Stiamo veramente peggio della Spagna?

spagna-vs-italia

La crisi morde, il pessimismo dilaga. L’Italia crolla rapidamente in tutte le classiche economiche e viene scavalcata in continuazione da paesi più o meno emergenti. E’ notizia recente che nel giro di qualche anno usciremo dal G8, sorpassati dalla Russia. Che qualcuno dei Brics possa crescere a discapito nostro è doloroso ma comprensibile; che, addirittura, a farci le pulci sia un paese in crisi come il nostro, è difficile da capire. Il rivale che ci tallona da dietro è nientemeno la Spagna.

I primi segnali del clamoroso sorpasso sono stati forniti dal capitolo spread. Il rendimento dei bonos spagnoli sta scendendo a un ritmo più intenso rispetto ai nostri btp. Altri segnali provengono direttamente dall’economia reale: alcune compagnie iberiche se la passano decisamente meglio rispetto ai nostri colossi. Basta un esempio su tutti: l’acquisto di Telecom da parte di Telefonica. Anche la crescita, madre di tutti i parametri, sorride più alla Spagna che all’Italia. La prima ha fatto segnare, nel terzo trimestre, un +0,1% del Pil – sostanziando l’ufficiale uscita dalla recessione – mentre la seconda ha fatto segnare un -0,2%.

Alla luce di questi dati sorge il dubbio: la Spagna sta veramente messa meglio di noi? La risposta va rintracciata nei dati non di questo periodo, ma degli anni passati. La spinta propulsiva degli iberici, infatti, non deriva da una situazione migliore della nostra ma da una questione fisiologica: in Spagna la crisi ha fatto ingenti danni a partire dal 2008, molto più ingenti che in Italia, che ha subito un peggioramento clamoroso solo nell’ultimo biennio.

Qualche numero che possa rendere l’idea. In Spagna la disoccupazione è passata dall’11,3% del 2008 al 27% del 2013; quella giovanile dal 24% al 52%. In Italia la disoccupazione è passata invece dal 6,7% al 12,5%, quella giovanile dal 21 al 40. Il debito Spagnolo, in questo quinquennio di crisi, è cresciuto dal 40 al 91%, quello italiano dal 111 al 133%. Sullo sfondo, un decremento del Pil omogeneo nei due paesi: -7% dal 2008 al 2013.

La Spagna oggi sta risalendo la china più in fretta dell’Italia perché ha toccato un fondo più “basso” del nostro. Il paese iberico, infatti, si è “macchiato” di un compromesso che ancora l’Italia non è stata costretta ad accettare: l’utilizzo dell’ESM, il meccanismo europeo di stabilità che i paesi possono utilizzare quando sono in difficoltà finanziaria. In sostanza, un mega prestito; la Spagna ha chiesto 40 miliardi per ristrutturare le banche, sull’orlo del collasso.

In Italia le banche non sono al collasso, almeno non tutte, ma il merito – per così dire – è della loro eccessiva prudenza. Prudenza che da un lato non li ha esposte a pericoli maggiori che altrove ma che ha condannati gli attori economici alla povertà. Gli istituti, semplicemente, non erogano più credito. E’ il credit crunch, fastidiosissimo e pericolosissimo granello che inceppa il meccanismo della crescita: niente soldi, niente investimenti, niente reddito.