Satoshi Nakamoto, chi è il padre del Bitcoin e qual è il suo patrimonio

Chi è Satoshi Nakamoto? Qual è la storia di Satoshi Nakamoto? Qual è il patrimonio di Satoshi Nakamoto? Domande che il mondo del web e del trading si pone dal 2009, cioè da quando è stato lanciato il Bitcoin. Prima criptovaluta in assoluto, che ha dato il via ad un mondo fatto di economia virtuale, decentralizzato, svincolato dal controllo di poteri centrali come banche e governi nazionali. Dopo il bitcoin, infatti, sono nate almeno un altro centinaio di criptovalute, sebbene solo una dozzina siano diventate una concreta occasione di investimento e un progetto serio e consolidato.

Ma soprattutto, Satoshi Nakamoto ha ideato la Blockchain, un sistema open source basato sulla tecnologia peer-to-peer (che abbiamo imparato a conoscere sulle chat di WhatsApp) che consente di rendere criptate le transazioni che ivi avvengono al mondo esterno. Sebbene alcune criptovalute siano riuscite di recente ad andare oltre, rendendo criptata una transazione in maniera totale, anche all’interno del sistema stesso. Blockchain è un sistema rivoluzionario che può essere adottato anche in altri campi e in futuro potrebbe stravolgere il sistema economico come oggi lo conosciamo. Di fatto, c’è chi ha reso possibile realizzare tramite Blockchain anche gli smart contract, come il giovane Vitalik Buterin, ideatore della criptovaluta Ethereum.

Come si vede, quindi, Satoshi Nakamoto ha lanciato una idea che negli anni è stata ampliata ed affinata. Ma cerchiamo di capire chi è Satoshi Nakamoto.

Sommario

Satoshi Nakamoto chi è

Chi è Satoshi Nakamoto? E’ lo pseudonimo dietro cui si cela (o secondo alcuni si celano) l’inventore della criptovaluta Bitcoin (quotata con il codice: BTC o XBT). Il termine “Bitcoin” fa riferimento anche al software open source progettato per implementare il protocollo di comunicazione e la rete peer-to-peer che ne risulta. Infatti occorre distinguere tra Bitcoin scritto con l’iniziale maiuscola e bitcoin scritto con quella minuscola. Dato che il primo termine fa riferimento al sistema su cui poggia, il secondo sulle monete digitali.

E’ nel novembre del 2008 che Satoshi Nakamoto pubblica il protocollo Bitcoin su The Cryptography Mailing list sul sito metzdowd.com. Nel 2009 ha distribuito la prima versione del software client, per poi continuare a lavorare sul progetto in via anonima insieme ad altri sviluppatori. Infine, si è ritirato dalla comunità di Bitcoin nel 2010. L’ultimo contatto da parte di Satoshi Nakamoto è stato registrato l’anno seguente, quando ha dichiarato di dedicarsi ad altri progetti e di aver lasciato il Bitcoin nelle “buone mani” di Gavin Andresen.

Come dicevamo nell’incipit, la risposta su chi sia Satoshi Nakamoto è rimasta ancora insoluta. Tant’è che ha dato adito a diverse fantasie. In primis, sul genere: è un maschio o una femmina? Secondo, è una sola persona o dietro questo nome si cela un team di sviluppatori? Volendo tradurre questo pseudonimo dal giapponese, sappiamo che nella lingua nipponica “satoshi” significa “un pensiero chiaro, veloce e saggio”. “Naka” potrebbe significare “medium”, “dentro” o “relazione”. “Moto”, invece, sta per “origine” o “fondamento”. Quindi volendo giocare su queste parole il suo nome potrebbe significare L’origine di un pensiero saggio o qualcosa di simile.

Sono stati anche avanzati dei nomi dietro cui si celerebbe Satoshi Nakamoto. All’inizio si credeva fosse Michael Clear, laureato in crittografia al Trinity College, ma egli ha negato di esserlo. Un altro indiziato è Vili Lehdonvirta, ex sviluppatore di giochi finlandese (ma anche sociologo ed economista). Tuttavia, anche egli ha smentito. Stando a quanto asserisce Adam Penenberg, un professore della New York University, dietro Satoshi Nakamoto ci sarebbero 3 persone: Neal King, Vladimir Oksman e Charles Bry. Penenberg arriva a queste conclusioni basandosi su una ricerca effettuata su Google di alcune frasi particolari del protocollo bitcoin, le quali conducono ad una richiesta di brevetto per l’aggiornamento e la distribuzione delle chiavi di crittografia. Orbene, il brevetto è stato richiesto proprio da quei tre. Sebbene abbiano smentito anch’essi.

