Scandalo Facebook, cosa è successo e quali novità stanno arrivando

Facebook nei guai per lo scandalo Cambridge Analytica. Ma prima di approfondire lo scandalo Facebook e Cambridge Analytica, facciamo una premessa. E’ il Social network più longevo della storia, considerando il fatto che internet getta velocemente nell’oblio tutto quanto circoli in rete. Crea facilmente miti e fenomeni, come poi facilmente li fa sparire. Per dare spazio a nuovi. Facebook esiste dal 2004, nato per gioco dall’idea di alcuni studenti che poi hanno finito per farsi causa. Fino alla vittoria di uno di loro: Mark Zuckerberg.

Il quale, proprio come ha fatto un altro magnate della tecnologia, Bill Gates, negli ultimi anni ha mangiato come faceva Pacman coi pallini, altre piattaforme molto popolari, quali Instagram e WhatsApp. Creando così un trittico social dove spiattellare tutta la nostra banalità quotidiana.

Facebook è comunque impazzato a livello mondiale dal 2008, quando non è stato più inteso come piattaforma tramite la quale ritrovare parenti o amici che non vedevamo da un pezzo, ma come strumento per condividere i nostri hobby, le nostre idee, la nostra vita quotidiana. Conoscere nuove persone, chattare, giocare, perfino trasferire soldi virtuali. Anno dopo anno Facebook ha introdotto sempre maggiori accattivanti novità, per non rischiare di diventare obsoleto e farsi scavalcare da altri Social.

Le reazioni oltre il Like, le dirette video, i ricordi. Sono solo tra le ultime novità principali introdotte da Facebook. Poi la caccia alle fake news, con gli algoritmi che danno maggiore visibilità nei feeds ai posti dei contatti anziché di aziende e siti d’informazione. Sebbene, per molti questa strategia abbia più un motivo economico: costringere queste parti ad aumentare i loro investimenti per essere più visibili.

Ma ora Facebook è nell’occhio del ciclone e rischia seriamente di prendere una severa batosta. Che potrebbe portarlo ad un consistente ridimensionamento, se non ad una futura chiusura addirittura. Dato che già le statistiche che riguardano gli under 24, mostrano come Facebook sia poco utilizzato da loro. E loro sono il futuro. Inoltre, in queste ore è già partito un hashtag che invita a cancellarsi da Facebook.

Ma approfondiamo lo scandalo Cambridge Analytica che sta coinvolgendo Facebook.

Scandalo Facebook cosa è successo

Cosa è successo nello scandalo Facebook? Si tratta di una delle più vaste violazioni di dati della storia. L’azienda, legata all’ex consigliere del presidente USA Trump, Steve Bannon, è accusata di aver violato i dati sensibili di oltre 50 milioni di profili Facebook.

La società di analisi, che ha collaborato nelle campagne elettorali di Donald Trump e in quella pro-Brexit, ha utilizzato i dati dei profili Facebook per creare un potente software al fine di prevedere e influenzare le scelte elettorali attraverso annunci politici personalizzati.

L’inchiesta di Guardian, Observer e New York Times che ha portato alla luce la vicenda, si basava sulle rivelazioni di un informatore che ha raccontato come dal 2014 la società abbia iniziato a raccogliere senza autorizzazione i dati personali degli utenti del social network.

Cambridge Analytica è una società di proprietà del milionario Robert Mercer, e guidata proprio da Steve Bannon.

È stato Aleksandr Kogan, ricercatore dell’Università di Cambridge, a scaricare i dati da Facebook e a passarli poi alla società Cambridge Analytica. Kogan è un ricercatore alla facoltà di psicologia, che si è giustificato dicendo di aver bisogno delle informazioni per una sua ricerca su un modello di comportamento umano attraverso i social media.

L’uomo ha sviluppato un sondaggio intitolato “Questa è la vita digitale”. Sono stati raccolti i dati di circa 270mila utenti e dei loro contatti. Facebook, da parte sua, ha dichiarato che Kogan ha violato la politica del sito. I dati sono stati raccolti attraverso un’app chiamata thisisyourdigitallife, programmata dall’accademico dell’Università di Cambridge Aleksandr Kogan.

Attraverso la sua società Global Science Research (GSR), in collaborazione con Cambridge Analytica, centinaia di migliaia di utenti sono stati pagati per sostenere un test della personalità e hanno accettato di raccogliere i loro dati per uso accademico.

Tuttavia, l’app ha anche raccolto le informazioni degli amici di Facebook dei partecipanti alla prova, portando all’accumulo di un pool di dati di decine di milioni di persone.

