Sofferenze bancarie: cosa sono, cause e conseguenze

Saltata la creazione di una Bad Bank per risolvere il problema, si sta cercando una soluzione alternativa

Spesso, in ambito bancario, sentiamo parlare di sofferenze bancarie. Il termine già dice molto e non occorre essere degli economisti per capire che non si tratta certo di qualcosa di positivo. Nei mesi scorsi si era paventata la possibilità di creare una bad bank italiana, con lo scopo di eliminare dai bilanci delle banche tali sofferenze. Ma questa ipotesi è poi naufragata. Il Governo sta cercando allora una proposta alternativa al fine di superare le resistenze di Bruxelles in materia di aiuti di stato. I quali scatterebbero in caso di una concessione di garanzie offerte dallo Stato sui crediti che le banche cederebbero appunto alla famigerata bad bank. Di seguito cerchiamo di capirne di più.

Sofferenze bancarie: cosa sono

sofferenze bancarie
Crediti in sofferenza bruciati

Cosa sono le sofferenze bancarie? In generale, sono le problematiche relative ai bilanci delle banche, che ogni governo cerca di superare al fine di tutelare soprattutto i piccoli risparmiatori. Vera spina dorsale del sistema creditizio. Generati da crediti cosiddetti problematici, di cui la banca non riesce più ad entrare in possesso. Quanto all’Italia, ad esempio, il problema è quello di superare la differenza che vige tra il prezzo dei crediti esposti nei bilanci delle nostre banche e quello di cessione alla bad bank. Con la preoccupazione di non finire nella disciplina degli aiuti di stato. In Italia le sofferenze bancarie hanno superato i duecento miliardi di euro, che nel nostro Paese corrispondono al 17% del totale dei credici concessi. Tantissimo rispetto a Germania e Francia, ferme invece rispettivamente al 3.4% e 4%. Nel nostro sistema bancario, tali sofferenze sono state pure svalutate al 40% del loro valore nominale.

Sofferenze bancarie: cause e conseguenze

cos'è la bad bank
La Bad Bank viene creata appositamente per acquistare crediti in sofferenza

Già lo scorso novembre, quando bisognava risolvere la tempesta delle quattro banche in crisi, i crediti che creano problemi sono stati trasferiti alla bad bank e il loro valore nominale è stato svalutato al 17,60%. Poi da essa sono partiti un miliardo e mezzo di crediti rispetto agli otto miliardi e mezzo nominali. Poi lo scorso gennaio, altri crediti problematici sono diventati non esigibili e dunque sono stati trasferiti alla ban bank altri quattrocento milioni di euro. Tutto ciò diventa un circolo vizioso, a causa del fatto che i crediti problematici non sono più esigibili, e tutto ciò non fa dunque che alimentare, paradossalmente, le sofferenze bancarie.

A ciò occorre aggiungere un altro elemento, ossia l’eccessiva differenza tra le svalutazioni delle sofferenze nei bilanci del sistema bancario complessivo e quello dovuto al succitato caso dei quattro istituti bancari, risalente allo scorso novembre: Banca Marche, Banca Etruria (che ha scatenato anche un caso politico legato al Ministro delle riforme, Maria Elena Boschi), Carichieti, Cariferrara. Infatti, le sofferenze di queste banche sono state valutate al 17.6% del valore nominale. I dubbi a riguardo sono sostanzialmente questi:

  • La valutazione dei crediti esigibili di queste banche non è stata forse eccessivamente prudente?
  • Non si è verificata una disparità di trattamento rispetto ad altre banche? O forse c’è stata una sopravvalutazione del cosiddetto valore di realizzo delle sofferenze bancarie del sistema?

Sofferenze bancarie: cos’è la vendita in pro soluto

cos'è la vendita pro soluto
La vendita pro soluto è una soluzione molto conveniente

A fine 2015, la Banca Monte Paschi di Siena ha sottoscritto un accordo per la cessione di un miliardo di euro di crediti in sofferenza a «Epicuro», che altro non è che un veicolo per cartolarizzare che viene finanziato da istituti legati alla banca tedesca Deutsche Bank. Tale operazione è stata eseguita in «pro soluto», grazie alla quale la banca non ha alcun obbligo di garantire la solvibilità del debitore. A comporre tale insieme di crediti in sofferenza, troviamo diciottomila posizioni dal valore lordo contabile di circa un miliardo (che diventano 1,7 miliardi, se si aggiungono pure gli interessi di mora maturati e addebiti aggiunti e venduti assieme al capitale). Occorre poi aggiungere che tali crediti in sofferenza ceduti sono soprattutto unsecured, perché di controparti societarie e in maggior parte entrati in sofferenza prima del 2009. Dulcis in fundo, l’importo della cessione non è stato reso noto da Mps.

A inizio di quest’anno, invece, un’operazione  un’altra operazione simile ha riguardato le Banche di Credito Cooperativo, le quali hanno ceduto ben trecento milioni di euro di sofferenze per un solo decimo del loro valore nominale. Ciò significa, in modo alquanto distante dal fatidico già citato 17.6% con cui sono state valutate sofferenze in occasione della sempre già citata risoluzione delle quattro banche. E oltremodo lontano rispetto alla valutazione dei crediti in bilancio al sistema bancario italiano (circa il 40%). Ventotto banche facenti parte del Credito Cooperativo, dislocate in tutta Italia e riunitesi nella Iccrea Banca, hanno ceduto un pacchetto equivalente a trecento milioni di euro lordi. A comprarle è stato il fondo statunitense Bayview Fund Management. Trattasi della prima operazione del genere. Oltre a 28 banche occorre aggiungere due banche esterne al movimento e il Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo. I crediti in sofferenza anche in questo caso sono state cedute in pro soluto, per un valore netto equivalente al dieci-undici percento del valore facciale.