Continuando a cercare di rispondere alla domanda: chi è Satoshi Nakamoto? altri indiziati sono: Martii Malmi, uno sviluppatore finlandese, poiché egli si è occupato del Bitcoin sin dagli inizi realizzando pure l’interfaccia utente del sistema; il creatore di MtGox, Jed McCaleb, un americano che ama la cultura giapponese al punto da risiedere nel Paese del “sol levante”; Donal O’Mahony e Michael Peirce, che dal canto loro scrissero un elaborato sui pagamenti digitali nelle piattaforme e-commerce. Nel maggio 2013, Ted Nelson ipotizzò che Nakamoto fosse un matematico giapponese: Shinichi Mochizuki. Quest’ultimo però, come ha riportato in seguito il quotidiano The Age, ha negato di esserlo. Sebbene non sia stata riportata al contempo alcuna fonte per questa negazione.

Ma non finisce qui. Dustin D. Trammell, un ricercatore di sicurezza che lavora in Texas, pure fu sospettato di essere Satoshi Nakamoto. Ma egli ha negato pubblicamente. E dopo Giappone, Australia e Usa, i sospetti su chi fosse il geniale inventore del Bitcoin sono giunti fino in Israele. Nel 2013, due matematici israeliani, Dorit Ron e Adi Shamir, hanno pubblicato un articolo in cui si sosteneva un legame tra Nakamoto e Ross William Ulbricht. Basavano le loro ragioni su un’analisi della rete di transazioni bitcoin, sebbene poi hanno ritirato queste affermazioni.

Insomma, la rivelazione dell’identità di Satoshi Nakamoto somiglia tanto al gioco anni ‘80 “Indovina chi?”. Che, in tanti ricorderanno, consisteva nell’eliminare le caselle degli indiziati in base agli indizi che di volta in volta emergevano (ha gli occhiali, ha la barba, è calvo, è maschio o femmina, ecc.). Ma per ora l’indagine non ha prodotto effetti rilevanti. Sebbene nel dicembre 2015, forse ci siamo andati molto vicini. Come vedremo nel paragrafo seguente.

Satoshi Nakamoto è Craig Steven Wright?

Nel dicembre 2015, stando a quanto riportato da 2 articoli d’inchiesta pubblicati da Wired e Gizmodo, Satoshi Nakamoto sarebbe in realtà Craig Steven Wright, imprenditore australiano. Nel giro di poche ore, sono state effettuate perquisizioni nella casa e nell’ufficio di Wright da parte della polizia federale australiana, senza però trovare elementi di riscontro. Tuttavia, dopo alcuni mesi, il 2 maggio 2016, Craig Steven Wright ha pubblicamente dichiarato di essere Satoshi Nakamoto utilizzando canali autorevoli come aBBC, The Economist e GQ. Per confutare la sua affermazione, ha firmato un messaggio con la chiave di crittografia privata associata alla prima transazione in Bitcoin.

Prima di esultare però, occorre dire che la validazione di questa firma è stata contestata, e non ne è stata dimostrata la validità. Anzi, stando a quanto dicono molti esperti di crittografia, essa si riferisce al secondo blocco e non al primo creato col sistema Bitcoin. Dopo tali accuse, il 4 maggio Wright promette di pubblicare nuove prove che dimostrino la sua identità. Tuttavia il giorno successivo ha cancellato tutti i post sul suo blog e ha pubblicato una nota dal titolo “I’m sorry”, nella quale dichiara che era pronto a pubblicare ulteriori prove ma di non aver avuto il coraggio di farlo. Infine, ha concluso la nota con un “arrivederci”. Ad oggi però non sono giunte buone nuove da parte sua. In effetti, il fatto che fosse un australiano era già di per sé un primo dubbio. L’unica cosa che Nakamoto ha dichiarato è proprio quella di avere origini giapponesi. Almeno che questa non sia un altro modo per sviare le indagini. Anche se, considerando che il grosso delle invenzioni tecnologiche deriva da lì, non stentiamo a crederci.

