con la sua copertura da 100.000 euro. Senza PRIME+ la copertura è di 100.000 euro. —
No, in nessuno dei due casi. Copre solo l’impossibilità dell’intermediario di restituire soldi o titoli. Le perdite dovute all’andamento dei prezzi restano a tuo carico. —
Se il conto è detenuto all’estero e il broker non funge da sostituto d’imposta, sì. È il quadro dedicato al monitoraggio delle attività finanziarie estere.
Nota sulla metodologia
Campione. I dieci broker presenti nel comparatore di WebEconomia ad oggi, selezionati fra quelli più utilizzati dagli investitori italiani. Non è un censimento dell’intero mercato: gli intermediari operanti in Italia sono molti di più.
Fonte dei dati. Listini ufficiali e documentazione regolamentare degli intermediari, verificati attraverso l’apertura di conti reali secondo la metodologia di valutazione pubblicata sul sito.
Cosa non include. Il costo dello spread non è quantificato: varia per strumento, orario e condizioni di mercato, e nessun broker lo pubblica in forma confrontabile.
Dati mancanti. Per IG e Freedom24 il dato sulla tutela dei depositi non risulta dalla nostra scheda e non è stato incluso nei conteggi relativi a quella dimensione.
Conflitto di interessi. WebEconomia ha rapporti di affiliazione con alcuni degli intermediari citati. I dati provengono d documentazione ufficiale e non sono influenzati da tali rapporti; il modello di finanziamento è descritto nella pagina metodologia.
WebEconomia (2026), Broker in Italia: costi, fisco e tutela dei depositi, 6 agosto 2026. Disponibile su: https://www.webeconomia.it/studio-broker-italia-costi-fisco-tutela-depositi/
I dati e i grafici possono essere ripubblicati citando la fonte con un collegamento alla pagina originale.
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