Elizabeth Denham, commissario britannico per le informazioni, ha dichiarato:

Stiamo esaminando le circostanze in cui i dati di Facebook potrebbero essere stati acquisiti e utilizzati illegalmente. Fa parte delle nostre indagini in corso sull’uso dell’analisi dei dati per scopi politici che è stato avviato per valutare come i partiti politici e le campagne, le società di analisi dei dati e le piattaforme di social media nel Regno Unito stiano utilizzando e analizzando le informazioni personali delle persone per gli elettori”.

Christopher Wylie, esperto di analisi dei dati canadese che ha lavorato con Cambridge Analytica e Kogan per ideare e implementare lo schema, ha mostrato un dossier di prove sull’uso improprio dei dati all’Observer. Il dossier comprende mail, fatture, contratti e bonifici bancari all’Agenzia nazionale per la criminalità e all’ufficio del commissario per l’informazione.

Le prove fornite da Wylie alle autorità britanniche e statunitensi includono una lettera inviata dagli avvocati di Facebook nell’agosto 2016, che gli chiedeva di distruggere tutti i dati che aveva raccolto. Ma il Social network non lo fece.

Cambridge Analytica chi è

Chi è Cambridge Analytica? Cambridge Analytica LLC (CA) è una LLC registrata dal Delaware, con sede centrale a New York, che combina data mining, data brokerage e analisi dei dati con comunicazioni strategiche per il processo elettorale. È stato creato nel 2013 come filiale della sua società madre britannica SCL Group per partecipare alla politica americana. Nel 2014, CA è stata coinvolta in 44 corse politiche statunitensi.

La società è in parte di proprietà della famiglia di Robert Mercer, un gestore di hedge fund americano che supporta molte cause politicamente conservatrici. L’azienda mantiene gli uffici a Londra, New York City e Washington, D.C. Nel 2015 divenne nota come società di analisi dei dati che inizialmente lavorava per la campagna presidenziale di Ted Cruz.

 

Nel 2016 CA ha lavorato per la campagna presidenziale di Donald Trump e per la campagna Leave.EU per il ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea. Il ruolo di CA in queste campagne è stato controverso ed è oggetto di indagini penali in corso in entrambi i paesi. Gli analisti politici contestano le affermazioni di CA sull’efficacia dei suoi metodi di targeting degli elettori. Il 17 marzo 2018, The New York Times e The Observer hanno riferito sull’uso delle informazioni personali acquisite da Facebook da Cambridge Analytica, senza il permesso degli utenti, da un esterno ricercatore che ha affermato di averlo raccolto per scopi accademici. In risposta, Facebook ha escluso Cambridge Analytica dalla pubblicità sulla sua piattaforma.

Cambridge Analytica di cosa si occupa

Cambridge Analytica è stata fondata dai conservatori Steve Bannon e Robert Mercer. Mercer ha investito un minimo di 15 milioni di dollari nella società, secondo il New York Times. La partecipazione di Bannon nella società è stata stimata tra 1 e 5 milioni di dollari, ma nel mese di aprile 2017 ha ceduto le sue partecipazioni come richiesto dal suo ruolo di capo stratega della Casa Bianca. CA raccoglie dati sugli elettori utilizzando fonti quali dati demografici, comportamento dei consumatori, attività su Internet e altre fonti pubbliche e private.

Secondo The Guardian, CA sta utilizzando dati psicologici derivati da milioni di utenti di Facebook, in gran parte senza il permesso o la conoscenza degli utenti. Un’altra fonte di informazioni è stata l’app mobile “Cruz Crew” che monitorava i movimenti fisici ei contatti e secondo la Associated Press, invadeva i dati personali più di ogni altra app dei candidati presidenziali. “Oggi negli Stati Uniti abbiamo un posto vicino a quattro o cinquemila punti dati su ogni individuo … Quindi modelliamo la personalità di ogni adulto negli Stati Uniti, circa 230 milioni di persone.”- Alexander Nix, amministratore delegato di Cambridge Analytica, ottobre 2016.

L’azienda afferma di utilizzare “tecniche di valorizzazione dei dati e segmentazione dell’audience” che forniscono “analisi psicografica” per una “conoscenza più approfondita del pubblico di riferimento”. L’azienda utilizza la scala OCEAN dei tratti della personalità. Utilizzando ciò che definisce “microtargeting comportamentale”, la società indica che può prevedere “bisogni” di soggetti e come questi bisogni possono cambiare nel tempo.

I servizi possono quindi essere mirati individualmente a vantaggio dei propri clienti dall’arena politica, dai governi e dalle società che forniscono “una visione migliore e più attuabile dei loro pubblici chiave”. Secondo Sasha Issenberg, CA indica che può raccontare cose su un individuo che potrebbe non conoscere nemmeno su se stesso.