Il progetto Bitcoin Core ha peraltro rilasciato una dichiarazione su Twitter dove afferma che ad oggi “non esiste alcuna prova crittografica disponibile pubblicamente che qualcuno in particolare sia il creatore di Bitcoin”. Lo sviluppatore di Bitcoin, Jeff Garzik, ha invece sostenuto che le prove fornite da Wright non provino alcunché. Mentre il ricercatore di sicurezza Dan Kaminsky è invece giunto alle conclusioni che l’affermazione di Wright sia stata “disinformazione intenzionale”.

Un altro elemento contro Wright e il suo non essere Satoshi Nakamoto è arrivato nel 2016, quando il London Review of Books pubblicò un articolo dove affermava che l’azienda canadese Trust era coinvolta nelle affermazioni di David Wright. Dunque, per dirla in soldoni, c’erano anche interessi economici affinché si portasse avanti una simil teoria. Del resto, stiamo pur sempre parlando di colui che ha inventato il sistema economico del futuro. Che in realtà è già presente, e oggi ha sfondato quota 7mila dollari in borsa e si appresa ad andare verso i 10mila.

Insomma, il mistero su chi sia Satoshi Nakamoto continua…

Nick Szabo è Satoshi Nakamoto?

Continuando in questo giochino, dobbiamo andare un po’ più indietro, esattamente al 2013. Anno in cui, nel mese di dicembre, il blogger Skye Gray asserì che Satoshi Nakamoto sia Nick Szabo, e per pervenire alle sue conclusioni utilizzò un’analisi stilometrica. Chi è Nick Szabo? Trattasi di un appassionato di criptovalute decentralizzate, il quale ha pubblicato un articolo su “bit gold”, considerato un precursore del bitcoin. Ed è pure noto per essersi interessato all’uso di pseudonimi negli anni ’90. Insomma, uno più uno fa due.

Anzi, una ricerca approfondita dell’autore finanziario Dominic Frisby mette in luce molte prove che lo confermerebbero. Tuttavia, Frisby è poi arrivato ad ammettere che non ci sia alcuna prova che confermi che Satoshi sia Szabo. Come egli ha affermato in una intervista al The Keiser Report, è giunto alla conclusione che sola una persona al mondo ha la cultura e la conoscenza, di Nick Szabo. Ma quest’ultimo pure ha negato di essere Satoshi Nakamoto, tramite una email inviata a Frisby ne 2014. Dove ammette pure di essere ormai abituato ad essere scambiato per Nakamoto. Eppure, Nathaniel Popper ha scritto sul New York Times che le prove più convincenti consistono nel fatto che si tratti di un solitario americano di origine ungherese proprio con il nome di Nick Szabo.

Satoshi Nakamoto sono più persone?

In realtà, c’è chi ritiene che dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto si celino più persone. Come Dan Kaminsky, un esperto di sicurezza che ha studiato per mesi il codice bitcoin. Mentre Laszlo Hanyecz, un ex sviluppatore di bitcoin core che aveva pure scambiato email con Nakamoto, è convinto che il codice sia troppo ben progettato per essere stato scritto da una sola persona.

Satoshi Nakamoto patrimonio

Insomma, quando si parla di Satoshi Nakamoto viene in automatico pensare al titolo dell’opera più nota di Luigi Pirandello: “Uno, nessuno, centomila”. Ma anche ad un film anni ‘90 col grande Kevin Specey (anch’egli finito nel tritacarne delle accuse di molestie sessuali): I soliti sospetti. Non solo per il lungo elenco di sospettati ma anche perché questo genio somiglia tanto a quel Keyser Söze, che tutti temevano ma che poi in realtà non esisteva. Comunque, a prescindere da chi sia, di sicuro Satoshi Nakamoto ha un bel patrimonio. Basta solo dire che Satoshi Nakamoto è stata la prima persona a “minare” il Bitcoin su larga scala. Si pensa che abbia minato un milione di Bitcoin (che corrispondono a circa il 7.5% dell’offerta totale di questa criptomoneta in circolazione), che al prezzo odierno a cui è arrivato il Bitcoin, vale a dire 8200 dollari/BTC, valgono quindi 8.2 miliardi di dollari. Egli o essi ha (o hanno) quindi in mano una larga fetta dei Bitcoin oggi in circolazione, e pare che questi fondi non siano stati ancora spesi.

