Statali, arrivano nuove pagelle per impiegati: come funzionano

rinnovo contratti statali

Dalla riforma Brunetta in poi, gli impiegati statali non sono più una categoria considerata intoccabile. Devono anch’essi adeguarsi ai principi della produttività, essere sottoposti a valutazione, sono maggiormente controllati e puniti in caso di furbate. La differenza dipendenti pubblici-privati si sta via via assottigliando, e anche il Governo Gentiloni ha introdotto alcune novità che li riguardano. Sebbene le ultime novità introdotte dalla riforma Madia appaiano più flessibili rispetto alle disposizioni previste dalla riforma Brunetta. Definita proprio dall’attuale Ministro della funzione pubblica come “eccessivamente punitive”.

Vediamo in cosa consistono queste nuove pagelle per gli impiegati statali.

Come cambia valutazione impiegati statali

Occorre innanzitutto dire che le norme saranno applicate solo ai ministeri, anche se il documento dà delle indicazioni che potranno anche essere utilizzati per le altre pubbliche amministrazioni. Occorrerà che pure gli altri comparti firmino i contratti. E’ previsto un maggiore coinvolgimento dell’utenza finale nel dare un voto al servizio fruito, ma altra novità è la contrattazione con i sindacati per la definizione dei criteri, nonché la collettivizzazione degli obiettivi, che così diventano più della squadra (ad esempio un ufficio) anziché del singolo dipendente.

Come spiega Carlo Dell’Aringa, deputato Pd, nonché professore di Economia Politica all’Università Cattolica ed ex presidente dell’Aran (acronimo con cui ci si riferisce all’Agenzia per la rappresentanza negoziale della Pubblica Amministrazione), viene di fatto introdotto un meccanismo di “controllo sociale”. Vale a dire, non si è responsabili solo del proprio operato, ma pure di quanto fanno i colleghi del proprio ufficio.

Si parla quindi di una sorta di “Ciclo della performance” che parte da un piano che fissa gli obiettivi triennali, ma passa anche per la misurazione annuale, mettendo a punto un giudizio ragionato che utilizza come supporto anche le “indagini di customer satisfaction”. Le nuove linee guida sono molto più flessibili rispetto alla legge Brunetta, che ha introdotto per la prima volta la valutazione dei dipendenti statali. Il documento consta di 32 pagine, e non sembra aver però raggiunto il proprio obiettivo iniziale, vale a dire la semplificazione. Secondo gli analisti, al contrario, sembra alquanto complesso e rischia di rintrodurre i cosiddetti “premi a pioggia”. Infatti, se la Riforma Brunetta puntava a premiare/punire individualmente, la Riforma Madia si rivolge a tutta la squadra. Riducendo da un lato la gratificazione personale ma stimolando anche meno la voglia di comportarsi in maniera zelante del singolo impiegato.

I nuovi criteri sembrano comunque farraginosi come i precedenti – i quali però legavano i premi di risultato a quote pre-determinate per legge, a prescindere poi dai risultati effettivi ottenuti – la nuova normativa si pone come obiettivo, come dicevamo, quello di semplificare la precedente legge Brunetta. Portando ad una decentralizzazione, dato che i criteri scelti vengono lasciati alle singole amministrazioni. Tali criteri andranno poi stabiliti pure coi sindacati, che di solito hanno una forte preferenza per i premi proporzionali e indifferenziati. Si abbandonano, sempre come spiega Dell’Arringa, i precedenti criteri centralistici, aprendo ad una maggiore responsabilizzazione dei dipendenti statali.

Lo scetticismo riguarda comunque la valutazione da parte dell’utenza finale, specie in settori come scuola ed università. Poiché la valutazione potrebbe essere inficiata da “rischi di opportunismo”. Potrebbero sorgere casi di scambio di favori nel valutarsi, oppure giudizi vendicativi. Certo, l’ideale sarebbe affidare a terze parti queste valutazioni. Ma è molto difficile, di fatti ciò non avviene neanche nel privato.

