Start Up: quale metodo funziona?

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Ormai sentiamo sempre più spesso parlare di start up, costituite per lo più da giovani rampanti con idee innovative e molte skills nell’ambito digital. Tuttavia, prima di procedere allo sviluppo dei vari step per avviare una lean start up, va affrontato un discorso a monte più generico. Ad oggi, nel 2017, il concetto stesso di start up è stato mal interpretato e per certi versi stravolto. Siamo negli anni di quelli che Tim Ferris definisce “young rich” dove giovani da ogni parte del mondo riescono ad ottenere grazie ad un app o più in generale grazie ad un’idea, fonti praticamente infinite di ricchezza e nel giro di pochissimo tempo, riuscendo così anche a lavorare solo 4 ore al giorno da remoto. Niente da contestare in tutto ciò, se non che in molti fanno una mal interpretazione del concetto di start up. Si cerca di avviare un’impresa con spirito imprenditoriale, quando si cercano di raggiungere determinati risultati, ma piuttosto per risolvere un problema comune della gente di tutti i giorni. Non si punta a diventare imprenditori per diventare ricchi.

Cos’è una start up?

Ci riempiamo spesso la bocca di parole di cui non conosciamo bene il significato, cosa significare start up realmente? Generalmente con queste due paroline si intende quella fase iniziale, la fase di lancio e di guida fino alla cosiddetta exit, di una nuova società. Tuttavia, è più corretto parlare di start up quando si fa riferimento a business innovativi e scalabili in maniera alternativa, in maniera intelligente. Il volume di affari deve poter crescere in maniera esponenziale. start up

Le lean start up

Questo nuovo approccio richiede l’immissione forzata sul mercato o direttamente di nuovo prodotti/servizi o di prodotti/servizi già esistenti ma ripensati in una maniera nuova. Tutto ciò implica dunque una ricerca di un nuovo segmento di clienti da riformare e quindi, per forza di cose, anche un business plan ultra dettagliato da rispettare prima di avviare il vero e proprio test per verificare se quest’idea funziona o meno.

Uno startuppper tradizionale allora agirà in questo modo: rifletterà su un piano, programmerà il tutto e aspetterà fino a che non avrà in mano ogni possibile situazione che potrà manifestarsi davanti ai suoi occhi per decidere come agire di conseguenza e cercare di anticipare il tutto. Tutto ciò può funzionare, ma ha un lato negativo assolutamente non trascurabile: richiede molto, moltissimo tempo. Cosa può succedere nel frattempo? Qualcuno può arrivare prima con un’idea più vincente, qualcuno può replicare il nostro modello di business e quindi in un modo o nell’altro finiremo per bruciare la nostra occasione.

Un approccio vincente con “Eric Ries”

Eric Ries, marketer, blogger e autore del libro “Lean Start Up” ha studiato un metodo più intuitivo e meno dispendioso sotto ogni punto di vista che permette a ogni neo imprenditore di cominciare con più leggerezza. Si parte chiaramente da una chiara ed attenta delineazione del soddisfacimento dei bisogni del cliente, ma non ci si deve fermare lì. Eric ha sottolineato che non tutto quello che non soddisfa alcun bisogno viene rifiutato dal mercato e ci porta automaticamente a perdere nella nostra fase di lancio. Il suo è piuttosto un’approccio sinergico, olistico. C’è bisogno di test continui tra prodotto e cliente, utente finale e di continua calibrazione sulla base dei feedback ottenuti. Le sue tre keywords più utilizzate sono appunto “build, measure e learn”, proprio per garantire l’efficacia di ciò che si sta offrendo al pubblico.

Questo approccio sembra così riuscire a risolvere molti problemi di molte presunte start up che vengono fondate e che poi non si sviluppano, che rimangono appese in sospeso e trovano sempre motivazioni per non buttarsi e non partire mai.

 

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