Spread in calo, tesoretto in casa per il governo…

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Lo spread è stato uno dei grandi argomenti del biennio 2011-2012. In quel periodo, sembrava che il destino dell’Europa dipendesse esclusivamente da questo indicatore. La situazione, in effetti, appariva drammatica. Il differenziale d’interesse tra i titoli decennali italiani e gli omologhi tedeschi (posti per convenzione a pietra di paragone) aveva raggiunto livelli insostenibili. Il Bel Paese ha rischiato per qualche mese di non potersi finanzare più.

Poi è venuto Monti, che si è arrogato un successo probabilmente non suo. Soprattutto, è arrivato Draghi con le sue rassicurazioni – che hanno mutato il sentiment del mercato e contrastato la speculazione – e il suo programma di LTRO. In breve, lo spread è sceso. In realtà, sta scendendo ancora oggi.

A rafforzare questa tendenza si registrano alcune contingenze favorevoli. In primis, la fine della recessione in Europa. I livelli pre-crisi sono lontanissimi ovunque nella zona Euro, ma fatto sta che un certo clima di fiducia moderata si sta diffondendo anche nel Vecchio Continente. Fiducia vuol dire investimenti e investimenti vuol dire spread in calo (per la legge della domanda e dell’offerta).

In secondo luogo, il Tapering deciso dalla Fed sta spingendo gli investitori ad abbandonare quei Paesi emergenti che garantiscono poco in termini di sicurezza. Chi ha denaro lo sta spendendo in Europa e, per il motivo di cui sopra, più gente c’è a voler investire inferiore è l’interesse. Infine, anche le vicende politiche stanno favorendo il ritorno alla normalità in Europa (almeno dal punto di vista del capitolo finanziamento). In Ucraina e in Russia soffiano venti di guerra e dunque gli investitori, intimoriti dall’incertezza che seguirebbe a un’intensificazione dell’ostilità, stanno scegliendo l’Europa. L’Ue, per quanto martoriata da problemi economici, è comunque un territorio di pace (laddove per Europa si intende l’Ue).

Lo spread, alla luce di quanto fatto da Draghi, è ormai molto basso. Nonostante questo tema possa sembrare lontano dai cittadini e avulso dalle loro esigenze, in realtà non lo è a fatto. Ammesso che dall’altro lato della barricata ci sia una classe dirigente in grado di sfruttare questo momento favorevole. E favorevole il momento lo è per davvero: il Governo Renzi, proprio grazie al calo dello spread in questi sei mesi, si trova tra le mani un miliardi in più del previsto. Una cifra non altissima, ma notevole e in grado di rispondere ad alcuni problemi economici sollevati dall’opinione pubblica. Riuscirà l’ex sindaco di Firenze e il suo esecutivo a trasformare queste (quasi) inattese risorse in maggiori opportunità per gli italiani?

In realtà c’è già riuscito: alcune risorse sono state messe a “regime” per coprire parte del taglio Irpef , quello che garantirà ad alcuni fortunati (circa 800mila) 80 euro in più in busta paga. Margini di manovra comunque ce ne sono. Attualmente siamo sotto i 200 punti, ma si può arrivare anche a 80-90 (come la Francia). Non rimane che sperare in una ulteriore discesa. Nel frattempo è utile ricordare, al Governo ma anche alla cittadinanza, che lo spread è un indicatore da tenere d’occhio. Ogni 100 punti in meno (e dal 2011 i punti in meno sono 400) lo Stato risparmia complessivamente 5 miliardi, che, giusto per dare un’idea, rappresentano il gettito dell’ex Imu prima casa…

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