Salvaguardia ambientale: cos’è e normativa vigente

A partire dagli anni '90 l'uomo si è accorto di dover attuare leggi e comportamenti che rispettino maggiormente la Natura

A partire dal Dopoguerra, l’essere umano ha intensificato oltremodo lo sfruttamento generalizzato delle risorse naturali, mediante nuovi insediamenti industriali e il progressivo aumento di nuclei urbani, a cui va aggiunto l’utilizzo sempre più indiscriminato di agenti chimici e inquinanti. Tutto ciò ha comportato un disfacimento degli equilibri naturali e un processo di inquinamento che ancora oggi sembra irrefrenabile. Si pensi ai fumi tossici immersi nell’aria; all’inquinamento di terreni, mari e falde acquifere; alla riduzione della vegetazione per fare spazio all’agricoltura intensiva o per prelevare legna e altro materiale dagli alberi (il caso più emblematico è la riduzione della Foresta Amazzonica). Il tutto, dunque, per accontentare il (presunto) progresso e il consumismo. Fortunatamente, a partire dagli anni ’90, la comunità internazionale sembra essersi resa conto della necessità sempre più urgente di avviare una strategia globale per raggiungere un vero modello di sviluppo sostenibile. Sforzandosi di approvare leggi e promuovere comportamenti appannaggio della salvaguardia ambientale. Di seguito riportiamo un po’ di storia in merito e la normativa vigente.

Salvaguardia ambientale: come è nata

salvaguardia ambientale
Un’immagine che raffigura la salvaguardia ambientale

Possiamo dire che lo spartiacque per una maggiore consapevolezza in materia di salvaguardia ambientale si è avuto nella conferenza ONU del 1992 di Rio de Janeiro, incentrata sull’ambiente e lo sviluppo, durante la quale si è affermato proprio che per intraprendere un processo di sviluppo sostenibile è necessario modificare i modelli di produzione e di consumo, adottando nuove misure legislative in materia ambientale ed eseguire sistematicamente la procedura della valutazione di impatto ambientale (VIA, della quale parleremo meglio in seguito). In realtà già venti anni prima, la comunità internazionale aveva intuito quale strada intraprendere, mediante la Conferenza di Stoccolma del 1972, sempre promossa dalle Nazioni Unite. Affrontando in quella sede in modo organico il tema della salvaguardia ambientale e dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali, istituendo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP – United Nations Environment Programme), con sede a Nairobi. I Paesi membri dell’Onu si erano impegnati su cinque azioni fondamentali:

  • mantenere sotto controllo la situazione ambientale globale;
  • promuovere l’azione e la cooperazione internazionale;
  • fornire indicazioni e informazioni preventive basate su solide valutazioni scientifiche;
  • facilitare lo sviluppo e l’implementazione di normative standard e della coerenza tra le diverse convenzioni internazionali sull’ambiente;
  • rafforzare i supporti tecnologici e le capacità dei Paesi in base ai loro bisogni e alle loro priorità;

A partire dal triennio 2010-2013 si è avuto un altro passo fondamentale. L’Unep, attraverso la prefigurazione di cinque obiettivi, ha inteso utilizzare la salvaguardia ambientale anche come strumento per combattere la povertà e le disuguaglianze sociali:

  • cambiamenti climatici
  • disastri e conflitti
  • gestione dell’ecosistema
  • governance ambientale
  • sostanze dannose e rifiuti pericolosi
  • sostenibilità della produzione e del consumo delle risorse

D’altronde, il sovra sfruttamento delle risorse ambientali sta provocando e rischia di provocare conflitti sociali e guerre tra Paesi. Il sito specializzato in tematiche ambientali, Tuttogreen, ha fornito un elenco delle possibili guerre che potrebbero presto esplodere per lo sfruttamento dell’acqua.

Cos’è la biodiversità e come tutelarla

biodiversità del suolo
Zolla di terra con vari esseri

Nell’ultimo trentennio è aumentata anche la consapevolezza di difendere la biodiversità. Ossia le specie animali e vegetali esistenti, molte delle quali sono a rischio estinzione. Nel 1988 l’UNEP e l’Organizzazione Mondiale di Meteorologia, hanno istituito l’IPCC, ossia un gruppo di lavoro intergovernativo formato da esperti con il compito di valutare costantemente tutte le informazioni scientifiche, tecniche e socioeconomiche sui cambiamenti climatici. La fauna e la flora che compongono la biodiversità sono minacciate dall’inquinamento dell’aria, delle acque e del suolo, l’eccessivo consumo e la frammentazione del territorio. E’ stata poi istituita una Giornata Mondiale della Biodiversità, il 21 maggio.

