Stipendi più alti al sud rispetto al nord

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Il senso comune – ma forse il semplice gioco degli stereotipi – parla di un sud Italia povero e immerso in una crisi perenne e irrisolvibile, e di un nord invece ricco e sviluppato. D’altronde, i dati dai quali l’opinione pubblica è bombardato ogni giorno parlano chiaro: se a settentrione una voce fa registrare una performance negativa, al meridione la performance è addirittura peggiore.

Un esempio: la disoccupazione giovanile al sud si aggira addirittura intorno al 61%, mentre il dato nazionale non supera il 46%. Eppure, nonostante tutto, è giunto insperato uno studio che rischia di capovolgere la percezione del legame tra le “due Italie”. Uno studio autorevole, in quanto realizzato dall’Università Bocconi e dall’Istituto Berkeley. La conclusione è quasi “copernicana” (visto che smentisce una verità praticamente scontata): al sud la gente è più “ricca” che al nord.

Si tratta di un’evidente semplificazione, ma che comunque restituisce la cifra dello strappo che lo studio ha provocato rispetto al pensiero comune. Lo studio parla di stipendi e di potere di acquisto. Ebbene, a parità di attività professionale, il potere di acquisto è superiore al meridione che al settentrione. Non si tratta di una conclusione giunta per il rotto della cuffia, magari perché – a conti fatti – è stata registrata qualche città del sud superiore al nord in base al criterio “potere d’acquisto”. E’ stato proprio una standing ovation, o una debacle (a seconda dei punti di vista).

La classifica vede infatti al primo posto Caltanissetta, al secondo Crotone, al terzo Siracusa e di seguito Taranto e Vibo Valentia. Tra i primi figurano, tra le settentrionali, solo Biella e Pordenone. Per il resto, da Roma in su le città sono protagoniste di un’altra classifica, quella del potere d’acquisto più basso. In questo caso si contano: Savona, Imperia, Rimini, Firenze e persino Milano.

E’ evidente che qualcosa non quadra. Le città del nord non dovrebbe essere più ricche? In verità il meccanismo per il quale il sud primeggia nella classifica del potere d’acquisto è molto semplice. La chiave di interpretazione è una sola: il costo della vita. Il costo della vita è diversissimo da città a città. Soprattutto, è diverso da settentrione a meridione. Talmente diverso da squilibrare i rapporti tra gli “stipendi di su” e “gli stipendi di giù”. Questo è vero soprattutto alla luce del fatto che, tradizionalmente, i salari tendono a essere omogenei in tutta Italia. Se i salari riguardano il settore pubblico l’omogeneità è praticamente obbligata. Questa ricerca apre la strada a molti dibattiti. In primis, quello dell’eterogeneità in cui l’Italia è immersa. E’ come se esistessero due nazioni all’interno di un unico Stato. In sé ciò non è un male, ma lo diventa quando la struttura delle istituzioni è centralistica.

Il secondo tema è legato al primo e fa al caso di alcune formazioni politiche, come la Lega Nord, che spingono verso una impostazione federalista. Secondo il Carroccio, gli stipendi dovrebbero essere modulati secondo il costo della vita e con essi tutti i prezzi che, attualmente, vengono decisi dall’amministrazione centrale.