Sergio Mattarella Presidente della Repubblica: cosa cambia per l’economia italiana

La Costituzione non assegna al Presidente della Repubblica responsabilità di governo. Di norma, l’economia non dovrebbe essere affare suo. Eppure la storia recente ci ha insegnato che il Capo dello Stato può decidere le sorti economiche di un Paese: Giorgio Napolitano ha inciso come potrebbe incidere un premier, se non di più. Lo ha fatto attraverso l’utilizzo dei poteri costituzionali, certo, ma lo ha fatto. Nel bene e nel male, le politiche economiche di Monti sono responsabilità sua.

La domanda, nel giorno dell’elezione di Sergio Mattarella, da porsi è: quali conseguenze ci saranno per l’economia italiana? Per rispondere è necessario, ovviamente, “studiare” il nuovo presidente. L’impresa è resa difficile da una sua caratteristica particolare: dichiara poco. E’ famoso per questo. Sempre parco di parole, prudente nelle dichiarazioni, quasi mai si è sbottonato. Per fortuna ci sono le sue azioni che parlano per lui. Da ciò che fatto in passato si evincono chiari indizi su come questo settennato inciderà nell’economia italiana.

E’ una questione di carattere dell’uomo e – questo è evidente – di idee economiche e politiche.

E’ importante prendere in considerazione il suo carattere perché il Presidente della Repubblica ha la facoltà di non firmare le leggi e rimandarle in Parlamento, e questo dipende anche dall’indole personale. Un capo dello Stato dall’indole remissiva faticherebbe a mettere i bastoni tra le ruote a Matteo Renzi, che in quanto a spregiudicatezza e determinazione non è secondo a nessuno.

Fortunatamente, Mattarella remissivo non lo è per nulla. Anzi. Dietro l’immagine dell’uomo silenzioso, poco carismatico e schivo, si cela una volontà di ferro e – soprattutto – la tendenza a rifiutare i compromessi. Lo ha dimostrato molte volte. Nel 1990, per esempio, si dimise da ministro dei Rapporti con il Parlamento perché in disaccordo con la Legge Mammì, regalo di Craxi a Berlusconi che concedeva a quest’ultimo di tenersi le televisioni (nonostante fosse reato). Ancora, nel 1997, da ministro della Difesa entrò in collisione con gli altri gradi dell’Esercito e, nonostante fosse nuovo di quel mondo, si pose a capo di importanti progetti, imponendosi su chi credeva di saperla più lunga di lui.

Mattarella è quindi una persona che sa dire di no e che è capace di imporsi con autorevolezza. Altro che il presidente “notaio” che molti, in primis Renzi, auspicavano. Questo tratto caratteriale risulterà decisivo quando il premier vorrà forzare la mano. In primis, sulla legge elettorale, che presenta più di qualche vizio di incostituzionalità. In secondo luogo, sulle riforme economiche. Certo, in quest’ultimo caso è improbabile un rifiuto della firma. E’ invece probabile che il presidente si opponga con gli strumenti forniti dalla “moral suasion” a una legge palesemente svantaggiosa per i cittadini. Mattarella argine contro le politiche economiche di Renzi, quindi? Forse.

Mattarella, però, come tutti coloro che provengono dalla sua area politica, è europeista. Ciò non toglie che, al momento giusto, possa riuscire a svincolarsi dai diktat Ue, qualità che presenta chiari riflessi nella sfera economica, dal momento che le “indicazioni” di Bruxelles riguardano proprio la situazione dell’economia e della finanza. Insomma, con lui a capo della Repubblica forse il Governo Monti (imposto tacitamente dalla Troika) non sarebbe mai nato.

Indagare sul carattere di Mattarella sicuramente non basta per capire come il suo settennato potrà incidere sull’economia italiana. E’ necessario, ovviamente, essere consapevoli delle sue idee in campo economico. Come accennato poc’anzi, il nuovo Presidente della Repubblica lascia raramente dichiarazioni, men che meno sull’economia (che non è la sua materia). E’ utile, però, fare luce sulle amicizie di Mattarella, le personalità economiche con cui ha collaborato, la natura dei governi di cui ha fatto parte.

Il nuovo Presidente della Repubblica si è formato politicamente nella corrente di sinistra della Democrazia Cristiana, detta “morotei”, afferente all’ideologia del cattolicesimo sociale e, per tanto, più incline di altre alle alleanze con i socialisti e i socialdemocratici. A primo acchito, dunque, Mattarella si direbbe un presidente a suo agio con l’idea per cui lo Stato debba intervenire nell’economia, un’idea che è innanzitutto keynesiana.

Eppure, ci sono alcuni indizi che fanno pensare a un Mattarella in una certa misura anche liberista. Nei governi di cui ha fatto pare, infatti, il dicastero dell’economia è stata affidato a personalità che hanno portato avanti un approccio più neoliberista che keynesiano, per la precisione di contenimento della spesa pubblica. Un approccio simile – anche se si tratta di due contesti diversi – a quello che ha affossato l’Italia e l’Europa in questi anni di crisi.

Il titolare all’economia nel periodo in cui Mattarella ha ricoperto la carica di ministro della Difesa (1999-2001) era Vincenzo Visco. Fu responsabile di una ondata di privatizzazioni che coinvolse le banche e sovrintese al percorso che finalizzò lo smantellamento dell’IRI. Recano le sue firme altre proposte, buona parte delle quali (nonostante il governo fosse di centrosinistra) valutabili come contigue alla filosofia neoliberista: la privatizzazione della produzione di sigari e sigarette e l’introduzione dell’Irap in particolare. Di segno positivo, invece, la lotta all’evasione fiscale, inaugurata proprio da Vincenzo Visco. Ad ogni modo, la sua priorità fu sempre quella di abbattere il disavanzo di bilancio.

L’unico atto pubblico di Mattarella che abbia a che fare direttamente con l’economia è comunque molto recente: ha votato contro il referendum abrogativo della Riforma Fornero sulle pensioni – più per una questione di forma che di sostanza. Ad ogni modo, voci di corridoio riferiscono che il nuovo Presidente della Repubblica vedrebbe di buon occhio eventuali modifiche a questa norma dell’ex ministra montiana. E ha persino illustrato a ricetta per rendere sostenibile l’uscita anticipata dei lavoratori. Niente di particolarmente originale però: tagli alla spesa pubblica.