Studi di settore: i rischi per chi non si adegua

come funzioano Studi di settore

Agenzia delle Entrate con Comunicato Stampa pubblicato in data 23 novembre 2017 ha reso disponibili sul sito istituzionale le statistiche relative agli Studi di settore, aggiornate al periodo d’imposta 2016.

È possibile visualizzare online tutti i dati relativi a tutti gli Studi di settore a partire dal periodo d’imposta 2011, i dati aggregati relativi agli operatori facenti parte delle categorie corrispondenti ai servizi, manifatture, professionisti e commercio e le informazioni statistiche su uno qualunque dei vari studi presenti nel database delle Entrate.

Questa guida pone in evidenza che cosa sono gli Studi di Settore, quali sono le categorie risultate non congrue a partire dal periodo d’imposta 2011, rischi per chi non si adegua e l’avvio dell’accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Sommario

Studi di Settore: cosa sono e come vengono elaborati

Gli studi di settore, elaborati mediante analisi economiche e tecniche statistico-matematiche, permettono di stimare i fatturati ed il giro d’affari che possono essere attribuiti alle categorie di soggetti contribuenti.

Permettono di individuare le correlazioni esistenti tra le variabili strutturali delle imprese e degli autonomi con particolare riferimento al comparto economico di appartenenza, ai processi produttivi utilizzati, ai prodotti e servizi oggetto dell’attività, alla localizzazione geografica e agli altri elementi significativi (ad esempio andamento della domanda, livello dei prezzi, etc.).

L’elaborazione dello studio di settore è diventata oggi sempre più complessa dato che per la compilazione del modello sono richiesti diversi dati del soggetto contribuente: area di competenza, percentuale di fatturato per area di specializzazione, ore dedicate all’attività, età e anno di iscrizione etc. etc.

 

A cosa servono gli Studi di Settore?

Gli studi di settore sono utilizzati dal soggetto contribuente per verificare, in fase dichiarativa, la congruità di un soggetto contribuente, il quale è ritenuto congruo si lo stesso dichiari un livello di ricavi o di compensi uguali o superiori a quelli stimati dallo studio di settore.

Studi di settore: le categorie risultate non congrue

Tra le categorie non congrue reperiamo le seguenti categorie di lavoratori autonomi e soggetti titolari di Partita Iva (non appartenenti alle professioni liberali): barbieri, parrucchieri, lavanderie e fiorai.

Questi comparti dichiarano al Fisco fatturati troppo esigui che non coincidono con i parametri degli studi di settore.

Dagli studi di settore la categoria meno congrua sembrerebbe essere quella degli esercenti commerciali dato che solo il 57% risulterebbe essere in regola con i redditi dichiarati.

I liberi professionisti risulterebbero essere la categoria più congrua con il 78,91%.

Studi di settore: nota metodologica

Le statistiche mostrate dall’applicativo non tengono conto delle posizioni di quei soggetti che, pur essendo assoggettati agli studi di settore e avendo presentato il relativo modello con dati elaborabili, hanno dichiarato nel modello UNICO (sino al p.i. 2015) o in quello REDDITI (nel p.i. 2016):

  • cause di esclusione o inapplicabilità;
  • ricavi/compensi maggiori di € 20.000.000;
  • redditi di impresa/lavoro autonomo maggiori di € 10.000.000.

Inoltre, per ogni annualità d’imposta le statistiche sarebbero state elaborate sulla base dei soli modelli degli studi di settore relativi al periodo di imposta X trasmessi in allegato a modelli UNICO/REDDITI X+1.

Categorie non congrue: i rischi per chi non si adegua

Per tutte le categorie di soggetti contribuenti che dichiarano fatturati e ricavi troppo bassi i rischi sarebbero legati ad un maggiore controllo da parte del Fisco.

Se i contribuenti selezionati da Gerico, il software utilizzato dall’Agenzia delle Entrate, manifestano ulteriori “campanelli di allarme”, come la non credibilità del giro d’affari dichiarato rispetto allo stile di vita condotto, questi vengono sottoposti ad un ulteriore percorso di accertamento.

L’Agenzia delle Entrate invita al “contraddittorio” il soggetto contribuente in modo tale da comprendere le relative ragioni difensive. Lo stesso soggetto contribuente può o meno partecipare al contraddittorio anche se la partecipazione è sempre consigliabile.

Accertamento fiscale: quando procede l’Agenzia delle Entrate?

L’Agenzia delle Entrate può dunque procedere all’accertamento fiscale sulla base degli studi di settore “se l’ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta inferiore all’ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi”.

Per poter procedere all’accertamento in base agli studi di settore, “lo scostamento tra i valori dichiarati e quelli presunti deve rappresentare una grave incongruenza”.

Sebbene risulti sempre più difficile procedere in automatico a un accertamento solo sulla base dei risultati degli studi di settore, è sempre consigliabile presentare uno studio di settore con risultati congrui e coerenti.

Dunque, uno studio di settore non congruo e non coerente potrebbe determinare l’avvio di un ulteriore controllo (accertamento fiscale) da parte della stessa Amministrazione fiscale.

In presenza di uno studio non congruo e coerente, per raccogliere ulteriori prove, l’Agenzia delle Entrate potrebbe avviare indagini finanziarie più “incisive” e severe che si concretizzano in un accertamento di tutti i conti correnti.

Inoltre, se uno studio di settore è non congruo e non coerente si perde la possibilità di usufruire del regime premiale previsto dal dettato normativo.

In conclusione, è sempre meglio evitare un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate che potrebbe concretizzarsi in controlli più incisivi come l’accertamento bancario.

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