SIAE, quando e come si paga? Costi, esenzione, obblighi e novità

Con l’acronimo SIAE si identifica la società italiana degli autori e degli editori, vale a dire la principale società di gestione del copyright in Italia. Pertanto, gli artisti si scrivono a questa società al fine di tutelare le proprie opere, per evitare che qualcuno ne faccia un uso a loro sgradito.

E ovviamente, per ottenere un compenso dall’utilizzo della loro musica. Ciò pertanto significa che quando si organizza una festa privata o una cerimonia, che prevede l’utilizzo di brani musicali, occorre anche pagare i diritti alla SIAE.

Anche quando i brani non sono riprodotti da uno strumento audio o video, ma riarrangiati dai piano bar.

Prima di entrare nel merito, vediamo quando nasce e come funziona la SIAE, quali diritti e doveri impone agli iscritti, le principali critiche che gli vengono mosse.

Storia della SIAE

La SIAE nasce molto tempo fa in quel di Milano il 23 aprile 1882. Inizialmente era organizzata in forma associativa come Società degli autori, frutto di un accordo tra varie professioni dell’ambito artistico (scrittori, musicisti, drammaturghi, autori delle arti visive ed editori) proprio al fine di tutelare e promuovere i propri diritti come autori. Tra i primissimi aderenti si ricordano l’editore Emilio Treves, i letterati Edmondo De Amicis e Giosuè Carducci, il musicista Giuseppe Verdi. E ancora Ermanno Loescher, Cesare LombrosoEdoardo Sonzogno, Antonio Stoppani e Giovanni Verga. Non mancavano poi accademici e politici, come il Ministro Giuseppe Zanardelli.

Il periodo di nascita non è casuale, giacché avvenuto a ridosso della Convenzione di Berna del 9 settembre 1886, che si prefiggeva proprio la tutela delle opere letterarie ed artistiche. A fine ‘800, peraltro, iniziava proprio il fenomeno del consumo di massa delle opere letterarie ed artistiche. Pertanto, gli artisti volevano tutelarsi contro abusi e mancati guadagni. Nel 1921 alla SIAE viene riconosciuto dallo Stato il servizio di accertamento e riscossione delle imposte sugli spettacoli teatrali, per poi essere esteso ad altre forme di spettacolo. Servizio che la SIAE espleterà fino al 1999, dato che poi l’imposta è stata abolita.

Tra il 1926 e il 1927 trasferisce la sua sede da Milano a Roma, diventando Società Italiana degli Autori ed Editori, entrando poi nella Confederazione internazionale delle Società di Autori e Compositori (conosciuta anche con l’acronimo CISAC). Nel 1942 assume lo stato di ente pubblico diventando Ente Italiano per il Diritto d’Autore (EIDA). Questa nuova denominazione dura solo tre anni, dato che nel 1945 ritorna a chiamarsi SIAE. Nel 1999 diventa ente pubblico a base associativa, mentre nove anni più tardi ente pubblico economico a base associativa.

Come imposto dalla legge n.2 del 2008, la SIAE è sottoposta a controllo governativo, da parte del Consiglio dei ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo, sentito il Ministero delle Finanze.

Critiche alla SIAE

Da sempre i Radicali, notoriamente libertari, propongono l’abolizione del monopolio SIAE, avanzando da anni varie proposte di legge rimaste però sempre lettera morta. Tra le critiche mosse alla SIAE, rientrano anche quelle di tipo economico-gestionale. Viene infatti considerata in profondo dissesto da tempo a causa dell’elevato costo del personale, del fondo pensioni e del suo patrimonio immobiliare. Ad esempio nel 2013 ha presentato un conto operativo in rosso di 27 milioni di euro nel 2013, mentre nel 2014 di 26 milioni di euro. Il risultato di esercizio, invece, è stato positivo grazie a operazioni finanziarie. Il bilancio invece segna debiti per oltre 900 milioni di euro. Nel 2013, per quanto concerne il diritto d’autore e copia privata, SIAE ha fatto registrare costi per un totale di 183 milioni di euro, vale a dire il 39% degli ammontare liquidati.

