Standard&Poor’s: Italia fuori da recessione ma ripresa tiepida

L’agenzia di rating Standard&Poor’s ha appena pubblicato l’ultimo suo report intitolato “Ripresa superficiale dell’Italia”, dove si legge “L’economia italiana sta finalmente uscendo dalla recessione dopo 3 anni e mezzo di contrazione. Tuttavia, è probabile che la ripresa sia tiepida a causa della bassa crescita dei salari e dell’alto tasso di disoccupazione che frenano la domanda dei consumatori più che in altri paesi della zona euro”.

Il capo economista Jean-Michel Six analizza la situazione economica del nostro paese e sottolinea come stia migliorando la fiducia delle imprese e dei consumatori e come stiano crescendo gli investimenti privati, le scorte nel settore edile e le esportazioni (ma meno di quanto avviene in Germania, Francia o Spagna e con la crescente preoccupazione derivante dai paesi emergenti, Cina su tutte).
D’altro conto, viene sottolineata l’esigenza di nuovi importanti investimenti, in quanto la ripresa rimane comunque più debole rispetto agli altri paesi dell’euro. Nella prima metà del 2015 l’Eurozona è infatti cresciuta dell’1,2%, mentre l’Italia ha fatto registrare solo un +0,7%. Il consistente calo dei prezzi dell’energia ha dato fiato al potere d’acquisto e ai consumi delle famiglie ma, nonostante i consumatori del Belpaese abbiano ottenuto gli stessi benefici sulle bollette, l’aumento delle spese è rimasto inferiore alle altre principali economie europee, in particolare quella spagnola.
Alla base di questo ritardo nella crescita, la disoccupazione ancora a livelli record e il mancato incremento degli stipendi italiani: gli esperti di S&P credono che il Jobs Act introdotto a marzo non mostrerà a breve effetti positivi.

Un capitolo a parte, lo merita il comparto bancario italiano. Il rapporto S&P sottolinea come questo rimanga vulnerabile e non sia in una posizione ideale per sostenere gli investimenti privati: “Rispetto alla media europea, il Rapporto NPL (i crediti deteriorati, ndr) è più di quattro volte superiore ed è aumentato ad un ritmo molto più veloce. È cruciale, oltre l’80% delle sofferenze bancarie sono nel settore corporate”.