Quanto all’Italia, come denuncia l’associazione ambientalista WWF, pur costituendo una delle aree europee più ricche di biodiversità, non si è ancora dotata di una Legge specifica né di una Strategia nazionale per la biodiversità, come invece stabilito dalla Convezione internazionale del 2002. In favore della salvaguardia ambientale, Legambiente aveva presentato alla vigilia delle elezioni politiche del 2008, un “Patto per l’ambiente” che prevedeva una serie di impegni per arrestare i cambiamenti climatici, ridurre il problema dei rifiuti, bloccare il consumo del suolo ecc. Ma anche ciò è rimasta lettera morta.

Salvaguardia ambientale: la normativa dell’Unione europea

normativa ue tutela ambientale
Bandiera Ue col progetto Life

Cosa fa l’Unione europea per la salvaguardia ambientale? Abbastanza, ma forse non molto. Intanto attua il cosiddetto programma di azione per l’ambiente, giunto alla sua settima edizione, dove si prefissa determinati obiettivi. Tra questi, si ricordano:

  • miglioramento dell’applicazione della legislazione vigente;
  • integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche;
  • collaborazione con il mercato;
  • coinvolgimento dei cittadini per modificarne il comportamento;
  • attenzione all’ambiente nelle decisioni in materia di assetto e gestione territoriale;

Gli ultimi due in elenco sono protesti a promuovere un atteggiamento ecosostenibile nei cittadini europei. Quanto alle aree tematiche coinvolte dai programmi, le più importanti sono:

  • inquinamento atmosferico: al fine di proteggere gli ecosistemi dal degrado causato dalla deposizione di azoto e dalle piogge acide;
  • ambiente marino: col doppio fine di proteggere e risanare i mari europei da un lato, e assicurare la correttezza di tutte le attività economiche connesse all’ambiente marino dall’altro;
  • uso sostenibile delle risorse: per migliorare il rendimento delle risorse in tutti i settori consumatori, ridurne l’impatto sull’ambiente e sostituire le risorse troppo inquinanti con soluzioni alternative;
  • prevenzione e riciclaggio dei rifiuti: i rifiuti devono essere considerati non solo una fonte di inquinamento ma anche una potenziale risorsa da sfruttare tramite il riciclaggio e dunque il loro riutilizzo per produrre altri beni o energia;
  • uso sostenibile dei pesticidi: aumentare i controlli affinché l’agricoltura non li utilizzi più o in modo strettamente indispensabile e incoraggiare la conversione verso un’agricoltura sostenibile;
  • protezione del suolo: tramite l’agricoltura biologica, il rimboschimento, la protezione dei terrazzamenti, l’uso di compost certificato;
  • ambiente urbano: quello rivolto alle città, integrando le tematiche ambientali nelle politiche urbane e promuovendo un trasporto urbano che sia sostenibile.

Un passo molto importante per la salvaguardia ambientale fatto in seno all’Unione europea è stata la Direttiva 2004/35/CE, introdotta nell’aprile del 2004, al fine di instaurare un regime comunitario di responsabilità ambientale basato sul principio “chi inquina paga”. In questo modo si è voluto responsabilizzare maggiormente gli operatori che hanno a che fare con determinate sostanze pericolose o potenzialmente tali. Al fine di evitare dannose negligenze. Molto interessante è infine il progetto Smart city, al fine di rendere le città maggiormente a misura d’uomo.

Salvaguardia ambientale: la normativa italiana

dissesto idrogeologico
Una delle tante scene di dissesto idrogeologico in Italia

L’Italia è un Paese che per anni ha attuato scellerate politiche in materia edilizia, almeno fino a inizio anni ’90, quando è stato istituito l’obbligo di un Piano regolatore cui i Comuni e gli operatori del settore devono attenersi. La cementificazione selvaggia dei nostri territori ha provocato una fragilità enorme del nostro territorio, tanto che oltre il 70% dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico. Con alcune Regioni, come la Liguria, che sono state cementificate quasi nella loro interezza. Non a caso, negli ultimi cinque anni ci sono stati ben due gravi alluvioni, che hanno affondato anche il capoluogo Genova. Ma anche in altre regioni italiane basta una pioggia più intensa (si pensi al fenomeno nuovo delle ‘bombe d’acqua’, durante le quali in pochi minuti viene giù pioggia che invece dovrebbe fare in un paio di ore) per provocare frane, allagamenti, esondazione di fiumi.