Ciò pone Satoshi Nakamoto in una posizione dominante, col rischio che possa esercitare pressioni imponenti sul mercato di questa criptovaluta. Quando 26mila bitcoin furono venduti su BitStamp il 6 ottobre del 2014, ci fu un ribasso del Bitcoin di ben un decimo del valore. Quindi, il rischio che una vendita massiccia di BTC potrebbe far crollare il suo valore, è sempre dietro l’angolo.

Se ipoteticamente l’ideatore del Bitcoin dovesse vendere tutto il suo patrimonio, ossia come detto un milione di bitcoin, non solo si avrebbero pesantissime ripercussioni sul mercato di questa criptovaluta, ma in generale sulla ‘fiducia nel mercato’. Motivo? Semplice. Se chi ha inventato una cosa su cui puntano in tanti, finisce per cederla da un momento all’altro, è normale che il resto degli investitori tenderanno a fare altrettanto. Si verificherebbe un effetto choc e chi oggi ha acquistato Bitcoin a 6mila, 7mila e 8mila dollari, si troverebbe tra le mani un bene che ne varrebbe tutt’al più mille. E il mercato ci metterebbe molto tempo per riprendersi.

Satoshi Nakamoto articolo Newsweek

Nel marasma di speculazioni che in questi anni hanno riguardato l’identità di Satoshi Nakamoto, anche la popolare rivista Newsweek ha voluto dire la sua. Tramite un articolo a firma di Leah McGrath Goodman, in data 3 giugno 2014. La rivista, proprio nei giorni dello scandalo Mt-Gox di cui parleremo nel prossimo paragrafo, ha pubblicato un articolo nel quale rivelerebbe chi sia finalmente l’inventore del Bitcoin. Si tratterebbe di un uomo di 64 anni, di origini per metà americane e metà giapponesi. Il cui nome reale è proprio Satoshi Nakamoto. È una persona che ha come hobby quello di collezionare modellini di treni e una carriera avvolta nella segretezza, avendo svolto lavori per le grandi società e l’esercito americano.

Di seguito riportiamo la traduzione in italiano dell’articolo integrale.

Nel Nord America ci sono tanti che si chiamano o si chiamavano in quel modo. Tra cui un designer del marchio dell’abbigliamento maschile Ralph Lauren a New York, e un altro che è morto a Honolulu nel 2008. Ce n’è anche uno su LinkedIn che afferma di essere stato lui ad aver avviato Bitcoin e che ha sede in Giappone. Ma nessuno di questi profili sembra adattarsial suo profilo.

Naturalmente, il Newsweek mantiene in piedi l’ipotesi che “Satoshi Nakamoto” sia uno pseudonimo, ma ciò solleva la domanda sul perché qualcuno che desideri rimanere anonimo scelga un nome così preciso. Che nella realtà esiste e in fondo non è neanche un nome comune. Nell’articolo del giornale viene riportato che è stato solo perlustrando un database che conteneva le schede di registrazione dei cittadini statunitensi naturalizzati, che è apparso un Satoshi Nakamoto il cui profilo e background offrivano una potenziale corrispondenza. Ma solo dopo aver ordinato i suoi dati dagli archivi nazionali e aver condotto molte altre interviste, che un quadro coeso ha cominciato a prendere forma. Il giornalista che ha ottenuto l’intervista, ha affermato di aver ottenuto l’e-mail di Nakamoto attraverso una società da cui acquista i modellini dei trenini.

Nakamoto è il maggiore di tre fratelli che lavorano tutti nel campo dell’ingegneria e della tecnica, si è laureato alla California State Polytechnic University di Pomona, California, con una laurea in fisica. Ma a differenza dei suoi fratelli, la sua tortuosa carriera è molto difficile da rintracciare. Così come è difficile parlare con lui. Non sono bastate tante mail o raggiungere il suo figlio più grande, che nel 2014 aveva 31 anni. Anche il suo più stretto collaboratore, Andersen, parla di un rapporto con lui esclusivamente epistolare. E che Nakamoto raggirava sempre le domande su dove vivesse, che lavoro svolgesse, e altre informazioni sulla sua vita.