CA ricava gran parte dei suoi dati personali sui sondaggi online che conduce su base continuativa. Per ogni cliente politico, l’azienda limita i segmenti degli elettori da 32 diversi stili di personalità che attribuisce a ogni adulto negli Stati Uniti. I dati sulla personalità informano il tono della lingua utilizzata nei messaggi pubblicitari o negli script di contatto degli elettori, mentre altri dati vengono utilizzati per determinare le posizioni degli elettori su particolari problemi.

I dati vengono aggiornati con sondaggi mensili, chiedendo informazioni sulle preferenze politiche e su come le persone ottenere le informazioni che usano per prendere decisioni. Copre anche argomenti relativi ai consumatori su diversi marchi e prodotti preferiti, costruendo un’immagine di come un utente acquista tanto quanto il modo in cui vota

Cambridge Analytica aiutò anche un partito italiano?

Sul sito di Cambridge Analytica si legge che nel 2012 la società ha portato avanti un progetto di ricerca per un partito italiano. Il nome non viene fornito, ma si legge: “era in fase di rinascita, dopo aver ottenuto i suoi più grandi successi negli anni ’80”. Nello specifico, l’aiuto fornito da CA a questo partito sarebbe consistito nel fare “una ricerca su iscritti e simpatizzanti, per aiutarlo nella strategia di riorganizzazione”.

Cambridge Analytica specifica anche che questa formazione politica, grazie al suo operato, sarebbe riuscita a dotarsi di “una struttura organizzativa flessibile e moderna”, così da ottenere “risultati superiori a quelli attesi in una fase turbolenta della politica italiana”.

A seguito di queste rivelazioni, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni sull’uso di dati personali per finalità di comunicazione politica.

Difficile però capire chi sia questo partito. Nel 2012, tutti i partiti in circolazione non erano ancora in vita negli anni ‘80. Il Movimento cinque stelle è nato nel 2010, Forza Italia nel ‘94, il Partito democratico nel 2008, la Lega Nord negli anni ‘80 ma era appena nata e ha iniziato ad avere un grande consenso dopo Tangentopoli. La destra sociale si era smarrita dopo il passaggio fallimentare nel Pdl insieme a Forza Italia, ma negli anni ‘80 era già un partito in crisi ideologica. I radicali esistevano negli anni ‘80, sebbene non vivevano certo un decennio brillante, tanto che il leader storico Marco Pannella dovette andare a Drive In per invitare le persone a tesserarsi al partito.

Volendo fare un discorso inverso, cioè partendo da quale fosse il partito italiano di maggiore successo negli anni ‘80, ci troviamo solo il Partito socialista. Trainato dal leaderismo di Bettino Craxi. Ma nel 2012 era un lontano ricordo, diluito com’era e com’è in altri partiti. La Democrazia cristiana era già in odore di crisi e scandali dopo 40 anni di governo e non possiamo certo dire che gli anni ‘80 furono per lei i migliori.

Non aiuta poi la frase: “risultati superiori a quelli attesi in una fase turbolenta della politica italiana”, visto che nel 2012 non ci sono state elezioni rilevanti in Italia e al Governo c’erano i professori.

Scandalo Facebook, Mark Zuckerberg rompe il silenzio

Mark Zuckerberg ha finalmente rotto il silenzio sullo scandalo che sta riguardando Facebook, dove ricordiamo, 51 milioni di profili sottratti all’insaputa dei diretti interessati e poi utilizzati dalla Cambridge Analytica per la campagna a favore della Brexit e di Donald Trump. Ha pubblicato un lunghissimo post su Facebook in data 21 marzo, dove i passaggi principali sono:

«Sono io che ho lanciato Facebook e sono io il responsabile di tutto ciò che accade sulla nostra piattaforma (…) Abbiamo fatto degli errori. C’è stata una violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che noi li proteggiamo. Dobbiamo recuperare questa fiducia. Bandiremo gli sviluppatori che non sono in regola o che non saranno d’accordo con le nostre regole».

In un’intervista alla Cnn andata in onda alle 20 a New York del 21 marzo (intorno alle 2 di notte ora italiana), la prima dopo lo scandalo, Zuckerberg ha ribadito le sue scuse e si è detto « disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano». Ha anche sottolineato che non allertato gli utenti sull’app «sospette» è stato un errore: «Guardando indietro è sicuramente una cosa che rimpiango…abbiamo sbagliato e siamo impegnati a fare la cosa giusta guardando avanti».

Il ceo di Facebook ha infine garantito che il social network avvertirà ogni singolo utente «il cui profilo può essere stato impattato» dalla colossale violazione di dati di Cambridge Analytica. Zuckerberg è sicuro che si voglia ancora una volta sfruttare la piattaforma per influenzare le elezioni e lancia l’allarme in vista del voto di metà mandato in cui gli americani rinnoveranno gran parte del Congresso: «Sono certo che qualcuno sta cercando di usare Facebook per influenzarle», «sono certo che c’è una seconda edizione di tutto quello che è stato lo sforzo della Russia nel 2016, ci stanno lavorando. E sono certo che ci sono nuove tattiche che dobbiamo essere sicuri di individuare e fronteggiare».

