Sanzioni previste in caso di compensazioni dei crediti inesistenti

La compensazione dei crediti inesistenti comporta delle sanzioni amministrative che sono state recentemente modificate dalla riforma. La sanzione massima, prevista dal 100 al 200 %, risulta applicabile esclusivamente in via residuale quando la violazione non è riscontrabile con le procedure di controllo della dichiarazione dei redditi (in tale eventualità sarà applicata la sanzione ordinaria del 30 per cento).

In particolare il nuovo D. lgs n. 158 del 2015 ha introdotto delle modifiche all’articolo 13 del D. Lgs  471/97, prevedendo un comma apposito per quanto riguarda la disciplina sanzionatoria dell’utilizzo dei crediti inesistenti. Si è inoltre provveduto ad eliminare il comma 18 dell’articolo 27 del Dl 185/2008, che conteneva la disciplina sanzionatoria vigente prima della riforma.

Compensazioni dei crediti inesistenti, le sanzioni

Per quanto riguarda le sanzioni in materia di crediti inesistenti (previsto anche il ravvedimento operoso in alcuni casi) coesistono due discipline diverse, sia sotto il profilo procedurale che sotto l’aspetto sanzionatorio. Per quanto concerne gli avvisi di recupero, dal lato procedurale, il comma 421 della legge n. 311/2004 prevede che in materia di sanzioni, a fronte della sanzione ordinaria del 30 % prevista in forza dell’attività di controllo o liquidazione delle dichiarazioni, sussiste l’aggravante sanzionatoria, rappresentata dal 100 % al 200 %, con la previsione speciale della sanzione massima del 200 % nel caso in cui il credito inesistente sia superiore a 50 mila euro. Naturalmente nel caso in cui sia applicata la sanzione più grave, il termine decadenziale per l’avviso di recupero è il 31 dicembre dell’ottavo anno in cui è stato utilizzato il credito inesistente o non spettante.

compensazione dei crediti inesistenti
Quali sanzioni per la compensazione dei crediti i inesistenti?

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 8/E del 2009 prevede che per tale tipo di disciplina sia possibile escludere l’utilizzo irregolare di crediti inesistenti, come accade nel caso in cui la compensazione avvenga in misura superiore al limite che è stabilito dalla legge. In questa eventualità è infatti possibile la sanzione ordinaria del 30 %, come viene confermato dall’attuale previsione dell’articolo 13 del comma 4 D. Lgs 471/97.

Dal momento dell’entrata in vigore della riforma delle sanzioni amministrative non era chiaro se l’aggravio di sanzioni dovesse essere riferito alla generalità delle fattispecie di compensazioni con crediti inesistenti, comprese quelle che sono state rinvenute dalla mera liquidazione formale della dichiarazione o ancora nel caso in cui si verifichi una artificiosa creazione di crediti di imposta. La circolare n. 18/E/2011 ha affermato che nel caso in cui l’inesistenza del credito sia stata rilevata in sede di controllo formale delle dichiarazioni occorre applicare la sanzione prevista del 30 %. Nel caso in cui si emani un avviso di accertamento la sanzione da applicare dovrebbe invece essere quella che va dal 100 al 200 %.

Con l’introduzione della riforma si chiarisce che il credito viene ritenuto inesistente qualora si riferisca “in relazione al quale manca in tutto o in parte il presupposto costitutivo” e che in ogni caso dovrà trattarsi di inesistenza che non è riscontrabile attraverso controlli formali o con la liquidazione delle dichiarazione.  Al fine dell’applicazione della sanzione dovuta ciò che conta è pertanto la tipologia di violazione considerata sotto il profilo esclusivamente oggettivo (in caso di violazione riconducibile a violazione formale la sanzione è sempre del 30 % e non è mai applicabile il termine lungo di otto anni). La riforma ha inoltre abolito anche l’aggravante del 200 % nel caso in cui siano presenti somme compensate di importo superiore a 50 mila euro.