Di una cosa però Andersen è certo. Che Satoshi Nakamoto ha ideato il Bitcoin per ragioni politiche, in quanto non gli piace il sistema che abbiamo oggi e ne voleva uno diverso più egualitario. Non gli piaceva l’idea che banche e banchieri si arricchissero solo perché detengono le chiavi del sistema. Certo, che tenere le chiavi ha anche reso i primi investitori sul Bitcoin benestanti oltre misura. Lo stesso Andersen ammette: “Ho fatto un piccolo investimento in Bitcoin ed è abbastanza che ora potrei andare in pensione se volessi. In generale, ho guadagnato circa 800 dollari per ogni centesimo che ho investito. È una follia.” Almeno lo ammette…

La famiglia di Nakamoto lo descrive come estremamente intelligente, lunatico e ossessivamente privato, un uomo di poche parole che scherma le sue telefonate, anonima le sue e-mail e, per la maggior parte della sua vita, si è preoccupato delle due cose per cui Bitcoin è diventato noto: denaro e segretezza.

Satoshi Nakamoto vita privata

Stando ancora a quanto riporta il Newsweek, negli ultimi 40 anni, Satoshi Nakamoto non ha usato il suo nome di nascita nella sua vita quotidiana. All’età di 23 anni, dopo essersi laureato alla California State Polytechnic University, cambiò il suo nome in “Dorian Prentice Satoshi Nakamoto”, secondo i documenti depositati presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti di Los Angeles nel 1973. Da allora, non ha usato il nome Satoshi, ma invece firma il suo nome con “Dorian S. Nakamoto”.

Discendente da Samurai e figlio di un sacerdote buddista, Nakamoto nacque nel luglio del 1949 nella città di Beppu, in Giappone, dove fu allevato povero nella tradizione buddista da sua madre, Akiko. Nel 1959, dopo un divorzio e un nuovo matrimonio, è emigrata in California, portando con sé i suoi tre figli. Ora ha 93 anni e vive con Nakamoto a Temple City.

Nakamoto non andava d’accordo con il suo patrigno, ma la sua attitudine per la matematica e la scienza era evidente sin dalla tenera età, dice Arthur, che osserva anche: “È volubile e ha degli hobby molto bizzarri”. Subito dopo la laurea, Nakamoto è andato a lavorare sulla difesa e le comunicazioni elettroniche per Hughes Aircraft nel sud della California. “Quello era solo l’inizio”, dice Arthur, che ha lavorato anche a Hughes. “È l’unica persona che abbia mai conosciuto per presentarsi a un colloquio di lavoro e dire all’intervistatore che è un idiota – e quindi dimostrarlo.”

Nakamoto ha sei figli. Il primo, un figlio del suo primo matrimonio negli anni ’80, è Eric Nakamoto, un animatore e grafico in 3D in Filadelfia. I suoi cinque figli successivi sono stati con la sua seconda moglie, Grace Mitchell, 56 anni, che vive ad Audubon, New Jersey, e dice di aver incontrato Nakamoto in un mixer della chiesa unitaria a Cherry Hill, New Jersey, a metà degli anni ’80. Ricorda che è arrivato sulla costa orientale dopo aver lasciato Hughes Aircraft, ora parte di Raytheon, a vent’anni e ha lavorato per la Radio Corporation of America a Camden, New Jersey, come ingegnere di sistema.

“Stavamo facendo elettronica e comunicazioni difensive per militari, aerei governativi e navi da guerra, ma è stato classificato e non posso davvero parlarne”, conferma David Micha, presidente della compagnia ora chiamata L-3 Communications. Mitchell dice che suo marito “non ha parlato molto del suo lavoro” e talvolta ha assunto progetti militari indipendenti dalla RCA. Nel 1987, la coppia tornò in California, dove Nakamoto lavorava come ingegnere informatico per aziende di comunicazione e tecnologie nell’area di Los Angeles, tra cui il servizio di informazione finanziaria Quotron Systems Inc., venduto nel 1994 a Reuters e Nortel Networks.

Nakamoto, che è stato licenziato due volte negli anni ’90, secondo Mitchell, è rimasto indietro per mutui e tasse e la loro casa è stata pignorata. Quella esperienza, dice la figlia maggiore di Nakamoto, Ilene Mitchell, 26 anni, potrebbe aver informato l’atteggiamento di suo padre nei confronti delle banche e del governo. Un libertario, Nakamoto ha incoraggiato sua figlia ad essere indipendente, a iniziare la sua attività e “non essere sotto il controllo del governo”, dice. “Era molto diffidente nei confronti del governo, delle tasse e dei responsabili”.

