Spending Review: ecco dove Cottarelli troverà i soldi

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Ciclicamente, il tema del taglio della spesa pubblica torna in auge nel panorama italiano. Si tratta di un argomento che scalda gli animi. Chi si considera di sinistra non perde mai tempo a lanciare l’allarme “tagli”, certo che questi coinvolgeranno i servizi e azzopperanno il welfare – un allarmismo, questo, che alla luce del comportamento dei governi precedenti è giustificato. Chi si considera comunque favorevole alla riduzione della spesa pubblica, è spesso scettico quando il politico di turno elenca cifre senza però specificare null’altro.
Il politico di turno, oggi, è Matteo Renzi. La Spending Review è proprio uno degli strumenti – forse il principale – con il quale il presidente del Consiglio intende racimolare il denaro necessario a realizzare le riforme che ha presentato qualche giorno fa in pompa magna. Non è certo il primo a millantare la riduzione della spesa. Semplicemente, Renzi ha un alleato in più: Carlo Cottarelli, commissario ad hoc. Economista di sicura esperienza, in questi anni ha ricoperto ruoli di primo piano nel Fondo Monetario Internazionale.

Cottarelli ha le idee abbastanza chiare. Idee che in verità sono numeri e luoghi, dunque cifre da recuperare e voci da tagliare o ritoccare. La notizia più importante è proprio numerica: la Spending Review “cottarelliana” intende racimolare 59 miliardi in 3 anni, qualcosa come il 7% dell’intera spesa pubblica.

Di seguito, il piano Cottarelli in estrema sintesi.

Tagli diretti. E’ questo il grosso del lavoro, nel senso che è qui che il commissario e i suoi collaboratori dovranno infondere le energie maggiori. Per tagli diretti si intende, in breve, il taglio degli sprechi. Il diavolo si nasconde nei dettagli, che nel caso della spesa pubblica i dettagli sono davvero tanti, e tra questi si annoverano gli stipendi dei manager: saranno ridotti o vincolati a un tetto (non potranno guadagnare più del Presidente della Repubblica). E’ previsto il recupero di 2,2 miliardi per il 2014, di 5,2 miliardi per il 2014 e di 12,1 miliardi di euro per il 2016.

Riorganizzazioni. Sotto questa voce si pongono le ristrutturazione degli enti che, tradizionalmente, richiedono molta spesa (capitanerie di porto, corpi di polizia, vigili del fuoco etc). E’ previsto il recupero di 200 milioni per il 2014, di 2,8 miliardi per il 2015 e di 5,9 miliardi per il 2016.

Tagli alla politica. C’è anche l’attacco alla casta nei piani di Cottarelli. A dire il vero l’intervento non sarà poi così corposo: 900 milioni in tre anni. A questi, però, va aggiunta la quota di risparmio determinata dalla ristrutturazione del Senato (che diventerà Camera delle Autonomie e non prevederà stipendi).

Trasferimenti insufficienti. Secondo Cottarelli lo Stato trasferisce troppo denaro a soggetti che poi non riescono a far fruttare questi finanziamenti. Si tratta, in estrema sintesi, di traserimenti inutili. Verrano colpite le imprese e le persone fisiche/giuridiche che ricevono agevolazioni. Come è facilmente intuibile, il confine tra disastro e successo è molto sottile: il difficile sta proprio nella scelta di quali rubinetti chiudere. Ad ogni modo, è previsto il recupero di 2 miliardi nel 2014, 4,4 nel 2015 e 7,1 nel 2016.

Difesa e Welfare. Cottarelli sta pensando a tagliare anche qualcosa nel Ministero della Difesa e nei settori della previdenza sociale (pensioni e sanità pubblica). Non si conoscono bene le voci che verranno tagliate, quindi non è possibile formulare un giudizio a riguardo. In questo caso, è previsto il recupero di 2,2 miliardi quest’anno, 5 nel 2015 e 7,9 nel 2016.