Un passo importante per la salvaguardia ambientale in Italia è stato fatto con il Governo Prodi II, che ha approvato il decreto legislativo 152/2006, conosciuto anche come Testo Unico Ambientale (TUA), e il decreto legge n. 208 del 30 dicembre 2008 “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”. Il secondo ha l’obiettivo di ridurre la frammentarietà del primo e di rendere più incisiva l’azione dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Il TUA dà altresì maggiori compiti e poteri al Ministero dell’Ambiente, soprattutto in materia di controllo e sanzioni in caso di infrazioni.

Il Testo Unico regolamenta così sei aree:

  • disposizioni comuni, finalità, campo di applicazione;
  • valutazione impatto ambientale, valutazione ambientale strategica, autorizzazione unica;
  • difesa del suolo e tutela e gestione delle acque;
  • rifiuti e bonifiche;
  • tutela dell’aria;
  • danno ambientale;

Cos’è la Via (valutazione impatto ambientale)

valutazione impatto ambientale
La Via

Uno strumento molto importante è la Via, acronimo di valutazione impatto ambientale, istituito dalla Convenzione di Expoo entrata in vigore nel 1997 (ispirata a sua volta dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente e dalla Dichiarazione ministeriale di uno sviluppo durevole nel 1990 in Norvegia). La Via stabilisce “una procedura nazionale finalizzata a valutare il probabile impatto sull’ambiente di un’attività prevista”. Ciò vuol dire che qualsiasi attività economica o edilizia, sarà valutata per l’impatto che avrà su salute e sicurezza, flora, fauna, suolo, aria, acqua, clima, paesaggio e monumenti storici. La Via prevede quattro fasi:

  1. Redazione di uno studio preliminare sul presunto impatto ambientale che l’opera o l’attività avrebbe;
  2. Consultazione delle varie amministrazioni interessate;
  3. Informazione della popolazione;
  4. Autorizzazione alla realizzazione dell’opera;

Quali sono le attività che devono essere sottoposte a Via:

  1. Sempre: Raffinerie, centrali termiche, acciaierie, impianti chimici o per la produzione idroelettrica, ma anche grandi infrastrutture come porti marittimi, autostrade, aeroporti;
  2. Se ricadono in aree protette: Impianti di industrie alimentari o tessili, progetti agricoli di notevoli dimensioni, alberghi, campeggi o villaggi turistici con una superficie superiore a determinati standard;
  3. Progetti di competenza statale finalizzati allo sviluppo e al collaudo di nuovi metodi o di nuovi prodotti e che nono sono utilizzati per più di due anni.

Il funzionamento della Via spetta al Ministero dell’Ambiente, che ha il compito di creare una Commissione Tecnica di verifica dell’impatto ambientale. Tale Commissione, una volta terminata la fase istruttoria mediante la quale esamina la corretta idoneità dell’attività in oggetto per la salvaguardia ambientale, esprimere un provvedimento ampiamente motivato, che deve essere pubblicato sia sulla Gazzetta Ufficiale (della Repubblica o Regionale a seconda della competenza) che sul sito web dell’autorità competente. Così che la cittadinanza possa venirne a conoscenza. La Commissione ha anche compiti di monitoraggio una volta che l’opera o l’attività sia stata eseguita.

Cos’è la Vas (valutazione ambientale strategica)

valutazione ambientale strategica
Oltre alla Via, si valuta anche il Vas

Prima della Via, ai fini di una corretta tutela ambientale troviamo però un altro strumento: la Vas, acronimo di Valutazione ambientale strategica. Essa è stata introdotta nella legislazione europea nel 2001 (Direttiva 2001/42/CE). Anche la Vas viene gestita dalla Commissione Tecnica di verifica dell’impatto ambientale e la sua finalità è quella di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente, sempre analizzando preventivamente tutti gli effetti che potranno ricadere sull’ambiente. Per il funzionamento della VAS, il Ministero dell’ambiente deve lavorare di concerto con quello dei Beni culturali, al fine di redigere una stima attendibile di tutti gli effetti sull’ambiente degli interventi previsti dal piano. Prima di essere approvato tale rapporto deve inoltre essere sottoposto alla consultazione di tutte le autorità ambientali preposte e delle collettività interessate. In questo modo si coinvolgono quanti più attori possibili e le decisioni non sono prese ‘dall’alto’.