Descrive anche suo padre come un uomo che ha lavorato a tutte le ore, da prima che la famiglia si alzava al mattino fino a tarda notte. “Avrebbe tenuto chiuso il suo ufficio e ci saremmo messi nei guai se avessimo toccato il suo computer”, ricorda. “Esprimeva sempre la politica e gli eventi in corso, amava le nuove e le vecchie tecnologie, costruiva i suoi computer ed era molto orgoglioso di loro”.

Intorno al 2000, Nakamoto e Grace si separarono, sebbene non abbiano mai divorziato. Tornarono nel New Jersey con i loro cinque figli e Nakamoto lavorò come ingegnere informatico per la Federal Aviation Administration nel New Jersey sulla scia degli attacchi dell’11 settembre, facendo lavori di sicurezza e comunicazione, dice Mitchell.

“Era molto segreto”, dice. “Ha lasciato quel lavoro nel 2001 e non credo che abbia avuto un lavoro fisso da allora.”

Quando il contratto della FAA è terminato, Nakamoto si è trasferito a Temple City, dove per il resto del decennio le cose si sono confuse sul tipo di lavoro che ha intrapreso. Da quando Bitcoin è salito alla ribalta c’è stata una caccia al vero Satoshi Nakamoto. Ha agito da solo o stava lavorando per il governo? Bitcoin è stato collegato a tutto, dalla National Security Agency al Fondo Monetario Internazionale.

Eppure, in un mondo in cui quasi tutte le grandi innovazioni della Silicon Valley sembrano esplodere in cause legali su chi ci pensasse prima, nel caso di Bitcoin il fondatore è rimasto chiaramente in silenzio negli ultimi cinque anni. “Potevo vedere mio padre fare qualcosa di brillante e non accettarne l’effetto maggiore”, dice Ilene Mitchell, che lavora per Partnership for Student Achievement a Beaverton, Oregon. “Ma sinceramente non lo vedo sul punto di farlo. la persona normale sarebbe dappertutto, ma non è totalmente una persona normale “.

Il fratello maggiore di Nakamoto, Tokuo Nakamoto, che vive vicino a suo fratello e sua madre, a Duarte, in California, è d’accordo. “È molto meticoloso in quello che fa, ma ha molta paura di tirarsi fuori dai media, quindi dovrai scusarlo”, dice.

Le caratteristiche di Satoshi Nakamoto, il fondatore di Bitcoin, che combaciano con Dorian S. Nakamoto, l’ingegnere informatico, sono numerose. Chi lavora più a stretto contatto con il fondatore di Bitcoin ha notato diverse cose: sembrava essere più vecchio degli altri sviluppatori di Bitcoin. E ha lavorato da solo. “Non sembrava un giovane e sembrava essere influenzato da molte persone nella Silicon Valley”, dice il protetto finlandese di Nakamoto, Martti Malmi. Andresen concorda: “Lo stile di satoshi del codice di scrittura era vecchia scuola: usava cose come la notazione polacca inversa”.

Inoltre, il codice non era sempre molto pulito, un altro segno che Nakamoto non stava lavorando con una squadra che avrebbe ripulito il codice e lo avrebbe semplificato. “Tutti quelli che hanno guardato il suo codice hanno praticamente concluso che si trattava di una singola persona”, afferma Andresen. “Abbiamo riscritto circa il 70 percento del codice sin dall’inizio, non è stato scritto con interfacce gradevoli, era come una grande palla di pelo: era incredibilmente stretto e ben scritto al livello più basso ma dove le funzioni si sono unite potrebbe essere bello disordinato.”

La proposta online del 2008 di Satoshi Nakamoto allude anche alla sua età, con lo strano riferimento allo “spazio su disco” – qualcosa che non è stato un problema dal millennio scorso – e citazioni di ricerca più antiche del lavoro dei contemporanei risalenti al 1957. Il codice Bitcoin si basa su un protocollo di rete che è stato stabilito per decenni. La sua brillantezza non è tanto nel codice stesso, dice Andresen, ma nel design, che unisce le funzioni per raggiungere molteplici obiettivi. La punteggiatura nella proposta è anche coerente con la scrittura di Dorian S. Nakamoto, con doppi spazi dopo i periodi e altre stranezze nel formato.