Scandalo Facebook, è partita la rivolta

Ovviamente, sul web sono milioni gli utenti indignati dallo scandalo che coinvolge Facebook. Il Social che ricordiamo, ha più di 2 miliardi di iscritti. E così sono sorti hashtag di successo quali «Delete Facebook» o «boycottFacebook». Tra i più attivi c’è Brian Acton, il cofondatore di WhatsApp, la app di messaggistica rilevata proprio da Zuckerberg nel 2014. Acton ha così commentato l’accaduto: «È giunto il momento di andarsene». Il rischio è enorme: la reazione del web può essere travolgente, come accaduto nel movimento delle donne «MeToo». E in ogni caso senza aspettare gli esiti delle indagini giudiziarie o delle audizioni parlamentari. Infatti, sia il Congresso americano che l’Europarlamento, hanno chiesto a Zuckerberg di presentarsi e chiarire.

Ma il patron di Facebook è stato convocato dalla commissione del parlamento britannico, che lo interrogherà sull’uso dei dati personali da parte di Cambridge Analytica. Il parlamentare Damian Collins, presidente della commissione di inchiesta sulle fake news, ha accusato Facebook di aver “ingannato” la commissione. Collins ha chiesto una risposta alla sua richiesta entro il 26 marzo.

Del resto si sa, sul web tutto corre veloce, mentre i tempi della giustizia sono quelli che sono.

Scandalo Facebook, tonfo del titolo in Borsa

Il titolo Facebook tra venerdì 17 e martedì 20 marzo ha perso circa 50 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il titolo è in lenta ripresa, ma il peggio forse deve ancora venire. E si sa, la borsa è sensibile a queste cose. Il 19 marzo il titolo è arrivato a perdere fino al 7 per cento, mentre il 10 ha chiuso le contrattazioni a -6,8 per cento, il livello più basso degli ultimi quattro anni, trascinando giù l’intero settore tecnologico.

La Federal Trade Commission si sta muovendo sulla base di partenza dell’impegno sottoscritto da Zuckerberg nel 2011 riguardo al fatto che i dati sensibili postati sul Social non possono essere trasferiti a «soggetti terzi». Ciò che è invece accaduto nel 2014, quando la app «Thisisyourdigitallife» viene collocata dallo specialista di Cambridge Analytica, Aleksandr Kogan, sulla piattaforma Facebook. Circa 270 mila utenti scaricano l’applicazione consegnando le proprie informazioni, ma anche quelle di amici completamente all’oscuro dell’operazione.

In questo modo, Kogan è riuscito ad acquisire circa 51 milioni di profili. La penale prevista dal protocollo sulla privacy del 2011 è pari a 40 mila dollari al giorno. Dunque bisogna capire da quando parte il computo: dal momento in cui i dati vengono sottratti a Facebook o da quando vengono ceduti «a soggetti terzi», come il comitato per la Brexit e quello per l’elezione di Trump? E’ proprio il caso di dire che il tempo è denaro, e Facebook rischia di sborsarne parecchio. Il che darebbe altri colpi alla capitalizzazione di Borsa del titolo del Social.

Scandalo Facebook, quanto sarà la multa?

Ogni singola violazione comporta una multa di 14,6 milioni di dollari all’anno. Facendo due calcoli, trattandosi di 51 milioni di utenti, parliamo di circa 744 milioni di dollari ogni dodici mesi. Nel caso peggiore, dal 2014 a oggi, farebbero quasi 3 miliardi di dollari di penale. Che peserebbero comunque abbastanza, sebbene ricordiamo che Facebook registra 15 miliardi di utile all’anno.

Ma a parte ciò, potrebbero scatenarsi una serie di altre conseguenze negative. Come l’abbandono di tanti utenti e quella di quanti spendono un mucchio di soldi l’anno per farsi pubblicità sul Social. Potrebbe sorgere una nuova piattaforma pronti ad accoglierli, dichiarandosi più sicura e rispettosa della privacy. Per non parlare della pioggia di Class Action che potrebbero nascere: nella corte distrettuale di San José, in California, è arrivata la prima class action contro Facebook.

La Class action negli Usa è una arma molto efficace contro i colossi, dove Davide può averla vinta su Golia. Cosa altrimenti difficilmente possibile. Mentre qui da noi assume più i connotati di una presa in giro e una perdita di tempo.

