Spread in risalita, effetti delle dichiarazioni Fed

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La Federal Reserve, la banca centrale americana, ha annunciato una graduale riduzione degli stimoli monetari, promettendo tuttavia una politica particolarmente accomodante sul medi o lungo termine. Al termine dei due giorni di riunione del Fomc, il comitato di politica monetaria della Fed, il governatore Janet Yellen ha infatti confermato l’anticipato taglio al piano di acquisto di titoli sul mercato, ora a quota 35 miliardi di dollari al mese.

Sul fronte dei tassi di interesse, nessuna novità. Il livello rimane al minimo storico (tra lo 0% e lo 0,25%) e sarà così fino a quando l’economia statunitense non sarà in grado di mostrare dei segnali di ripresa concreti e stabili, e la disoccupazione non scenderà su livelli più graditi. Un atteggiamento che, tutto sommato, conferma l’intenzione della Fed di “accompagnare” la ripresa dell’economia statunitense in maniera graduale, compiendo passi in avanti con grande cautela, considerato il clima di incertezza.

Ma quali sono stati i riflessi sui mercati finanziari di tale atteggiamento? In sintesi, sembra che le dichiarazioni della Fed abbiano convinto i mercati, con una mano d’aiuto che è stata attribuita dai dati sulla disoccupazione, con le richieste iniziali di sussidi che sono calati di 6 mila unità nel corso dell’ultima settimana, a quota 312 mila (un dato che è sostanzialmente in linea con quello degli analisti).

Nell’ambito dei mercati azionari europei, Milano chiude in aumento dello 0,85 per cento, Londra dello 0,44 per cento, Francoforte dello 0,74 per cento, Parigi dello 0,72 per cento. In contesto valutario, euro oltre la soglia di 1,36 dollari e 138,75 yen. Lo spread risale in area 160 punti base, con i titoli italiani a 10 anni che sono scambiati al 2,91% di rendimento: 20 punti base in più rispetto al rendimento dei Bonos spagnoli, che oggi rendono il 2,71%.

Infine, in ambito macro, registriamo i dati da parte dell’Ocse, che oggi ha delineato un calo dello 0,2 per cento della produttività nella propria area di riferimento, con incremento del costo del lavoro (nel primo trimestre 2014) pari allo 0,4%.