Nel dibattito tra coloro che sostengono che Nakamoto scrive curiosamente “inglese impeccabile” per un uomo giapponese e coloro che sostengono il contrario, scrivere sotto entrambi i nomi può sterzare selvaggiamente tra maiuscole e minuscole, ortografie e abbreviazioni complete, inglese appropriato e gergo. Nelle sue corrispondenze e scritti, è stato ampiamente notato che Satoshi Nakamoto alterna le ortografie inglesi e americane – e, a seconda del suo pubblico, vira tra verbosità altamente abbreviata e uno stile più formale e lucido. Grace Mitchell dice che suo marito fa lo stesso.

L’uso dell’inglese di Dorian S. Nakamoto, dice, è stato probabilmente influenzato dal suo interesse per tutta la vita nel collezionare treni modello, molti dei quali ha importato dall’Inghilterra come adolescente mentre stava ancora imparando l’inglese.

Mitchell sospetta che l’iniziale interesse di Nakamoto nella creazione di una moneta digitale che potrebbe essere utilizzata in qualsiasi parte del mondo potrebbe derivare dalla sua frustrazione per le tasse bancarie e gli alti tassi di cambio quando stava inviando i cavi internazionali in Inghilterra per acquistare i modellini di treni. “Si lamentava sempre di quello”, dice. “Non direi che scrive inglese impeccabile, prenderà le parole e mescolerà le parole”.

Satoshi Nakamoto oggi

Eric, il figlio maggiore di Nakamoto dal suo primo matrimonio, dice che rimane sconvolto dal fatto che suo padre sia il fondatore di Bitcoin, notando che i messaggi di quest’ultimo sembrano più “concisi” e “raffinati rispetto a quelli di mio padre”.

Forse il parallelo più avvincente tra i due Nakamoto sono le loro abilità professionali e i loro tempi di carriera. Andresen dice che Satoshi Nakamoto gli ha raccontato di quanto tempo gli è occorso per sviluppare Bitcoin – una spanna che ricade perfettamente nel lavoro di Dorian S. Nakamoto a partire dal 2001. “Satoshi ha detto di aver lavorato su Bitcoin per anni prima di lanciarlo” Dice Andresen. “Ho potuto vedere il codice originale che impiegava almeno due anni per scrivere: aveva una rivelazione che aveva risolto qualcosa che nessuno aveva mai risolto prima”.

Satoshi Nakamoto oggi

Continuando nella traduzione dell’articolo del Newsweek, si leggono altre notizie interessanti (ma comunque ancora presunte) sul fondatore del Bitcoin. Il silenzio di tre anni di Satoshi Nakamoto si combina anche con i problemi di salute subiti di Dorian S. Nakamoto negli ultimi anni, dice la sua famiglia. “E ‘stato difficile, perché ha avuto un ictus diversi mesi fa e prima aveva a che fare con il cancro alla prostata”, dice sua moglie, che lavora come infermiere nel New Jersey. “Non ha visto i suoi figli negli ultimi anni.”

Non è stata in grado di convincere Nakamoto a parlare con lei se fosse il fondatore di Bitcoin. Eric Nakamoto dice che suo padre l’ha negato. Tokuo e Arthur Nakamoto credono che il loro fratello lascerà la verità non confermata. “Dorian può essere solo paranoico”, dice Tokuo. “Non riesco a raggiungerlo, non penso che risponderà a una di queste domande alla sua famiglia in modo sincero.”

Naturalmente, niente di tutto ciò pone la più grande domanda di tutti – quella che solo lo stesso Satoshi Nakamoto può rispondere: cosa gli ha impedito di spendere centinaia di milioni di dollari di Bitcoin, che ha raccolto quando ha lanciato la moneta anni fa ? Secondo la sua famiglia, sia lui che loro potevano davvero usare i soldi.

Andresen dice che se Nakamoto è preoccupato di mantenere il suo anonimato, ricorda che la risposta potrebbe essere semplice: non vuole partecipare alla follia dei Bitcoin. “Se esci come leader di Bitcoin, ora devi fare apparizioni e presentazioni e commenti alla stampa e questo non si adattava perfettamente alla personalità di Satoshi”, dice. “Non voleva più comandarlo, era piuttosto intollerante all’incompetenza e ha anche realizzato che il progetto sarebbe andato avanti senza di lui”.

