Stipendi quasi fermi: ecco cosa sta succedendo in Italia e in Europa

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Secondo quanto riferiscono le ultime rilevazioni compiute dall’Istituto Nazionale di Statistica, nel corso del 2013 le retribuzioni orarie sarebbero cresciute solamente dell’1,4%, andando a consolidare il tasso di incremento più basso dal 1982, anno di inizio delle serie storiche Istat. A fronte di questa cattiva notizia c’è, tuttavia, la “positiva” novella (il virgolettato, visto i potenziali risvolti, è d’obbligo) derivante dal rallentamento della crescita dei prezzi (+ 1,2), che non hanno pertanto nuociuto sul potere d’acquisto degli italiani.

Al di là della breve riflessione di cui sopra, il bicchiere sembra essere sostanzialmente mezzo vuoto. Le retribuzioni dei dipendenti della pubblica amministrazione sono rimaste infatti invariate, mentre quelle del settore privato sono cresciute dell’1,8%, trainate prevalentemente dal settore dell’agricoltura (+ 2,7%), piuttosto che dai servizi privati (+ 1,9%) e dall’industria (+ 1,8%).

In quest’ultimo comparto, prestazioni migliori della media per il settore alimentare (+ 4,1%), per la chimica (+ 2,3%) e per la metalmeccanica (+ 2,2%), mentre nell’edilizia le retribuzioni sono cresciute solo di 0,4 punti percentuali. Tra i servizi privati, il commercio cresce del 2,1%, i pubblici esercizi e gli alberghi del 2,2%, il credito dell’1,8%.

Per quanto inoltre attiene il dato relativo ai rinnovi contrattuali, l’Istat evidenzia come alla fine del 2013 i lavoratori che attendeva la revisione del proprio contratto erano il 48,9% del totale, pari a 6,3 milioni di unità: tra questi, 2,9 milioni sono dipendenti pubblici con contratti scaduti da quattro anni. Per quanto invece concerne il solo settore privato, l’attesa del rinnovo contrattuale riguarda un terzo dei dipendenti, contro il 7,9% di un anno fa.

Infine, l’Eurostat aggiunge come nel corso del terzo trimestre del 2013 il tasso della propensione al risparmio delle famiglie nell’Ue a 17 Paesi membri sia stato praticamente stabile al 13% (12,9% nel trimestre precedente). Identiche riflessioni anche per il tasso di propensione al risparmio nell’Ue a 28, oggi pari al 10,7% (ex 10,8%). Ancora, l’Eurostat sottolinea come il reddito pro capite delle famiglie sia rimasto invariato in termini reali, visto e considerato che il reddito nominale è cresciuto della stessa entità proporzionale dei prezzi (+ 0,3 punti percentuali). A rimanere stabili sono anche i consumi, mentre il tasso degli investimenti delle imprese del vecchio Continente è calato dal 19,3% del secondo trimestre 2013 al 19% del terzo trimestre (18,9% nell’Ue a 28 Paesi membri).