Secondo l’Istituto Bruno Leoni, per la propria inefficienza la SIAE costa alla cultura italiana ben 13,5 milioni di euro l’anno, in confronto agli equivalenti enti di paesi esteri che non prevedono un simile monopolio. D’altro canto, due anni fa i costi imposti agli iscritti erano ancora superiori alla media europea. L’Istituto Leoni denuncia come i suoi bassi tassi di efficienza si ripercuotono pesantemente su tutta l’industria culturale italiana. Ma anche sulla capacità di diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione. L’Istituto Leoni nel suo rapporto denuncia come il monopolio di cui gode la SIAE sia ormai anacronistico e funga da zavorra per il rilancio del comparto artistico italiano.

Il Fatto quotidiano tempo fa ha invece sottolineato come il 65% degli artisti registrati alla SIAE percepisca ogni anno meno di quanto poi versi all’ente per restare iscritto nel medesimo anno. Peraltro, negli ultimi tempi sta accadendo che la recente e complessa “Ordinanza di ripartizione dei diritti” sta facendo sì che alcuni tipi di spettacolo (come per esempio i “concertini”), non diano all’autore la certezza di percepire i diritti. Mentre chi organizza è comunque obbligato a pagare.

La SIAE è stata più volte criticata per aver preteso il pagamento dei diritti anche per eventi senza scopo di lucro. Tra i casi più clamorosi di richieste di pagamento citate dal web ricordiamo:

  • ad un’associazione che aveva organizzato all’ultimo minuto una piccola festa con dei bambini di Chernobyl, al fine di ringraziare le famiglie del Progetto accoglienza di Chernobyl che li avevano ospitati nel nostro Paese. In quell’occasione, i bambini hanno cantato una canzone bielorussa.
  • al Circolo Pensionati ed Anziani di Predazzo poiché sono state cantati alcuni brani della tradizione musicale locale per celebrare gli ultranovantenni locali.
  • all’associazione Tu con noi di Monza, per aver utilizzato dei brani nel corso dei festeggiamenti del Capodanno con ragazzi disabili.
  • per il noleggio dello spartito dell’inno nazionale della Repubblica Italiana.
  • per la fotocopiatura nelle biblioteche universitarie.

La SIAE nei confronti degli associati

La SIAE, di concerto con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, si prefigge di vigilare su:

  • pubblico spettacolo;
  • riproduzione e duplicazione con qualsiasi strumento delle opere tutelate;
  • proiezione nelle sale cinematografiche delle opere tutelate;
  • distribuzione, vendita, noleggio, emissione e utilizzazione delle opere tutelate;
  • centri di riproduzione, sia pubblici che privati, che adoperano per proprio conto, o mettono a disposizione di terzi, apparecchi per fotocopia, xerocopia o affini.

La SIAE impedisce la libertà di un autore di condividere la propria opera con chiunque, anche qualora lo faccia senza scopo di lucro. Per qualsiasi concessione l’associato deve chiedere autorizzazione all’Ente. Ciò in quanto quest’ultimo esercita per conto dei rispettivi detentori i diritti sia morali che economici o patrimoniali dell’autore.

Il caso Soundreef

Da alcuni anni, alternativa alla SIAE è Soundreef, società fondata nel 2011 a Londra da due italiani, Davide D’Atri e Francesco Danieli. La loro idea iniziale è quella di gestire i diritti di diffusione della musica nei centri commerciali e nelle aree affini. La forma iniziale era quella di società a responsabilità limitata di diritto britannico (Ltd), per poi essere stata acquisita da Soundreef SpA a fine 2015, fondata in Italia da uno dei due ideatori originari: Davide D’Atri. Via via Soundreef ha allargato il proprio raggio d’azione: da luglio 2016 gestisce la raccolta dei diritti d’autore anche nei concerti dal vivo in Spagna. Mentre dal primo gennaio 2017 gestisce tutte le categorie di diritti d’autore ed ha allargato il tipo di servizi offerti.