D’altra parte, è possibile che Nakamoto abbia semplicemente perso le chiavi di sicurezza private per sbloccare il suo Bitcoin e incassare le sue ricchezze. Andresen, tuttavia, dice che ne dubita. “Era troppo disciplinato”, dice. Se Nakamoto dovesse mai vendere la sua fortuna Bitcoin, probabilmente avrebbe dovuto farlo in una banca Bitcoin legittima o in uno scambio, il che non solo avrebbe dato via la sua identità ma allertato tutti, dall’IRS all’FBI dei suoi movimenti. Mentre Bitcoin consente ai suoi utenti di condurre transazioni anonime, tutte le transazioni possono essere visualizzate in modo trasparente online – e tutti stanno guardando Bitcoin di Nakamoto per vedere se lo spende, dice Andresen.

Da parte sua, Andresen afferma di essere incline a rispettare l’anonimato di Nakamoto. “Quando i programmatori si riuniscono, non parliamo di chi sia Satoshi Nakamoto”, dice. “Parliamo di come avremmo dovuto investire in più Bitcoin. Voglio dire, siamo curiosi, ma onestamente, non ci interessa davvero”.

Chiamando la possibilità che suo padre potesse essere anche il padre di Bitcoin “sbalordito”, Ilene Mitchell dice che non è sorpresa che suo padre avrebbe scelto di stare al riparo se fosse l’uomo dietro questa impresa, soprattutto perché è attualmente preoccupato per la sua salute .

“È molto diffidente nei confronti delle interferenze governative in generale”, afferma. “Quando ero piccolo, c’era una partita che giocavamo, diceva: ‘Fai finta che le agenzie governative ti seguano’. E vorrei nascondermi nell’armadio. ”

Insomma, l’articolo lancia nuovi interessanti dubbi sulla identità di Satoshi Nakamoto. Ma non dà neppure esso alcuna risposta certa che sia davvero il sessantenne giappo-americano appassionato di trenini.

Bitcoin e lo scandalo Mt-Gox

In realtà, il Bitcoin è una criptovaluta che vive una forte volatilità. Sebbene il suo valore continui ad aumentare e non conosce ostacoli. Un episodio grave è quello che ha coinvolto la società Mt-Gox con sede a Tokyo, collassata nel febbraio 2014 per una falla che avrebbe comportato la sottrazione indebita di quasi 800mila bitcoin. Vale a dire circa mezzo miliardo di dollari. Nel marzo dello stesso anno, è stata la volta della Canadese Flexcoin, che ha denunciato un attacco hacker col quale sarebbero stati rubati bitcoin per un valore di circa 600mila dollari. Nello stesso periodo, si è consumata la morte sospetta a Singapore di Autumn Radtke, 28enne amministratrice delegata del cambiavalute di criptomonete First Meta. La quale si pensa si sia suicidata, ma non mancano dubbi che potesse trattarsi di omicidio.

First Meta, come ha riportato il Financial Times, si era lanciata nel settore di pagamenti digitali nel Sudest asiatico, regione dove i micropagamenti tramite servizi mobili sono in aumento soprattutto proprio grazie al Bitcoin. Singapore sta diventando la nuova Helldorado della moneta digitale, sebbene l’Autorità monetaria della città-Stato stia pensando ad una stretta mediante nuove regole. Un altro Paese della stessa area, il Vietnam, ha invece dichiarato il Bitcoin illegale. Per quella che è una nuova guerra del Vietnam. Ma senza Rambo e disumane atrocità. Bensì, solo tanti interessi economici.

In realtà, lo aveva fatto anche la Thailandia – Paese noto per attirare tanti pensionati italiani che ivi fuggono per fare una vita più dignitosa o quanti cercano “scappatelle” facili – ritornata però sui propri passi. Dopo lo scandalo Mr-Gox, anche i cambiavalute cinesi avevano passato indenni le restrizioni per le banche nazionali di trattare la criptomoneta. Sebbene di recente la Cina abbia vietato le ICO. Lì come noto vige un sistema economico fortemente centralizzato e non sono ammesse furbate e raggiramenti delle leggi vigenti. La spietata regola cinese alla base del capitalismo dipinto di rosso.

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