Stipendi: gli italiani prendono il 15% in meno dei tedeschi

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Il “mito” dei grassi stipendi tedeschi non è più solo un “mito”. Anzi, forse non lo è mai stato. A confermarlo una recente analisi da parte dell’Istat, secondo cui il livello di retribuzione oraria di ottobre dei dipendenti italiani con contratto di lavoro a tempo pieno sarebbe ben al di sotto di quanto applicato a Berlino e dintorni.

Stando all’Istat, infatti, nella classifica del livello dei salari, l’Italia si piazzerebbe al 12mo posto nell’Unione Europea su 27, con un volume inferiore del 14,6 per cento rispetto a quanto applicato in Germania, del 13 per cento rispetto alla soglia media del Regno Unito e dell’11 per cento della Francia. Non mancano tuttavia le magre consolazioni: lo stipendio medio degli italiani è superiore del 25,9 per cento rispetto a quanto applicato nella più disastrata Spagna.

Nel dettaglio, l’Italia – apprendisti esclusi – avrebbe una retribuzione media oraria pari a 14,5 euro, collocandosi pertanto leggermente sotto la media dell’Unione monetaria, ma lievemente sopra a quanto applicato nella media dell’Ue. In termini assoluti, i 14,5 euro di retribuzione oraria sono superiori ai 14 euro per ora retribuita relativa all’intera Unione, e inferiori ai 15,2 euro in zona euro.

Ma dove si trovano i “nababbi” stipendiati d’Europa? La classifica Istat non lascia molto spazio all’immaginazione: le retribuzioni medie orarie più elevate si trovano in Danimarca, con 27,09 euro e, a seguire, in Irlanda (22,23 euro) e Lussemburgo (21,95 euro). A conferma delle enormi differenze continentali, basta inoltre gettare lo sguardo nei bassifondi della classifica, dove si trvano Bulgaria, con 2,04 euro, Romania, con 2,67 euro, Lettonia, con 3,78 euro, e Lituania, con 3,44 euro.

Sul fronte delle note metodologiche che hanno condotto all’elaborazione di tale confronto, in una nota l’Istituto nazionale di statistica ricorda come “nei confronti internazionali, al fine di tenere in considerazione le differenze della durata del lavoro e dei sistemi nazionali di welfare, è utilizzato generalmente l’indicatore della retribuzione lorda orario”. Il risultato sono dei dati armonizzati a livello europeo, che consentono “il monitoraggio, a cadenza quadriennale, dell’andamento del mercato del lavoro e delle retribuzioni nei diversi Paesi, fornendo rilevanti informazioni per l’orientamento delle politiche del lavoro e la valutazione del grado di competitività delle economie nazionali“.

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