Squilibri monetari 2015, come mettere al sicuro i Risparmi

Il 2015 non sarà un anno tranquillo per le valute. Anzi, venti di cambiamento spirano in tutti i continenti e soprattutto in quello che, almeno da questo punto di vista, è sempre figurato tra i più docili: l’Europa. Il momento è decisivo, anche perché se da un lato il dollaro rischia di rafforzarsi sulla scorta della ripresa economica (che in teoria dovrebbe spingere a un innalzamento dei tassi) dall’altro la moneta unica rischia di deprezzarsi per effetto del Quantitative Easing, il bazooka prima lungamente annunciato e poi varato dalla Bce di Mario Draghi.

In mezzo, come al solito, i risparmiatori. Gli effetti del “nuovo corso monetario” si abbatteranno su tutti, pesci piccoli e squali. Dunque, come difendersi?

A questa domanda ha cercato di rispondere Andrea Gennai de Il Sole 24 Ore. Le prospettive, secondo il giornalista, sono tre, e riguardano ovviamente l’euro.

Cosa succede se l’euro scende

E’ lo scenario più favorevole, almeno per gli europei. Se il contribuente, per esempio, acquista titoli di Stato, bond o altre obbligazioni in euro, nella peggiore delle ipotesi non cambierà nulla: la valuta con la quale si spende è la stessa valuta con il quale è stato realizzato l’investimento.

Nella migliore delle ipotesi, il contribuente avrà acquistato titoli di Stato, bond o obbligazioni di altri paesi, e quindi in altre valute. In parole povere è come se avesse venduto euro per acquistare dollari, piuttosto che yen o sterline. Durante il periodo di investimento, se la moneta unica sarà scesa, al momento del rimborso l’investitore si troverà con più euro di quanti si aspettasse all’inizio dell’investimento.

Se l’euro si indebolisce, Gennai consiglia l’investimento più tradizionale che ci possa essere: i titoli di Stato non europei (o europei ma non in euro come quelli Uk o polacchi). L’alternativa migliore è investire nei titoli di Stato svizzeri, dal momento che la rivalutazione del franco sull’euro è praticamente cosa certa, vista il recente abbattimento della soglia.

Per i più facoltosi, una soluzione può essere il risparmio gestito (fondi non in euro). In genere, hanno un ritorno molto superiore ai titoli di Stato o alle obbligazioni, dal momento che vengono affidati ai migliori gestori in circolazione. Il consiglio, ovviamente, è quello di diversificare: si tratta comunque di strumento a medio-alto rischio, dunque occorre difendersi in questo senso.

Come succede se l’euro sale

E’ lo scenario meno favorevole. La migliore delle ipotesi si verifica solo se l’investitore ha acquistato strumenti finanziari in euro. Dal momento che il meccanismo è lo stesso, e dal punto di vista dell’investitore, non è cambiato nulla.

La peggiore delle ipotesi si verifica invece se si è deciso di volgere lo sguardo oltre i confini nazionali. Se l’euro sale, le altre valute si indoboliscono. Questo vuol dire che il ritorno dell’investimento sarà inferiore rispetto a quanto pronosticato, proprio a causa di questo trend.

Andrea Gennai per questo scenario consiglia due strumenti finanziari. Il primo è rappresentato dagli ETN, prodotti che funzionano a mo’ di indice clone, dal momento che replicano l’andamento dell’euro contro il dollaro, ma solo se questo è al rialzo. Lo strumento in questo, aumenta di valore solo se la moneta unica sale.

Il secondo strumento è rappresentato dai covered warrant. Il meccanismo è lo stesso, solo che qui il sottostante è proprio il cambio euro-dollaro.

Cosa succede se l’euro è stabile

Ovviamente, proprio come logica vuole, non cambia nulla. In verità questo può essere un vantaggio per molti dal momento che la componente valutario diventa influente. Senza il problema di capire “chi sale e chi scende” l’investitore può sentirsi più libero di spaziare da un asset all’altro, e di occuparsi esclusivamente di questi.

Si tratta di una prospettiva poco probabile. Qualcosa succederà. Innanzitutto, tra poche settimane vedrà la luce il Quantitative Easing che, per quanto sia stato già scontato parzialmente dal mercato, avrà un impatto molto intenso. E’ da considerare, poi, il probabile innalzamento dei tassi di interesse Usa. E’ nella natura delle cose: tassi eccezionalmente bassi rappresentano una risposta alla crisi, ma ora la crisi – almeno negli Stati Uniti – è finita.

Gennai per questo scenario non menziona uno strumento in particolare, ma consiglia
semplicemente di fare le proprie valutazioni senza tenere conto dell’elemento monetario.

Prospettive 2015

Questi, i tre scenari possibili. Ma qual è lo scenario più probabile? Come accennato nel paragrafo precedente, è improbabile che la situazione rimanga così come è, e quindi – come si dice in gergo – che i prezzi si muovano in laterale. Ecco cosa potrebbe succedere.

Stati Uniti. L’economia americana sta tornando a crescere a ritmi record per l’Occidente. La politica monetaria espansiva, quindi, affronterà la sua fine fisiologica. Questo si traduce in tassi di riferimento più alti, che riducono la quantità di moneta in circolo e quindi rafforzano la moneta. Ciò vorrà dire che l’euro scenderà e che altre valute – strutturalmente più deboli – potrebbero crollare e i rispettivi paesi essere invasi dalla inflazione (il riferimento è ai BRICS, Cina esclusa).

Europa. Il Quantitative Easing farà il suo esordio molto presto. Dal punto di vista monetario, il risultato è intuibile: l’euro si avvicinerà alla parità con il dollaro. Il ché è una notizia, se pensiamo che solo un anno fa il cambio era 1,40. La domanda da porsi è: quanto il QE inciderà? Un elemento da considerare è quella delle aspettative. Il mercato potrebbe già aver scontato la maggior parte delle operazione nel corso degli ultimi mesi, fatti di annunci e di voci di corridoio. Quale che sia l’effetto, si tratta di un esito favorevole agli europei. Non è solo una questione di moneta, ma anche di export, e quindi di crescita economica.