Start up: le previsioni di Paul Kedrosky

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Paul Kedrosky è un imprenditore canadese, venture capitalist e membro della fondazione Kauffman per l’imprenditorialità. Dal magazine online Read Write ha raccontato come sarà il 2013 per le start up. In particolare, ha rintracciato le cinque sfide che le sturt up dovranno affrontare quest’anno.

1. La “lentezza” degli acceleratori.

Gli acceleratori di start up sono programmi, organizzati da istituzioni, fondazioni o società, che hanno lo scopo di facilitare le prime fasi di vita di un’impresa. In poche parole, finanziano. Ebbene, gli acceleratori quest’anno si dimostreranno meno generosi. In linea di massima, subiranno variazioni sia l’entità media della donazione sia il numero di donazioni. La media delle donazioni passerà dai 150mila euro del 2012 a 80mila euro. Per quanto riguarda il numero, valga un esempio per tutti. Uno dei maggior acceleratori del mondo, Y Combinator, quest’anno aiuterà solo 50 aziende, in luogo delle 84 aziende dell’anno scorso.

2. Il cambio di rotta degli investitori.

Fino all’anno scorso, gli investitori si accontentavano anche di aziende dal profitto non altissimo ma dall’enorme numero di contatti. E’ questa la ragione della proliferazione delle imprese che avevano i servizi internet ai consumatori come core business. Molte di queste imprese sono fallite nel brevissimo periodo, evento traumatico che ha fatto cambiare idea agli investitori. In buona sostanza, il criterio prioritario del 2013 sarà il profitto. Potete avere ottime idee, potete avere un numero spropositato di contatti, ma se non incominciate a guadagnare fin da subito incontrerete difficoltà a trovare investitori.

3. La diaspora dei grandi talenti.

Più che una sfida è un’opportunità. La crisi ha fatto fallire molte aziende e alcune di queste calcolavano tra il proprio personale un discreto numero di talenti. Ebbene, ora sono sul mercato. Sta alle nuove start up individuare questi talenti prima della concorrenza.

4. Il coraggio dei fondi pensione.

Questo consiglio vale soprattutto per gli anglosassoni. Quest’ultimi, infatti, sono attivi soprattutto oltreoceano. I fondi pensioni, dopo un’iniziale periodo d’incertezza, stanno ricominciando a investire nei capitali a rischio. Questo perché vengono considerati come il “biglietto della lotteria” nel proprio portafogli. Un buon portafogli riserva un po’ di spazio a scommesse del genere.

5. L’estinzione degli ecosistemi.

L’ecosistema di start up più famoso è quello di Silicon Valley. Nei paesi Bric i governi hanno cercato di ricreare degli ecosistemi nei propri paesi investendo molto nella ricerca. Il processo di creazione è andato a buon fine, peccato che dopo un anno di crisi stiano crollando a mo’ di effetto domino. Il consiglio, dunque, è quello di non scegliere la zona geografica, ma le idee.

Kedrosky, infine, riserva alcuni consigli “senza tempo” alle start up. Ritorna alla questione “acceleratori”. In buona sostanza, sconsiglia alle start up di fidarsi di quegli acceleratori che promettono il successo: è indice di scarsa affidabilità. Consiglia, inoltre, di puntare sulle idee e non cercare scorciatoie. Ciò aumenterà il potere contrattuale: una start up che ha in mano una buona idea ha più potere, nonostante la sua posizione di “richiedente”, dell’acceleratore con cui si confronta.