Scandalo emissioni Volkswagen: Italia fuori dai tagli

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Con una lettera al premier Renzi e ai ministri Padoan (Economia) e Guidi (Sviluppo economico), la Volkswagen ha confermato il suo programma di investimenti in Italia, smentendo di fatto qualsiasi taglio ai budget di Ducati e Lamborghini.

La conferma è arrivata oggi dall’amministratore delegato di Volkswagen Italia Massimo Nordio in Senato, direttamente alle commissioni di Ambiente e Industria in cui era stato chiamato a riferire in merito allo scandalo Dieselgate sulle emissioni falsate che hanno coinvolto la casa tedesca.

A questo proposito Nordio ha voluto puntualizzare che solo 1.300 vetture nel nostro paese potrebbero essere coinvolte in quanto i 5 marchi della casa automobilistica con motori diesel Euro 5 in Italia è molto limitato, mentre sono le Euro 6, non coinvolte nello scandalo, ad essere le più vendute dai concessionari. Per precauzione le 1.300 vetture sono state ritirate.

La lettera al governo italiano inviata dal presidente di Audi Ag Rupert Stadler, conferma dunque il programma tedesco per l’Italia che prevede anche la produzione di un Suv Lamborghini a Sant’Agata con investimenti per circa 800 milioni di euro e la creazione di 500 nuovi posti di lavoro.

Solo ieri la Volkswagen aveva annunciato tagli agli investimenti nel settore dell’auto per circa 1 miliardo di euro che fortunatamente non interesseranno l’Italia, come puntualizzato oggi, e le circa 1.500 aziende fornitrici. La casa automobilistica tedesca fattura attualmente 2,5 miliardi di euro nel nostro paese grazie alla vendita di 200 mila veicoli solo l’anno scorso.

Sempre secondo Nordio inoltre lo scandalo non sembra aver avuto effetti considerevoli sui fatturati di ottobre che registrano solo un lieve calo anche se molto dipenderà dalle misure adottate dalla casa, che promette comunque interventi su circa 648 mila veicoli con il programma software incriminato, come annunciato anche dal ministro dei Trasporti Delrio.

Non sarà dunque l’Italia a pagare per lo scandalo dieselgate ma altri paesi attraverso una riduzione degli investimenti per pagare i costi che il Dieselgate comporterà, tra ritiro e messa a norma di tutte le autovetture coinvolte.

Confermato così anche l’ampliamento della fabbrica di Sant’Agata da 80 a 150 mila metri quadrati, come stipulato sul protocollo d’intesa firmato in maggio a Palazzo Chigi dal presidente di Audi e il ministro dello Sviluppo economico Guidi.

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