Scandalo Facebook, saltano le prime teste

Intanto iniziano a saltare le prime teste. L’amministratore delegato di Cambridge Analytica, Alexander Nix, è stato sospeso dal suo incarico. L’azienda in una nota ha fatto sapere che l’operato di Nix “non rappresenta i valori e il modo di operare della società”.

Il ruolo di amministratore delegato è stato affidato ad Alexander Tayler, responsabile del settore dati. Cambridge Analytica ha anche dichiarato che le conclusioni dell’indagine interna, condotta dall’avvocato Julian Malins, verranno “rese pubbliche al momento opportuno”.

Il 20 marzo 2018 il responsabile della sicurezza delle informazioni di Facebook, Alex Stamos, si è dimesso ma continuerà a lavorare per la digital company fino al prossimo agosto per supervisionare il passaggio di consegne.

La sua uscita di scena è un segnale della tensione interna all’azienda sul modo in cui vertici hanno gestito la questione delle fake news diffuse attraverso il social network.

Scandalo Facebook, le sei contromisure che Zuckerberg vuole adottare

Intanto, sul blog ufficiale di Facebook viene pubblicato un post nel quale si spiegano le strategie che Zuckerberg ed il suo team vogliono adottare. Il post si apre in questo modo:

Proteggere le informazioni delle persone è la cosa più importante che facciamo su Facebook. Quello che è successo con Cambridge Analytica è stata una violazione della fiducia di Facebook. Ancora più importante, è stata una violazione della fiducia che le persone inseriscono in Facebook per proteggere i propri dati quando li condividono. Come ha spiegato Mark Zuckerberg nel suo post, stiamo annunciando alcuni passi importanti per il futuro della nostra piattaforma. Questi passaggi comportano l’adozione di potenziali abusi passati e la messa in atto di protezioni più forti per prevenire futuri abusi”.

Poi il post passa a spiegare quanto già fatto dal team di Facebook in questi anni:

Le persone usano Facebook per connettersi con amici e altri utenti utilizzando tutti i tipi di app. La piattaforma di Facebook ha contribuito a rendere le app social – così il tuo calendario potrebbe mostrare i compleanni dei tuoi amici, ad esempio. Per fare questo, abbiamo permesso alle persone di accedere alle app e condividere chi erano i loro amici e alcune informazioni su di loro. Come persone hanno usato la piattaforma di Facebook in modi nuovi, abbiamo rafforzato le regole. Abbiamo chiesto agli sviluppatori di ottenere il permesso delle persone prima che accedano ai dati necessari per eseguire le loro app, ad esempio un’app di condivisione di foto deve ottenere un’autorizzazione specifica per accedere alle foto”.

Si sottolinea poi lo spartiacque del 2014:

Nel corso degli anni abbiamo introdotto più guardrail, anche nel 2014, quando abbiamo iniziato a esaminare app che richiedevano alcuni dati prima che potessero essere avviati e introducendo controlli più dettagliati affinché le persone decidessero quali informazioni condividere con le app. Queste azioni impedirebbero a qualsiasi app come Aleksandr Kogan di poter accedere a così tanti dati oggi. Anche con questi cambiamenti, abbiamo visto l’abuso della nostra piattaforma e l’uso improprio dei dati delle persone, e sappiamo che dobbiamo fare di più. Abbiamo una responsabilità verso tutti coloro che usano Facebook per assicurarsi che la loro privacy sia protetta”.

Poi il post passa a ciò che Facebook introdurrà prossimamente:

“Ecco perché stiamo apportando modifiche per prevenire gli abusi. Stabiliremo uno standard più elevato per il modo in cui gli sviluppatori costruiscono su Facebook, ciò che le persone dovrebbero aspettarsi da loro e, soprattutto, da noi.

1. Rivedremo la nostra piattaforma. Investigheremo su tutte le app che hanno avuto accesso a grandi quantità di informazioni prima di modificare la nostra piattaforma nel 2014 per ridurre l’accesso ai dati e condurremo una verifica completa di qualsiasi app con attività sospette. Se troviamo sviluppatori che utilizzano in modo improprio informazioni di identificazione personale, li escluderemo dalla nostra piattaforma. Informati sull’uso improprio dei dati.

2. Diremo alle persone interessate da app che hanno fatto un uso scorretto dei loro dati. Ciò include la costruzione di un modo in cui le persone possono sapere se i loro dati potrebbero essere accessibili tramite “thisideourdigitallife”. Andando avanti, se rimuoviamo un’app per un uso improprio dei dati, diremo a tutti coloro che l’hanno utilizzata.

3. Disattiva l’accesso per le app inutilizzate. Se qualcuno non ha utilizzato un’app negli ultimi tre mesi, disattiveremo l’accesso dell’app ai suoi dati.

