Stress test banche: credito ancora più a rischio nel nostro Paese?

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Tra non molto le banche italiane, come le colleghe europee, dovranno sottoporsi a degli esami. Come accade agli studenti che periodicamente si devono presentare preparati al cospetto dei professori, allo stesso modo gli istituti finanziari dovranno mostrarsi in salute di fronte ai supervisori della Bce. L’iniziativa – che prende il nome di Asset Quality Review ed è inserita nel più generale programma di omogenizzazione del panorama delle banche in Europa – è propedeutica alla possibile realizzazione di un’unione bancaria tale da porre le basi per una crescita uniforme in tutto il Continente, laddove questa omogeneità sia in grado di rappresentare un baluardo contro le crisi sistemiche.

L’Asset Quality Review è stata acclamata come una mossa saggia, come minimo dal punto di vista teorico. Peccato che, secondo alcuni, la pratica sia una cosa ben diversa. I detrattori infatti parlano di pesanti effetti collaterali in grado di generare conseguenze pericolose per l’economia reale. Tra i “non fautori” spicca, almeno in Italia, Giuseppe Vegas, presidente di Consob: secondo il numero uno del maggiore ente di controllo finanziario del Bel Paese, le banche italiane sono strutturalmente svantaggiate rispetto alle omologhe straniere per quanto riguarda la procedura di revisione. “Saranno penalizzati i sistemi come il nostro, più tradizionali e con attivi più trasparenti e concentrati su crediti alle imprese, titoli di Stato e immobili rispetto ai sistemi che hanno esposizioni molto significative, e non meno rischiose, in derivati e titoli strutturati” – ha dichiarato il numero 1 della Commissione.

Un altro importante effetto collaterale, che però colpisce tutti indistintamente, sta nel fatto che le banche, consapevoli degli esami imminenti, procederanno con una intensa ricapitalizzazione, restringendo di conseguenza i cordoni della borsa. In estrema sintesi, la stretta al credito potrebbe peggiorare, con tutti i rischi che ne deriverebbero per l’economia reale e le speranze di crescita.

Attraverso un editoriale su Il Sole 24 Ore, Marco Onado ha espresso il suo disaccordo alle affermazioni di Giusepe Vegas. Secondo il costituzionalista, non è vero che l’Asset Quality Review è destinato a influire negativamente sul capitolo “credito alle imprese. Anzi, se è vero che, in linea di massima, un qualche impatto si potrebbe registrare a brevissimo termine, è vero soprattutto che “omogeneità e salute” è il prerequisito a partire dal quale è possibile debellare il credit crunch.

Un’altra dichiarazione di Onado a favore del programma di revisione ha a che fare con la loro progettazione. Semplicemente, almeno secondo il costituzionalista, un sistema più trasparente e razionale di così era difficile da partorire. Persino la valutazione secondo scenari ipotetici negati trova d’accordo la penna de Il Sole 24 Ore. Alcuni avevano rintracciato in questa fase della revisione un occasione di timore per le banche che, di conseguenza, starebbero bene attenti a investire per fare ripartire l’economia (con il solito rischio di rimetterci).

Secondo Onado, infatti “lo shock che è stato ipotizzato è piuttosto ragionevole. Può quindi essere affrontato senza particolari traumi, come indicano le prime analisi che sono state fatte e soprattutto la reazione non preoccupata dei mercati”. Il costituzionalista ha fatto l’esempio dell’Italia. Per le banche del Bel Paese è previsto uno scenario in cui lo spread aumenta di 205 punti, dunque a un livello nemmeno vicino ai giorni più bui della crisi del debito e comunque in linea con gli aumenti riservati alle banche tedesche e francesi…