Una sentenza del tribunale di Milano del 2014 ha legittimato il ruolo di Soundreef per quanto riguarda la musica gestita dal marchio nel nostro Paese all’interno di centri commerciali e spazi affini. Giacché questo tipo di fruizione della musica non deve restare per forza in mano alla SIAE. Sono sempre più gli artisti famosi che stanno aderendo a Soundreef e lasciando la SIAE. Si pensi ai rapper Fedez, Kento, Mastafive. O ai cantautori Gigi D’Alessio e Nesli. Il fatto che Soundreef sia in crescita lo dimostra il fatto che alla sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo, ben 5 artisti erano gestisti da questo nuovo marchio.

Soundreef comincia a farsi largo anche nel mondo della sponsorizzazione sportiva. Dall’aprile del 2017 è infatti sponsor principale della squadra di pallacanestro di Siena: la Mens Sana Basket 1871. Chissà che in futuro non arrivi nello sport più popolare del nostro Paese: il calcio.

Ad oggi non occorre pagare diritti a Soundreef, come invece ancora avviene con la SIAE.

Perché bisogna pagare i diritti alla SIAE

Abbiamo detto che lo scopo della SIAE è quello di tutelare gli interessi materiali e morali dei produttori di opere artistiche. Del resto, questo è un diritto tutelato anche dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Di qui dunque il dovere di chi ne usufruisce di pagare il diritto d’autore.

Quando occorre pagare i diritti SIAE

E’ intuibile come la Società italiana autori ed editori tuteli buona parte di artisti e di opere quali film, libri e soprattutto brani musicali. Dunque, anche in caso di feste o eventi pubblici, anche senza scopo di lucro o gratuiti, gli organizzatori devono pagare i diritti, ma anche soddisfare diverse prassi burocratiche. Stesso vale anche per feste e cerimonie private.

Per festa privata (definibile anche party) si intende quel tipo di festeggiamento a carattere privato come un matrimonio, un battesimo, una cresima, una comunione, il festeggiamento di un compleanno, una festa di laurea e altri tipi di festeggiamenti. Che avvenga in luogo diverso dalla propria dimora dove si coinvolgono privati e solo invitati, e durante il quale avvenga l’esecuzione di brani musicali registrati presso la SIAE – Divisione Musica. Viceversa, se il festeggiamento avviene in una abitazione privata, non si è tenuti a pagare i diritti.

All’atto del pagamento, occorre precisare qualora la musica non sia dal vivo ma registrata. In questo caso, oltre al diritto d’autore, sarà necessario pagare anche i diritti dei produttori dei supporti fonografici e degli artisti interpreti o esecutori dei brani. Per musica registrata invece si intende quella eseguita da deejay, o diffusa da supporti come cd, dvd etc.

Come richiedere i diritti SIAE

I diritti SIAE possono essere richiesti da:

  • una persona fisica;
  • organizzatore occasionale dell’evento,

La richiesta alla SIAE va fatta recandosi in una sede fisica dato che non è ancora possibile inoltrarla via web. Onde evitare frodi. Sarà necessario dare una serie di dati riguardanti l’evento:

  • data e ora dell’evento;
  • indirizzo;
  • nome della location;
  • numero dei partecipanti;
  • costo del ricevimento procapite.

I diritti d’autore possono essere pagati sia in contanti che con carta di credito, seduta stante e in maniera forfettaria secondo questi parametri:

  • categoria del locale;
  • numero di partecipanti;
  • tipologia di musica (se dal vivo o registrata).

Sarà poi necessario pagare una piccola cauzione, che sarà riconsegnata dall’ufficio della società italiana autori ed editori una volta che avrete riconsegnato un modulo che vedremo ora.

L’ufficio SIAE provvederà a rilasciare i seguenti due documenti:

  • il Permesso Spettacoli e intrattenimenti;
  • il cosiddetto borderò o Programma Musicale, in formato cartaceo che indica la scaletta con gli autori e i titoli che saranno eseguiti. Il modulo sarà poi consegnato all’artista ad evento terminato, previa compilazione della prima parte riguardante l’Organizzatore. L’artista, invece, dovrà invece compilare la parte “Artista”, dove vanno indicati tutti i brani eseguiti e firmare.