La valutazione dei dipendenti non sarà affidata solo al superiore gerarchico, ma verranno coinvolte anche “figure intermedie”. Purché esse abbiano diretta visibilità sulla prestazione del valutato. Le nuove disposizioni danno anche spazio all’autovalutazione.

La riforma Brunetta

La riforma Brunetta (legge n. 15/2009, il n. 150 del 27 ottobre 2009) ha introdotto per la prima volta la «valutazione del personale», con la quale ci si riferisce ad una procedura organica e sistematica diretta ad assicurare che su ogni dipendente si svolga periodicamente un giudizio che serva a valutarne e individuarne, secondo criteri omogenei, il rendimento e le caratteristiche che si estrinsecano nell’esecuzione del lavoro.

Quattro sono i pilastri su cui poggia la valutazione del personale introdotta dalla riforma Brunetta

  1. Valutazione delle posizioni: si riferisce al ruolo organizzativo a prescindere dalla persona che lo ricopre. Essa serve a creare una classificazione del lavoro che permetta di retribuire le diverse posizioni organizzative (il cosiddetto job evaluation)
  2. Valutazione delle prestazioni (performance): il modo in cui una persona occupa la propria posizione di lavoro. Viene attuata in vista di un miglioramento della prestazione del lavoratore rispetto ai compiti assegnati
  3. Valutazione del potenziale: individuazione delle caratteristiche che rendono una persona potenzialmente in grado di occupare posizioni di maggiore responsabilità. Il suo obiettivo è quello di migliorare e definire i rapporti tra organizzazione e lavoratore, nonché migliorare il dipendente, sviluppando gli aspetti positivi, correggendone le lacune, individuandone le necessità di formazione e addestramento. E, dove se ne presenta occasione, svilupparne pure la carriera.
  4. Valutazione delle competenze: il target dei sistemi di valutazione diventa l’individuo e l’insieme di capacità, esperienze, conoscenze da esso detenute.

La valutazione, per raggiungere gli obiettivi sperati, deve porsi quale parte integrante di un processo continuo e al contempo porsi come valido strumento per far conoscere al lavoratore (valutato) le aspettative che l’Ente (valutatore) ha verso di lui. Certo, non esistono modelli modelli di valutazione validi in assoluto. Ogni amministrazione deve adottare le soluzioni tecniche più adeguate alle proprie caratteristiche organizzative, ai contenuti professionali del personale in servizio e alle proprie funzioni ed obiettivi.

Comunque, ai fini della gestione del personale (che incorpora retribuzione, sviluppo, formazione e carriera) la valutazione delle prestazioni resta quella mediamente più adatta a tutti i contesti lavorativi.

La riforma ha riguardato tutti i dipendenti pubblici, tranne i cosiddetti “non contrattualizzati”, vale a dire il personale a cui non si applica il d. lgs. n. 165/2001: le forze di polizia, i dipendenti della categoria prefettizia, i magistrati, i docenti universitari e così via. La fase di programmazione della valutazione inizia con una prima fase in cui vengono predisposti ed assegnati gli obiettivi, i quali vengono collegati alle effettive risorse economiche a disposizione. Dopo di che, si avrà una valutazione intermedia della performance, dove saranno adottati gli eventuali correttivi necessari. La valutazione deve basarsi sugli obiettivi e indicatori contenuti nella programmazione triennale. La scelta dell’arco temporale di 3 anni risponde alla logica di rafforzare il ruolo della programmazione.

Ogni amministrazione è chiamata a redigere un sistema di misurazione e valutazione della performance e tutte devono svolgere questa attività, che deve riferirsi sia alle performance delle strutture sia a quelle individuali (personale dipendente). Il decreto legislativo prevede l’intervento dell’organismo preposto al controllo di gestione, il quale si concretizza utilizzando le sue risultanze come base su cui effettuare le verifiche necessarie. Si rende necessario individuare coloro che devono svolgere la funzione di misurazione e valutazione delle performance.