4. Restrizione dei dati di accesso di Facebook. Stiamo cambiando Login, in modo che nella prossima versione, ridurremo i dati che un’app può richiedere senza revisione dell’app per includere solo il nome, la foto del profilo e l’indirizzo email. Richiedere altri dati richiederà la nostra approvazione.

5. Incoraggiare le persone a gestire le app che usano. Mostriamo già agli utenti a quali app sono collegati i loro account e controlliamo quali dati hanno consentito a tali app di utilizzare. Andando avanti, renderemo queste scelte più importanti e più facili da gestire.

6. Ricompensare le persone che trovano vulnerabilità. Nelle prossime settimane estenderemo il programma di bug bug di Facebook in modo che le persone possano segnalarci anche se trovano degli abusi di dati da parte degli sviluppatori di app”.

Infine, il post si conclude con la promessa di un impegno futuro:

C’è ancora del lavoro da fare e condivideremo i dettagli nelle prossime settimane su ulteriori passaggi che stiamo prendendo per mettere le persone più in controllo dei loro dati. Alcuni di questi aggiornamenti erano già in corso e alcuni sono legati alle nuove leggi sulla protezione dei dati che entrano in vigore nell’UE.

Gli eventi di questa settimana hanno accelerato i nostri sforzi, e questi cambiamenti saranno i primi di molti che intendiamo lanciare per proteggere le informazioni delle persone e rendere la nostra piattaforma più sicura”.

Facebook inizialmente aveva negato

Eppure, sempre con un post sul Blog ufficiale, Facebook aveva negato in un primo momento che si trattasse di una violazione dei dati:

L’affermazione che si tratta di una violazione dei dati è completamente falsa. Aleksandr Kogan ha richiesto e ottenuto l’accesso alle informazioni dagli utenti che hanno scelto di iscriversi alla sua app e tutti i soggetti coinvolti hanno dato il loro consenso. Le persone hanno fornito consapevolmente le loro informazioni, nessun sistema è stato infiltrato e nessuna password o informazione sensibile è stata rubata o hackerata”.

Poi parla più specificamente del rapporto con Kogan:

Proteggere le informazioni delle persone è al centro di tutto ciò che facciamo, e abbiamo bisogno delle stesse persone che gestiscono app su Facebook. Nel 2015, abbiamo appreso che un professore di psicologia presso l’Università di Cambridge di nome Dr. Aleksandr Kogan ci ha mentito e ha violato le nostre politiche della piattaforma trasferendo i dati da un’app che utilizzava Facebook Login a SCL / Cambridge Analytica, un’azienda che fa politica, governo e lavoro militare in tutto il mondo”.

“Ha anche trasmesso i dati a Christopher Wylie di Eunoia Technologies, Inc.Come tutti gli sviluppatori di app, Kogan ha richiesto e ottenuto l’accesso alle informazioni dalle persone dopo aver scelto di scaricare la sua app. La sua app, “thisideourdigitallife”, ha offerto una previsione della personalità e si è fatturata su Facebook come “un’app di ricerca utilizzata dagli psicologi”. Approssimativamente 270.000 persone hanno scaricato l’app. Così facendo, hanno dato il loro consenso a Kogan per accedere a informazioni come la città che avevano impostato sul loro profilo, o il contenuto che gli era piaciuto, così come le informazioni più limitate sugli amici che avevano le loro impostazioni sulla privacy impostate per consentirlo. l’accesso a queste informazioni in modo legittimo e attraverso i canali appropriati che hanno governato tutti gli sviluppatori su Facebook in quel momento, in seguito non ha rispettato le nostre regole”.

Trasmettendo informazioni a terzi, tra cui SCL / Cambridge Analytica e Christopher Wylie di Eunoia Technologies, ha violato le nostre norme sulla piattaforma. Quando abbiamo appreso di questa violazione nel 2015, abbiamo rimosso la sua app da Facebook e richiesto le certificazioni di Kogan e di tutte le parti che aveva fornito ai dati che le informazioni erano state distrutte. Cambridge Analytica, Kogan e Wylie ci hanno certificato che hanno distrutto i dati”.

Poi nel post si fa riferimento alla sospensione da parte di Facebook con i fautori dello scandalo:

Diversi giorni fa, abbiamo ricevuto segnalazioni che, contrariamente alle certificazioni che ci venivano fornite, non tutti i dati sono stati cancellati. Ci stiamo muovendo in modo aggressivo per determinare l’accuratezza di queste affermazioni. Se è vero, questa è un’altra violazione inaccettabile della fiducia e degli impegni presi. Stiamo sospendendo SCL / Cambridge Analytica, Wylie e Kogan da Facebook, in attesa di ulteriori informazioni. Ci impegniamo a rafforzare vigorosamente le nostre politiche per proteggere le informazioni delle persone. Prenderemo tutte le misure necessarie per verificare che ciò accada. Adotteremo azioni legali se necessario per ritenerle responsabili e responsabili di ogni comportamento illecito”.

