Scontro epico tra Austerity e Crescita e la diatriba Krugman – Rogoff

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Siete disperati perché avete perso il lavoro e non riuscite a trovarne un altro? La pressione fiscale vi soffoca? Sappiate che non si tratta di disgrazie cadute dal cielo. E’ tutta colpa – se parliamo del peggioramento dell’ultimo biennio – di una certa strategia economica, quella dell’austerity. Una parola che gli italiani – come anche gli spagnoli e soprattutto i greci – hanno imparato a conoscere e temere.

Tassare e tagliare per migliorare lo stato delle finanze pubbliche. Tassare e tagliare per garantire una crescita, solida e duratura, ma nel lungo periodo. Soffrire ora per gioire dopo. Una teoria che se fosse vera sarebbe quasi accettabile. Eppure il premio non è certo, forse addirittura non esiste. E’ quanto emerge dalla diatriba Paul Krugman vs  Kenneth Rogoff, nata e cresciuta intorno ai temi dell’austerity e della crescita. Ma andiamo con ordine.

Rogoff è il paladino dell’austerity. E’ un convinto fautore della teoria secondo la quale un economia non può crescere – almeno non velocemente – se il debito pubblico supera la soglia del 90%. Dunque, prima di pensare alla crescita, bisogna rimettere i conti in ordine. Il saggio “Growth in a Time of Debt” presenta alcune evidenze storiche e reali in grado di dimostrare la bontà di queste convinzioni: una lunga serie di statiche e di dati sull’andamento economico di paesi che avevano (o hanno) un debito alto e di paesi che avevano (o hanno) un debito basso.

Fin qui tutto bene: l’austerity paga, ci sono le prove, e dunque meglio continuare per la strada attuale. E invece si dà il caso che il saggio di Rogoff sia pieno zeppo di errori, di calcolo quanto di metodo. E’ bastata una semplice controverifica di uno studente ventottenne e dei suoi professori per dimostrare che nell’opera di Rogoff alcuni dati sono stati omessi – guarda caso proprio quelli che mettono in dubbio il risultato – e che sono stati compiuti addirittura alcuni errori matematici. Insomma, un disastro.

Da qui nasce la diatriba con Krugman. Krugman, già premio Nobel, economista di stampo keynesiano si è scagliato con forza contro i discepoli dell’austerity. Non è la prima volta che la sua voce si leva contro la cricca di Rogoff, ma le sue critiche avevano riguardato questioni di contenuto che potevano risultare soggetive o almeno opinabili. Krugman, grazie allo scivolone di “Growth in a Time of Debt” e, soprattutto, alle ultime evidenze provenienti dai paesi a cui l’austerity è stata realmente applicata, si è sentito legittimato a criticare gli avversari anche sotto il profilo della competenza, riducendoli a figure ridicole e nemmeno degne di essere chiamati economisti.

Il pallino della diatriba, dopo queste critiche pesantissime, è passata in mano dei “rogoffiani”, che hanno parlato di “attacchi brutali”, pur senza entrare in merito degli errori da loro stessi commessi in sede di calcolo e di ricerca.

Una dichiarazione di Krugman in particolare restituisce il senso della diatriba e, soprattutto, l’impressione su chi ha vinto e chi ha perso: “La mia opinione è che gli “austeriani” hanno scoperto di essere finiti in trappola. Si sono gettati anima, corpo e reputazione personale in difesa dei vari elementi della dottrina economica anti-keynesiana: l’austerità espansiva, le soglie critiche del debito pubblico e via discorrendo. E come dice l’editorialista Wolfgang Münchau, la cosa terribile è che le loro teorie di politica economica sono state messe in pratica, con risultati disastrosi; come se non bastasse, ora si scopre che i loro eroi intellettuali hanno i piedi d’argilla, o magari di Silly Putty“.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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