Il modulo va di nuovo riconsegnato all’ufficio SIAE che ve lo ha rilasciato, che vi restituirà anche la cauzione che avete versato.

Quanto costano i diritti SIAE

Veniamo ora all’aspetto che vi preme di più: quanto bisogna pagare alla SIAE. In effetti non dovete spaventarvi, il gioco vale la candela, in quanto non si paga tanto e starete certi di non incorrere in sanzioni o blitz spiacevoli durante la cerimonia. Ecco un riepilogo dei costi:

Diritti d’autore

  • Fino a duecento invitati: Compleanni 79,00 euro, altri festeggiamenti 99,00 euro, matrimoni 199,00 euro;
  • Oltre i duecento invitati: 79,00 euro per compleanni, 149,00 euro per altri tipi di festeggiamenti, 199,00 euro per matrimoni.

Diritti connessi

  • Fino a duecento invitati: 24,00 euro compleanni, 34,00 euro altri festeggiamenti,   79,00 euro matrimoni
  • Oltre i duecento invitati: 24,00 euro compleanni, 54,00 euro altri festeggiamenti,  119,00 euro per matrimoni.

Quando non si paga la SIAE

Abbiamo detto che i diritti SIAE vanno sempre pagati, anche per manifestazioni senza scopo di lucro o eventi gratuiti. Fanno eccezione le opere artistiche di autori deceduti da più di 70 anni (ma andrà comunque eseguita la prassi di cui sopra) o per quei brani musicali che rientrano sulle piattaforme Creative commons.

Nuova legge sul diritto d’autore: cambia qualcosa?

Dall’11 aprile 2017 nel nostro Paese è entrata in vigore la nuova legge sulla gestione dei diritti d’autore, come recepimento da parte dell’Italia della direttiva europea Barnier sul copyright delle opere musicali.

La Direttiva Barnier afferma il principio che un titolare dei diritti d’autore possa scegliere liberamente l’organismo di gestione collettiva cui affidare la loro gestione. Sia nel caso “si tratti di diritti di comunicazione al pubblico o di riproduzione, o di categorie di diritti legati a forme di sfruttamento quali la trasmissione radiotelevisiva, la riproduzione in sala o la riproduzione destinata alla distribuzione online”. Purché l’organismo scelto dall’autore “già gestisca tali diritti o categorie di diritti”.

Qual è lo scopo di questa direttiva?

Secondo l’autore Michel Barnier, essa ha l’obiettivo di rafforzare e migliorare in generale la governance e la trasparenza delle societa’ di gestione collettiva. Dando così a chi detiene i diritti la possibilità di essere maggiormente coinvolti nelle decisioni. Come però precisa l’avvocato Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Authority della Concorrenza, tale direttiva in realtà non impone il pluralismo, ma lo presuppone. Vale a dire, il titolare dei diritti deve avere anche il diritto di scegliere a chi affidare la gestione degli stessi. Anche al di fuori dei propri confini geografici. Proprio come accade con Soundreef, società sì italiana ma avente sede legale in Inghilterra.

Del resto, in un mondo della musica completamente rivoluzionato dal web e dal mobile, con servizi quali Youtube e Spotify, è impensabile ritenere che debbano ancora esistere monopoli e frontiere geografiche. In realtà però la direttiva è stata assimilata alla maniera italiana e solitamente gattopardesca.

Certo, si darà maggiore spazio e riconoscimento alla succitata Soundreef, ma di fatto il monopolio della SIAE resta. La nuova legge se da un lato riconosce l’esistenza dei soggetti privati, dall’altro non ne precisa il campo d’azione.

Una sorta di legge “mutilata”, con un evidente e forse voluto vuoto normativo. Che quindi dà ancora spazio e potere di azione alla SIAE. Che nel frattempo continuerà ad incassare e dettare legge.

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY