Stablecoin diventano banche: la tesi di a16z sul nuovo stack della finanza globale

Per a16z le stablecoin stanno riassemblando la finanza globale in 3 livelli: blockchain, banche e applicazioni. Volume Q1 2026 a $4.500 mld. La tesi e cosa significa.

$4.500 mld
Il volume rettificato di transazioni stablecoin nel solo primo trimestre 2026, secondo a16z. Per anni le stablecoin sono andate a caccia di una storia: ora la stanno trovando, e non è quella che molti si aspettavano.

La tesi

Per a16z crypto, una delle case di venture capital più autorevoli del settore, le stablecoin stanno dando vita a una nuova forma di “banking-as-a-service”: non più fintech che noleggiano licenze bancarie su sistemi legacy, ma aziende che costruiscono direttamente su rotaie onchain. Il nuovo stack si articola su tre livelli ovvero blockchain specializzate, banche connesse e applicazioni convergenti. I pagamenti sono il primo atto; il credito è il secondo, e probabilmente più importante.

La tesi di a16z in due righe: “banking-as-a-service” versione stablecoin

Il 27 aprile 2026 a16z crypto, una delle case di venture capital più autorevoli del settore, ha pubblicato uno dei post che resterà come riferimento dell’anno: “The new stack for global finance: Stablecoins edition”.

Lo firmano Noah Levine, Guy Wuollet e Robert Hackett, ed è una mappa di come la finanza si sta riassemblando attorno alle stablecoin. La tesi è semplice ma forte: le stablecoin stanno dando vita a una nuova forma di banking-as-a-service. L’onda precedente era fatta di fintech che affittavano licenze bancarie per innestarsi sui sistemi legacy. Questa è diversa: aziende che costruiscono direttamente su infrastruttura onchain, con wallet self-custodial, e che mettono insieme conto, pagamenti, FX e credito in prodotti finanziari completi.

Si muovono un pò tutti i colossi nel settore. Stripe ha comprato Bridge (per le stablecoin) e Privy (per i wallet); Mastercard ha comprato BVNK (per il rail di pagamento stablecoin).

Sono mosse di consolidamento: i grandi nomi si stanno assicurando pezzi dello stack prima che si stabilizzi. Sullo sfondo, il GENIUS Act statunitense ha messo nero su bianco un quadro federale per le stablecoin, e ha innescato una corsa tra gli emittenti per ottenere l’OCC National Trust Charter, che dà legittimazione regolamentare e, se in futuro arrivasse l’accesso diretto ai rail della Federal Reserve, un posto al tavolo dei pagamenti globali.

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Cosa dicono i numeri: le stablecoin sono già infrastruttura

Prima di entrare nello stack, vale la pena guardare i numeri pubblicati nel post del 24 aprile, “9 charts on what stablecoins are becoming”.

Il volume rettificato delle transazioni in stablecoin nel primo trimestre 2026 ha raggiunto circa 4.500 miliardi di dollari, in forte accelerazione dopo il GENIUS Act. La velocity, cioè quante volte ogni dollaro di stablecoin in circolazione gira in un mese, è raddoppiata da inizio 2024, passando da 2,6 volte a 6 volte: il segnale di un network di pagamento reale, dove il denaro viene usato e non solo detenuto.

Il segmento Consumer-to-Business (acquisti dei privati presso esercenti) è cresciuto del 128% in un anno, passando da 124,9 a 284,6 milioni di transazioni nel 2025. Sui pagamenti veri, escludendo trading, treasury ed exchange, la stima è di 350-550 miliardi di dollari nel 2025.

Sul fronte geografico, quasi due terzi del volume di pagamenti nasce in Asia (Singapore, Hong Kong, Giappone), un quarto in Nord America, il 13% in Europa, e una fetta più piccola in America Latina e Africa, che però sono i mercati dove l’adozione cresce più in fretta.

Quattro indicatori che mostrano il salto da strumento da trader a infrastruttur

Quattro indicatori che mostrano il salto da strumento da trader a infrastruttura. Fonte: a16z crypto, “9 charts on what stablecoins are becoming”.

$4.500 mld
Volume rettificato di transazioni stablecoin nel Q1 2026 secondo a16z
+128%
Crescita anno su anno delle transazioni Consumer-to-Business nel 2025
La velocity delle stablecoin oggi, contro 2,6× a inizio 2024

Il nuovo stack a tre livelli

Il cuore del post a16z è la “mappa” del nuovo stack. Non un’unica tecnologia che fa tutto, ma una pila di tre livelli che si stanno componendo, ognuno con dinamiche e player diversi.

Il nuovo stack della finanza globale secondo a16z: tre livelli che si compongono

Il nuovo stack della finanza globale secondo a16z: tre livelli che si compongono. Fonte: a16z crypto.

Livello 1: le tre categorie di blockchain

Il presupposto che tutte le blockchain competano per gli stessi use case sta cadendo. Per a16z sono emerse tre categorie distinte. Le blockchain general-purpose come Solana ed Ethereum (con i suoi grandi Layer 2) restano la casa dei mercati di capitali crypto: trading, prestiti, DeFi. Un mercato grande e durevole, che però da solo non basta.

Le blockchain payments-specific, come Tempo (Stripe) e Arc (Circle), sono una categoria nuova, nata esplicitamente per i servizi finanziari: gas fee pagate direttamente in stablecoin, garanzie di privacy e, soprattutto, costi di transazione prevedibili, un dettaglio che per una fintech che processa milioni di pagamenti è importante.

Le institutional networks come Canton, infine, sono pensate per entità regolamentate che hanno bisogno di programmabilità e privacy senza rinunciare alla compliance richiesta dalla legge, è la categoria su cui banche e asset manager stanno iniziando a costruire.

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Livello 2: banche e issuer

Per anni il settore banking è stato il collo di bottiglia del cripto: rapporti bancari difficili da stabilire, facili da perdere, fonte di rischio esistenziale. Quel quadro non è sparito, ma si è alleggerito: un gruppo di banche “crypto-friendly” sta costruendo la connettività con i sistemi fiat tradizionali.

Il problema di on-ramp e off-ramp e cioè convertire dollari in stablecoin e viceversa, sta diventando fattibile. In parallelo si è scatenata la corsa degli emittenti per l’OCC National Trust Charter americano. La posta è doppia: nel breve, legittimazione regolamentare; nel lungo, la possibilità, se i regolatori la concedessero, di accedere direttamente ai canali della Federal Reserve, finendo dentro il cuore del sistema dei pagamenti.

C’è poi il problema del “last mile”: la liquidità tra stablecoin e valute locali, ancora sottile nei mercati emergenti. Tre canali stanno chiudendo il gap: FX provider compatibili con le stablecoin (OpenFX, XFX), exchange regionali con relazioni fiat profonde (Bitso in America Latina, Yellowcard in Africa, Coins.ph nel sud-est asiatico) e, in prospettiva, banche che regolano direttamente FX in stablecoin.

Livello 3: applicazioni, la convergenza neobank + wallet

Al livello delle applicazioni due dinamiche stanno cambiando il quadro. La prima è la convergenza tra fintech neobank e wallet crypto.

Gli exchange stanno aggiungendo conti virtuali, carte e rewards; le neobank stanno integrando crypto e prodotti d’investimento tradizionali. La distinzione tra queste categorie si sta restringendo in fretta, e il punto d’arrivo, secondo a16z, è una sola applicazione finanziaria unificata, capace di servire utenti crypto-nativi e utenti mainstream da un’unica interfaccia.

La seconda è l‘adozione delle stablecoin per il banking aziendale, soprattutto in mercati dove l’accesso al dollaro è limitato o costoso, gran parte di America Latina, Africa subsahariana e sud-est asiatico. Lì le stablecoin permettono pagamenti a fornitori, incassi globali e gestione di tesoreria in dollari, senza un conto bancario americano e senza catene di banche corrispondenti.

L’accesso al dollaro è il “cuneo”: una volta che un piccolo imprenditore a Lagos o un freelance a Buenos Aires ha un saldo stabile in dollari, gli si apre l’accesso a un’intera suite di prodotti, credito, investimenti, gestione del risparmio, assicurazioni.