Come cancellarsi da Facebook?

Se lo scandalo Facebook vi ha indignato a tal punto che volete cancellarvi dal Social network (e sicuramente non siete gli unici), vi starete chiedendo: come cancellarsi da Facebook? Il Social network offre fondamentalmente ai suoi utenti due opzioni per farlo:

a) Disattivarsi: un utente sospende il suo account ma se decide di ritornare può ritrovare tutti i dati intatti. I dati restano quindi disponibili a Facebook. E’ una opzione valida per quanti decidono di fare a meno di Facebook solo momentaneamente, ma poi ci ripensano

b) Cancellarsi: cancellazione vera e propria che rimuove in modo permanente i dati di un utente da Facebook, ma richiede che l’utente contatti Facebook e si impegni in un processo multi-passo e dispendioso in termini di tempo affinché ciò avvenga. Occorre attendere circa due settimane prima che la cancellazione venga elaborata. Inoltre, occorre sapere che se si effettua l’accesso a un account durante questo periodo di attesa, il processo di eliminazione verrà interrotto e sarà necessario ricominciare tutto da capo. La lentezza del procedimento è forse anche un modo per disincentivare le persone a cancellarsi da Facebook.

In realtà c’è anche una terza opzione non scritta. Restare su Facebook, ma non postare nulla, restare insomma inattivi. Scelta che in realtà stanno facendo già in tanti e da tempo. Sareste degli scrutatori non votanti, dei cattolici non praticanti.

Per archiviare i dati occorre prendersi un quarto d’ora di tempo. Prima il backup dei dati. Freccia rivolta verso il basso che si trova nella parte in alto destra della barra blu di Facebook e fareclic sulla voce Impostazioni annessa al menu che ti viene mostrato. Successivamente, cliccare prima sulla voce Scarica una copia e poi su Avvia il mio archivio. Via mail otterremo tutto quello che abbiamo fatto su Fb.

Un altra cosa utile da fare se si desidera cancellarsi è eliminare tutte le tracce lasciate. Per cancellare le tue informazioni personali da Facebook occorre seguire i seguenti passaggi:

  • collegarsi alla pagina del profilo
  • cliccare sul pulsante Aggiorna informazioni che si trova sull’immagine di copertina
  • Nella pagina che si apre, selezionare una ad una tutte le voci presenti nella barra laterale di sinistra
  • selezionare la matita e cancellare tutto.

Ovviamente, più saremo stati attivi su Facebook, più ci impiegheremo tempo.

Complesso ma possibile cancellare anche tutte le foto postate su Facebook. Selezionare la scheda Album, aprire uno ad uno gli album in cui sono contenute le foto e cliccare prima sull’icona dell’ingranaggio collocata in alto a destra e poi sulla voce Elimina.

Se decidiamo di cancellarci definitivamente da Facebook, dobbiamo andare su Centro assistenza e poi Visita il Centro assistenza dal menu che compare. Nella pagina che ci comparirà andare su Gestisci il tuo account e poi fare clic su Disattivazione ed eliminazione degli account.

Cliccare poi sulla dicitura Come faccio a eliminare il mio account in modo permanente? Da qui qualche altro passaggio ed il gioco sarà fatto. Basterà per essere salvi da manipolazioni di dati? Chissà. Come in fisica Antoine-Laurent de Lavoisier diceva “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, su internet si potrebbe dire la stessa cosa o quasi.

Come è nato Facebook

Facebook è nato per gioco. Mark Zuckerberg ha scritto un programma chiamato “Facemash” nel 2003, mentre frequentava l’Università di Harvard come studente del secondo anno. Secondo The Harvard Crimson, il sito era paragonabile a quello di Hot or Not e utilizzava “foto compilate dal Facebook online di nove Case, posizionandole una accanto all’altra in una volta e chiedendo agli utenti di scegliere la persona più calda”.

Facemash ha attratto 450 visitatori e 22.000 foto-view nelle prime quattro ore online. Il sito di Facemash è stato rapidamente inoltrato a diversi server di elenchi di gruppi di campus, ma è stato chiuso pochi giorni dopo dall’amministrazione di Harvard. Zuckerberg è stato espulso dall’amministrazione con l’accusa di violazione della sicurezza, violazione dei diritti d’autore e violazione della privacy individuale. In definitiva, le accuse sono state ritirate.

Zuckerberg ha ampliato questo progetto iniziale in quel semestre creando uno strumento di studio sociale prima di un esame finale di storia dell’arte. Ha caricato tutte le immagini artistiche in un sito Web, ognuna delle quali conteneva una sezione commenti corrispondente, quindi ha condiviso il sito con i suoi compagni di classe e le persone hanno iniziato a condividere le note. Layout originale e nome di Thefacebook, 2004 “face book” è una directory degli studenti con foto e informazioni di base. Nel 2003, ad Harvard non esistevano facebook online universali, con solo fogli di carta distribuiti e directory online private.

