Sicilia: 215 opere pubbliche incompiute, sprechi per 500 milioni

In Italia, secondo i dati forniti dal governo e dalle amministrazioni locali, ci sono 868 cantieri aperti per opere pubbliche il cui completamento ha tempi incerti e costi molto elevati. Di queste opere incompiute, ben 215 si concentrano in Sicilia: quasi una su quattro. Senza contare il Ponte sullo stretto di Messina, forse il più famoso e costoso tra gli sprechi a livello nazionale, i soldi spesi nelle opere pubbliche siciliane senza avere nulla in cambio, se non eterni lavori in corso, ammontano a circa mezzo miliardo. Ecco un viaggio per ricostruire la mappa degli sprechi pubblici in terra di Trinacria, per opere non completate e diventate in molti casi ormai irrecuperabili e abbandonate.

Spesi 500 milioni per iniziare le opere pubbliche, ne servirebbero altrettanti per completarle

L’anagrafe delle opere incompiute del Ministero delle Infrastrutture riserva alla Sicilia un elenco lunghissimo: in totale 215 cantieri pubblici aperti e mai completati, e si tratta di un censimento ancora parziale relativo allo stato dei lavori nel 2014. Strade, ferrovie, impianti sportivi, teatri e persino monumenti: tutto rimasto rigorosamente a metà, lasciando ai contribuenti il saldo per intero: fino ad ora all’incirca 500 milioni, e ne servirebbero più o meno altrettanti per terminare i lavori.

Palermo

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Gli eterni lavori per il passante ferroviarrio di Palermo.

I palermitani aspettano da una vita il completamento del passante ferroviario, ossia del tratto urbano che dovrebbe congiungere le linee per Messina e per Trapani passando per l’aeroporto. Dopo tanti problemi burocratici, inchieste giudiziarie e tira e molla politici, nel 2008 i lavori sono ufficialmente partiti, anche se per il momento delle 25 stazioni previste quelle ultimate si contano sulle dita di una mano.
Il cantiere fa girare centinaia di milioni, ma anche le scatole di chi vive lungo il percorso: negli ultimi anni decine di famiglie sono state evacuate perché le loro case erano divenute instabili. In più, nel 2015 è stata nuovamente chiusa la tratta che dal centro di Palermo, la stazione Notarbartolo, conduce alle località della costiera occidentale e quindi a Punta Raisi, ossia la quasi totalità della linea. L’obiettivo ufficiale è raddoppiare la tratta e interrare i binari entro giugno 2016, ma in questo caso a contarsi sulle dita di una mano sono quelli che ci credono.

Giarre

In quanto a sprechi ed opere incompiute, il vero capoluogo siciliano è Giarre, cittadina in provincia di Catania. Un titolo guadagnato grazie a una dozzina di opere mai terminate: si va dalla piscina olimpionica inutilizzabile perché un metro più corta al parcheggio multi-piano senza uscita, fino allo stadio da polo per ventimila spettatori. Peccato che Giarre, in totale, non raggiunga i trenta mila abitanti.

Catania

Anche nella città di Catania gli sprechi non mancano, e molti sono da imputare allo IACP: negli ultimi anni sono entrati nelle casse dell’istituto decine di milioni di euro destinati alla costruzione di centinaia di alloggi popolari, ma servirebbero almeno altri sei milioni per completare i lavori, che al momento sono fermi a poco più della metà dell’opera.

Enna

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A Enna residenza ferroviaria in eterna costruzione

A Enna, nel cuore della Sicilia, si sono spesi 8,4 milioni di euro per costruire una variante stradale e 6,5 milioni di euro per una residenza universitaria (foto), ma i due cantieri si sono fermati dopo la costruzione di oltre l’80% di ciascuna opera. Lo spreco più eclatante, tuttavia, sta nella provincia di Enna, sulle Madonie, dove da 25 anni si sta costruendo le dighe di Blufi e di Pietrarossa: dovrebbero risolvere i problemi dell’agricoltura, ma per il momento stanno solo aggravando quelli delle finanze pubbliche.

Siracusa

Ad Avola, sulla costa a sud di Siracusa, sono stati spesi 22 milioni di euro per la costruzione del nuovo centro agro-industriale polivalente ma ne servirebbero quasi altrettanti per ultimare i lavori, che sono fermi a metà senza alcuna ripartenza in vista. Nel frattempo, quanto costruito sta andando a pezzi, ridotto a discarica abusiva.
opere pubbliche incompiute II Credits Carlo Armanni flickrL’esempio più eclatante di spreco nel siracusano, tuttavia, sta sui monti Iblei: da venticinque anni una bretella stradale di collegamento con la Ragusa-Catania, con tanto di guardrail e segnaletica orizzontale e verticale, si interrompe all’improvviso dopo una curva. In un altro tratto della strada, nei pressi di Augusta, pochi anni fa un ponte in costruzione è crollato, provocando un morto e 14 feriti.

Messina

Per le opere pubbliche di Messina negli ultimi anni sono piovuti una pioggia di euro: 20 milioni per il nucleo integrato agro-industriale nel comune di San Piero Patti, 9 milioni per la metro-ferrovia Messina-Giampilieri, 7,6 milioni per opere di urbanizzazione nell’agglomerato industriale di Milazzo, quasi 4 milioni per costruire una cinquantina di alloggi popolari e altri 2 milioni per un centro socio-assistenziale in località Villaggio Aldisio. Nessun cantiere è riuscito a rispettare i tempi previsti per il completamento.

Il ponte sullo Stretto

Ponte sullo stretto di Messina. Credits auroradomeniconi flickrFuori dal conteggio perché di rilevanza nazionale, del ponte sullo Stretto si è parlato molto: è una chimera che ogni tanto qualche governo rimette in agenda per donare un tocco di grandeur al proprio operato. I costi di questa fantomatica opera, tuttavia, sono reali, e ammontano fin’ora a circa un miliardo di euro. E la spesa ogni anno aumenta: la “Stretto di Messina s.p.a.” costa agli italiani tra i 4 e i 6 milioni di euro annui per il solo mantenimento del suo apparato amministrativo e per ottenere, in cambio, sostanzialmente nulla.

Le ragioni degli sprechi

Sono ancora decine le opere pubbliche incompiute in terra di Sicilia, tutte consultabili nell’elenco messo a disposizione dalla Regione Siciliana per l’anagrafe delle opere incompiute. Le ragioni di tanti sprechi sono molte, e comuni a quelle conosciute in altre parti d’Italia. Molti cantieri si fermano per la presentazione di varianti in corso d’opera, le quali non ricevono però finanziamenti sufficienti. In altri casi è la burocrazia a complicare le cose, o il fallimento delle ditte a cui erano stati assegnati i lavori. E poi i problemi giudiziari, per questioni di mazzette o di infiltrazioni mafiose nella realizzazione dei lavori.