Livello dello stackCosa contiene
3. ApplicazioniConvergenza neobank + wallet crypto · super-app B2B per dollar access (LatAm, Africa, SEA) · credito onchain
2. Banche e issuerIssuer in corsa per OCC Trust Charter (post-GENIUS Act) · bank connectivity · last-mile FX (Bitso, Yellowcard, OpenFX)
1. BlockchainGeneral-purpose (Solana, Ethereum L2) · payments-specific (Tempo di Stripe, Arc di Circle) · institutional (Canton)

Riepilogo dello stack a tre livelli con i componenti chiave di ciascuno. Fonte: a16z crypto.

Le stablecoin si fanno locali, non globali (la sorpresa del 2026)

Una delle scoperte più controintuitive del 2026 è che le stablecoin si stanno usando soprattutto dentro i paesi, non tra paesi.

La quota di transazioni intra-paese è passata da circa il 50% di inizio 2024 al 75% di inizio 2026, mentre la quota cross-border scende. Era esattamente l’opposto di quello che molti si aspettavano: non più solo strumento di rimessa e di scambio internazionale, ma mezzo di pagamento locale che gira su reti globali.

Il caso più evidente è il Brasile, dove la stablecoin BRLA, ancorata al real, è passata da volumi prossimi allo zero a circa 400 milioni di dollari al mese di trasferimenti, integrata con il sistema di pagamenti istantanei PIX. Anche l’Europa, dopo il pieno effetto di MiCA a fine 2024, ha consolidato un mercato persistente per stablecoin non-USD che oscilla tra 15 e 25 miliardi di dollari al mese: un segmento prima inesistente che la regolamentazione ha creato.

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Il secondo atto: il credito onchain

Se i pagamenti sono il primo atto, il credito è il secondo, e probabilmente il più importante.

La logica è semplice: man mano che i saldi in stablecoin crescono, cresce la domanda di farli fruttare. Aziende con tesorerie in stablecoin vorranno impieghi produttivi, protocolli avranno bisogno di liquidità, utenti finali vorranno prendere a prestito.

Il risultato, scrive a16z, è inevitabilmente un nuovo mercato del credito onchain, non quello speculativo dei primi anni della DeFi, dove si prestavano crypto per scommettere su altre crypto, ma qualcosa di più simile al credito produttivo per cui il banking è nato: formazione di capitale, prestiti contro asset reali e crediti commerciali, finanziamenti per imprese in mercati dove le banche locali sono inadeguate o assenti.

a16z propone un parallelo con il private credit. Negli ultimi dieci anni, mentre le banche si ritiravano da certe categorie di prestiti sotto pressione regolatoria, i fondi di private credit hanno colmato il vuoto, crescendo da nicchia a mercato da svariati trilioni di dollari.

Il credito onchain, secondo a16z, può seguire una traiettoria simile: capitale che si forma fuori dal sistema bancario tradizionale, in nuove strutture, per servire prenditori che il sistema legacy non serve.

La differenza è l’infrastruttura sottostante: aperta, programmabile e globale.

Geopolitica: dollar dominance amplificata

Per gli individui e le imprese che ottengono accesso a un nuovo sistema finanziario globale, è un’emancipazione economica concreta: protezione dalle svalutazioni delle valute locali, accesso ai rail di pagamento mondiali, possibilità di operare nella valuta più liquida del mondo.

Un contadino dell’Africa subsahariana, un manifatturiero del sud-est asiatico o un piccolo importatore latinoamericano possono oggi detenere, transare e risparmiare in dollari senza un conto bancario americano, senza correspondent banking, senza i gatekeeper che fino a ieri rendevano il dollaro un privilegio. È una cosa nuova davvero.

Per gli Stati Uniti, invece, è un’amplificazione di potere. Il dominio del dollaro è stato per un secolo garantito dalle istituzioni (FMI, Banca Mondiale, correspondent banking, accordi bilaterali).

Le stablecoin aggiungono un canale nuovo e diretto: ogni wallet che detiene dollari è un nodo della rete del dollaro, capace di regolare valore tra due punti qualsiasi in pochi secondi e a costi minimi.

Più si diffonde, più diventa prezioso per tutti, potenzialmente approfondendo la penetrazione del dollaro in economie dove finora era marginale. Per a16z, leggi come il GENIUS Act non sono solo regolamentazione: sono una scommessa di stato sul fatto che l’infrastruttura stablecoin serva la primazia del dollaro nel lungo termine.