Nel gennaio 2004, Zuckerberg ha iniziato a scrivere il codice per un nuovo sito web, noto come” TheFacebook “, con l’ispirazione che proviene da un editoriale nel Crimson su Facemash, affermando che “È chiaro che la tecnologia necessaria per creare un sito Web centralizzato è prontamente disponibile … i vantaggi sono molti.” Il 4 febbraio 2004, Zuckerberg ha lanciato “TheFacebook”. Sei giorni dopo il lancio del sito, gli anziani di Harvard Cameron Winklevoss, Tyler Winklevoss e Divya Narendra hanno accusato Zuckerberg di intenzionalmente ingannarli facendogli credere che li avrebbe aiutati a costruire un social network chiamato HarvardConnection.com.

Sostenevano che invece stava usando le loro idee per costruire un prodotto concorrente. I tre si sono lamentati con l’Harvard Crimson e il giornale ha iniziato un’indagine. Successivamente hanno intentato una causa contro Zuckerberg, successivamente stabilendosi nel 2008 per 1,2 milioni di azioni (del valore di $ 300 milioni all’IPO di Facebook). L’iscrizione era inizialmente riservata agli studenti dell’Harvard College; entro il primo mese, oltre la metà degli studenti di Harvard erano registrati al servizio. Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz, Andrew McCollum e Chris Hughes si sono uniti a Zuckerberg per aiutare a gestire la crescita del sito web.

Nel marzo 2004, Facebook si è espanso nelle università di Columbia, Stanford e Yale.In seguito ha aperto a tutti i college della Ivy League, alla Boston University, alla New York University, al MIT e gradualmente alla maggior parte delle università negli Stati Uniti e in Canada. A metà del 2004, l’imprenditore Sean Parker è stato consulente informale di Zuckerberg, «È stato il presidente della compagnia. Nel giugno 2004, Facebook trasferì la sua base operativa a Palo Alto, in California. Ha ricevuto il suo primo investimento più tardi quel mese dal co-fondatore di PayPal Peter Thiel.

Nel 2005, la società lasciò “il” nome dopo aver acquistato il nome di dominio facebook.com per US $ 200.000. Il dominio facebook.com apparteneva a AboutFace Corporation prima dell’acquisto. Questo sito è stato pubblicato l’8 aprile 2005, dal 10 aprile 2005 al 4 agosto 2005, questo dominio ha dato un errore 403. Mark Zuckerberg, co-creatore di Facebook, nella sua stanza del dormitorio di Harvard, 2005. In Nel maggio 2005, Accel Partners ha investito $ 12,7 milioni in Facebook, e Jim Breyer ha aggiunto $ 1 milione di soldi propri. Una versione di scuola superiore del sito è stata lanciata nel settembre 2005, che Zuckerberg ha definito il prossimo passo logico.

Facebook ha anche ampliato l’idoneità dell’adesione ai dipendenti di diverse aziende, tra cui Apple Inc. e Microsoft.

Scandalo Facebook, la fine del Social?

Se è ancora vero che i giovani sono il futuro (sebbene in Italia li si lasci invecchiare nell’oblio del presente), allora Facebook sembra non avere futuro. Come riporta eMarketer, nei soli Stati Uniti il 2018 sarà l’anno della fuga di 2 milioni di under-24 da Facebook, dopo i 2,8 milioni persi nel 2017. Per la prima volta nella storia, sarà meno della metà dei 12-17enni americani ad accedere al social netwok almeno una volta al mese.

Nello specifico, il numero di 11enni (che non potrebbero iscriversi, in realtà) scenderà del 9,3 per cento, quello dei 12-17enni del 5,6 per cento e quello dei 18-24enni del 5,8 per cento.

Ma per Zuckerberg le brutte notizie non finiscono qui. Infatti, la nuova destinazione di questi giovani utenti in fuga non sarà Instagram — sempre di sua proprietà — ma Snapchat, pronto ad accogliere 1,9 milioni di giovani a fronte del milione e seicento mila in procinto di riversarsi sull’app fondata da Kevin Systrom. Oltretutto, Snapchat ha già ispirato diverse idee all’altra app di successo di Zuckerberg: WhatsApp. Occhio infine anche a Google,con il nuovo formato Amp Stories. Sebbene il suo Google Plus sia stato un flop.

Quindi, se sommiamo lo scarso appeal verso i giovanissimi e il rischio che gli adulti potrebbero uscirne o quanto meno utilizzarlo di meno, Facebook davvero rischia il tracollo.

 

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