Marianna Madia chi è

Chi è Marianna Madia, Ministro senza portafoglio per la semplificazione e la pubblica amministrazione? È figlia del giornalista, attore e politico Stefano Madia e di Mita Messina, nonché pronipote di Giovanni Battista Madia, detto Titta, avvocato, politico e giornalista italiano.

Dopo essersi laureata con lode in scienze politiche all’Università La Sapienza di Roma, si è specializzata all’Istituto di Studi Avanzati di Lucca, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in economia del lavoro. Collabora con l’ufficio studi dell’Agenzia di ricerche e legislazione (AREL) di Enrico Letta, fondata da Nino Andreatta. Dal giugno 2012 è membro del comitato direttivo dell’Arel. Dal 2011 è componente del comitato di redazione della rivista Italianieuropei.

Ha fatto parte della segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta durante il governo Prodi dal 2006 al 2008. Per Rai Educational crea e scrive la prima serie del programma E-cubo (Energia Ecologia Economia). È comparsa in un cameo nel film del 2013 Pazze di me, prodotto dal marito Mario Gianani. Entra in Parlamento nel 2008, nelle file del Pd e viene nominata membro della Commissione permanente XI Lavoro pubblico e privato. Fu presa di mira per la sua carriera politica fulminea data una sua relazione sentimentale con il figlio di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica in quegli anni e decano del centrosinistra.

Nel 2009, Marianna Madia è stata una dei 22 parlamentari PD risultati assenti quando si doveva votare il cosiddetto “scudo fiscale” voluto dall’allora Governo Berlusconi in carica il giorno 2 ottobre 2009. Il provvedimento è passato per soli 20 voti e pertanto la presidenza del gruppo PD alla Camera ha deciso di prendere provvedimenti al riguardo nei confronti degli assenti ingiustificati. La Madia, che in quelle ore era su un volo diretto in Brasile, si è giustificata dicendo che non si trattava di un viaggio di vacanza, ma si stava recando nel paese carioca per accertamenti clinici.

Si candida alle primarie del Partito Democratico del 30 dicembre 2012 dove ottiene circa 5mila preferenze, ponendosi in posizione utile per l’elezione alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Lazio 1 alle politiche dell’anno successivo. Di fatti, viene rieletta alla Camera e pure confermata membro della Commissione lavoro.

Nel giugno del 2013, in un’iniziativa pubblica con l’ex ministro del governo Monti, Fabrizio Barca, lancia delle forti critiche al Partito Democratico nazionale e romano, soprattutto in relazione alle primarie per la scelta dei parlamentari svoltesi l’anno precedente. Non proprio cristalline. Le sue dichiarazioni saranno riportate anche l’anno successivo, quando, in occasione dell’inchiesta giudiziaria Mafia Capitale, vengono incriminati alcuni esponenti del PD romano.

Il 9 dicembre 2013 diviene membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, con a capo il nuovo segretario nazionale Matteo Renzi, con il ruolo di responsabile per il lavoro. Il 22 febbraio 2014, con Renzi diventato Premier dopo aver stravinto le primarie del Pd e scalzato Letta allora in carica (simbolo dell’avvicendamento è diventata la foto del passaggio di consegne del campanello tra i due), viene nominata Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione della Repubblica Italiana. Incarico che gli sarà confermato anche con il successivo Governo Gentiloni.

La riforma Madia ha introdotto alcune importanti novità nella Pubblica amministrazione:

  • la cittadinanza digitale con l’adozione di un PIN unico del cittadini per accedere online a tutti i servizi della pubblica amministrazione
  • un sistema di autorizzazioni con tempi e regole certe per chi investe
  • una maggiore trasparenza e accessibilità di dati e documenti pubblici con l’adozione di un Freedom of Information Act
  • testi unici nelle principali materie tra le quali il pubblico impiego e le società partecipate.

Il Ministro Marianna Madia è stata anche oggetto di critiche per le sue posizioni contro i matrimoni gay, l’eutanasia e l’aborto. Inoltre, è stata accusata di volta-faccia nel 2013, visto che prima era più vicina ai bersaniani e poi è finita nell’entourage di Renzi.

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