Cosa significa per chi investe dall’Italia

In primo luogo, è importante ricordare la natura della fonte: a16z è un venture capital con investimenti diretti nel settore stablecoin, quindi la sua tesi è anche, inevitabilmente, una tesi sul valore delle proprie società in portafoglio.

Detto questo, i numeri citati arrivano da fornitori indipendenti (Allium, Dune, McKinsey) e sono coerenti con altre fonti del 2026, come la Crypto Theses di Messari.

In secondo luogo, la storia interessante per chi vive in un’economia in euro non è il “dollar access”, che riguarda i mercati emergenti, ma il consolidamento di un mercato europeo per stablecoin non-USD, e la possibilità che le banche italiane integrino in modo crescente prodotti stablecoin per i pagamenti B2B.

Infine, è bene tenere a mente che il “secondo atto” del credito onchain, per quanto promettente, è ancora in costruzione, e ogni investimento in token legati a questo tema va valutato col rigore di un’ipotesi di lungo periodo.

Si parla di scenari e probabilità, non di certezze, e niente di tutto questo è consulenza finanziaria.

Domande frequenti

Cosa significa che le stablecoin diventano “banking-as-a-service”?

Vuol dire che le funzioni tradizionali di una banca, conto, pagamenti, cambio valuta, credito, vengono ricostruite direttamente su infrastruttura blockchain, senza passare per le licenze e i sistemi legacy del sistema bancario. Per chi le usa, si traducono in prodotti finanziari end-to-end accessibili senza dover aprire un conto bancario tradizionale.

Le stablecoin sono ancora soprattutto uno strumento da trader?

No, e questa è la novità più rilevante. I dati di a16z mostrano che la velocity è raddoppiata (2,6 → 6×), le transazioni Consumer-to-Business sono cresciute del 128% in un anno e i pagamenti veri, al netto di trading e tesoreria, valgono 350-550 miliardi di dollari nel 2025. La componente speculativa esiste ancora, ma quella di pagamento e infrastruttura è ormai dominante.

Perché si parla di “credito onchain” come prossimo passo?

Perché ogni dollaro detenuto in stablecoin cerca un impiego produttivo. Con il mercato che si avvicina ai trilioni di dollari, è inevitabile che si sviluppino prestiti, linee di credito e mercati di capitale onchain. La differenza con la DeFi delle prime ondate, scrive a16z, è che il credito sarà legato ad attività economiche reali, non più solo speculative.

In sintesi

E siamo arrivati alla fine di questa ricerca. La tesi forte è che le stablecoin smettono di essere uno strumento da trader e diventano l’infrastruttura su cui si sta riassemblando la finanza globale, divisa in tre livelli: blockchain specializzate, banche connesse e applicazioni convergenti.

I numeri come 4.500 miliardi di volume nel Q1, velocity raddoppiata, transazioni commerciali in crescita esponenziale, confermano che la transizione è già in corso.

La domanda vera, che a16z lascia aperta, non è più “se” le stablecoin diventano sistema, ma quali aziende e quali paesi siederanno al tavolo della prossima generazione del banking globale.

In sintesi
a16z disegna lo stack della finanza globale su tre livelli: blockchain (general-purpose, payments-specific, institutional), banche e issuer (post-GENIUS, OCC Trust Charter), applicazioni (neobank + wallet convergenti).
Le stablecoin sono già infrastruttura: $4.500 mld di volume nel Q1 2026, velocity raddoppiata a 6×, transazioni Consumer-to-Business +128% YoY, $350-550 mld di pagamenti veri nel 2025.
La sorpresa è che si fanno locali, non globali: la quota intra-paese è salita da ~50% a ~75% in due anni. Il prossimo atto è il credito onchain produttivo, sul modello del private credit.
Fonti

a16z crypto
The new stack for global finance: Stablecoins edition (27 aprile 2026)
9 charts on what stablecoins are becoming (24 aprile 2026), autori Noah Levine, Guy Wuollet, Robert Hackett, Jeremy Zhang.

Contenuto a scopo informativo. Non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all'investimento.

Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.

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