Spread ed Economia Reale: c’è rischio di default per l’Italia?

L’Italia rischia veramente il fallimento? Per rispondere a questa domanda occorre fare un paio di premesse e di precisazioni lessicali.

Scopriamo in questa guida quali sono le reali possibilità che il Belpaese possa realmente rischiare il default.

Italia: occhio ai conti pubblici

Uno Stato non fallisce poiché le dinamiche governative non sono affatto le stesse di una società privata.

Può succedere, tuttavia, che uno Stato come l’Italia, per una problematica economica molto grave, non riesca più a ripagare ed a onorare i debiti che ha contratto con gli altri Paesi.

Parlando di Stati, dunque, cosa succede quando mancano i soldi per restituire i prestiti? In questo caso, i debiti vengono soltanto rinnovati, cioè vengono ricontrattate le condizioni, magari con un ulteriore peggioramento in termini debitori.

Ma, non è la fine del mondo poiché nella storia è successo molte volte. Presto o tardi lo Stato poi si è ripreso, riuscendo a ripagare almeno in parte i debiti agli altri Stati.

Pertanto, anziché preoccuparsi del fallimento italiano si dovrebbe fare attenzione a mantenere i conti pubblici più in ordine possibile.

L’Unione Europea fa anche da garante per la tenuta dei conti
Molto spesso si sente dire che l’Unione Europea purtroppo non è ancora concepita come una vera e propria comunità di popoli, ma solo, come una sorta di unione finanziaria “astratta”.

Questa affermazione è parzialmente vera e comunque descrive abbastanza bene la situazione attuale. Va sottolineato però che tale unione si basa soprattutto sulla tenuta dei conti pubblici dei differenti Paesi membri.

Con regolare periodicità, infatti, la Commissione Europea verifica l’andamento delle varie economie, studiando le situazioni specifiche e verificando la stabilità delle Nazioni.

Anche in Italia frequentemente vengono inviate lettere di raccomandazione che non sono altro che consigli tecnici formulati ufficialmente dai più alti vertici europei, finalizzati alla messa in sicurezza dei nostri conti.

Si potrebbe affermare, dunque, che nell’area Euro non siamo più soli.

Perciò, in caso di difficoltà di un singolo Paese membro a ripagare i debiti contratti con gli altri Stati europei, ci sarebbe sicuramente un’azione di salvaguardia su scala continentale.

Ovviamente quando succede una cosa di questo tipo i commissari europei vogliono avere la certezza che il Paese metta davvero in pratica tutti gli strumenti a disposizione per minimizzare l’impatto.

Debito pubblico e affidabilità nel Belpaese

Tra le differenti opinioni degli economisti c’è una corrente di pensiero che ritiene plausibile lo scenario di fallimento dell’Italia.

Nel 2011 l’Italia rischiò concretamente di seguire la Grecia in una pericolosa parabola discendente.

Il dato che generò maggiori allarmi fu quello relativo alla crescita. La prospettiva per il Belpaese era piuttosto negativa e più precisamente si stimava un dato che si aggirava intorno al -2.5% annuo.

Nel frattempo, la disoccupazione aumentava di quasi 2 punti percentuali. La sfiducia che si generò nei mercati andava a sommarsi alla percezione di uno Stato ancora troppo legato dal debito pubblico.

Quando poi i commissari europei invitarono i nostri politici a sistemare i conti ci fu veramente il pericolo di uno scontro sociale forte, alla luce del fatto che porre rimedio in questo senso significa quasi sempre fare “tagli” lineari nella pubblica amministrazione e negli altri settori che appesantiscono la nostra economia.

Economia italiana: Scenari confortanti per il presente

La crisi economica globale attanaglia ancora le economie dei Paesi di tutto il mondo.

L’Italia si è lentamente rimessa in marcia e oggi la situazione è nettamente diversa dal 2011.

Per cui prevalgono le ipotesi confortanti di tenuta dei nostri conti pubblici.

Tra gli indicatori di rischio viene spesso citato l’ormai celebre spread. Ma cos’è di preciso lo spread?

Per cercare di semplificare la definizione si potrebbe dire che è la differenza tra il rendimento dei nostri titoli decennali e quelli tedeschi.

Alcuni analisti ritengono che invece il vero riferimento sia un altro tipo di spread, ovvero la forbice tra i titoli biennali e decennali. Infatti, quando questa differenza si assottiglia troppo significa che c’è timore nell’immediato.

La ragione potrebbe essere proprio lo spettro del default. C’è una sola certezza in tutto ciò: la partita più grande anche in economia è sicuramente quella politica.

Secondo alcuni esperti ottimisti, il nostro Paese sarebbe troppo solido per fallire, ovvero per non essere in grado di adempiere ad hoc le obbligazioni contratte.

Il rischio concreto derivante dal fallimento della nostra economia è che si trascini dietro anche tutta l’Eurozona ed anche la maggior parte delle economie occidentali.

Dopo USA e Giappone, l’Italia ha il terzo debito più grande al mondo ed è la settima economia mondiale.

Se questa è la tesi degli esperti ottimisti, non possiamo dimenticare e fare cenno che esiste anche una teoria “pessimistica” secondo cui l’Italia è troppo grande per essere salvata.

In ogni caso, comunque, le istituzioni farebbero di tutto per evitare il default dell’economia tricolore affinchè non si verifichi il fallimento dell’Italia.

Infatti, a nessuno conviene che l’economia italiana fallisca.

Rischio default in Italia: conclusioni

Beh, possiamo concludere che a nessuno conviene che l’Italia fallisca.

In fin dei conti, non possiamo negare il fatto che viviamo in un contesto di competitività e di globalizzazione finanziaria.

Il rischio “contagio” sarebbe veramente alto e le conseguenze derivanti dal default italiano sarebbero devastanti per tutti gli Stati dell’Eurozona (in primis, Francia e Germania).

Pertanto, se il Belpaese si dichiarasse insolvente ed incapace di fare fronte ai debiti assunti, le banche dei principali Stati dell’Eurozona si ritroverebbero “in rosso”.

Le conseguenze per l’economia occidentale, anche americana, sarebbero davvero devastanti.

Pertanto, possiamo concludere che lo Stivale Italiano è troppo grande per fallire e, inoltre, nessuno vuole realmente che il Belpaese vada incontro al rischio di default.

Non dobbiamo dimenticare che ad avvalorare tale tesi è la diversa situazione economica italiana dalla fase pre-crisi ad oggi.

Infine, non bisogna dimenticare che per il 2019 si terranno le elezioni europee, che rischiano di modificare radicalmente l’assetto dell’Unione europea.

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